giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 20:40
12 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:21

‘Nazione e nazionalismi’, convegno internazionale a Perugia dal 15 al 17 settembre

L'organizzatore Alessandro Campi: «Occasione importante per l’Umbria e per la nostra città, che si confermano terra del dialogo e della pace»

‘Nazione e nazionalismi’, convegno internazionale a Perugia dal 15 al 17 settembre
Il professor Alessandro Campi

Stati che si dividono, implodono e sprofondano nella guerra civile (dalla Libia alla Siria). Nazioni in cerca di uno Stato (dai Curdi ai Palestinesi). Antiche rivalità nazionali che esplodono dopo decenni di pace apparente (i Russi contro gli Ucraini). Nazioni orgogliose delle loro radici etniche (come gli Stati Uniti) e nazioni che temono di essere invase e contaminate da altre culture (come accade per gli Stati europei nei confronti dell’immigrazione). Nazioni antiche gelose della loro secolare identità (come i Persiani e i Greci) e nazionalità recenti se non addirittura inventate a tavolino che faticano a restare unite (come accade in molte realtà africane, dove l’unità nazionale serve solo a nascondere divisione etniche e tribali secolari). Nazioni che aspirano all’indipendenza (la Scozia, la Catalogna, i Baschi) e nazioni che l’hanno faticosamente ottenuta (gli Armeni). Nazioni che rischiano di scomparire o che sono oggetto di persecuzioni (gli Yazidi, i Berberi) e nazioni contese (la Crimea, il Tibet).

Nazione e nazionalismi Quello della nazione e dei nazionalismi sembra il tema del giorno, non foss’altro per le tensioni internazionali legate al ritorno di forme di appartenenza che si ritenevano superate dalla storia e che sempre più sembrano invece orientare le scelte dei governi e dei leader. Caduta l’Unione Sovietica, un forte sentimento nazionale (che spesso sbocca in forme di nazionalismo becero e aggressivo) è ciò che tiene uniti tutti i Paesi che un tempo appartenevano all’Est comunista, a partire dalla Russia di Putin. Ma è nazionalista e patriottica anche la retorica che infiamma il candidato alla Casa Bianca Donald Trump. Senza contare le rivalità nazionali ancora oggi molto forti tra Giappone, Cina e Corea del Sud. Un tema politico, dunque ma anche scientifico, se è vero che sulle origini storiche degli Stati nazionali e sulle basi ideologiche del nazionalismo esiste da sempre una vasta e letteratura. Un convegno organizzato a Perugia per il prossimo 15-17 settembre 2016, al quale parteciperanno un centinaio di studiosi provenienti da tutto il mondo, cercherà ora di fare il punto su queste tematiche con l’idea di capire il peso che ancora oggi rivestono le identità nazionali e per ragionare sulle conseguenze che il ritorno del nazionalismo può determinare nei rapporti culture e sugli equilibri internazionali tra Stati.

Convegno internazionale “Nazione e nazionalismi. Teorie, interpretazioni, sfide attuali” è dunque il titolo dell’incontro organizzato da Alessandro Campi, direttore della “Rivista di Politica” e docente di Scienza Politica e Relazioni internazionali presso l’Università di Perugia, insieme a Stefano De Luca dell’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli e Francesco Tuccari, docente a Torino e direttore del quadrimestrale “Storia del pensiero politico”. L’appuntamento, che si svolgerà presso il Convegno francescano di Monteripido, ha visto anche la collaborazione dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Adisu, dell’Istituto di Politica e dell’editore Rubbettino, con il sostegno del Gruppo Flea di Matteo Minelli.

Campi: «Appuntamento di prima grandezza» «Sarà un seminario residenziale – spiega Campi -. Nell’arco di tre giorni si alterneranno oltre sessanta relatori, provenienti dalle più importanti università italiane e internazionali (da Oxford alla London School of Economics, dalla Sorbona all’università polacca di Rzeszòw, da Cambridge alla Columbia di New York, dall’Università di Barcellona alla Vrije Universiteit di Bruxelles). Ma avremo anche una quarantina di ospiti che interverranno ai lavori come osservatori o discussant. Si tratta di studiosi spesso giovani e appartenenti alle più diverse discipline e specializzazioni: scienza politica, diritto costituzionale, sociologia, storia del pensiero politico, relazioni internazionali, storia contemporanea eccetera. Per la città di Perugia si tratta di un appuntamento culturale di prima grandezza, che conferma la nostra capacità di attrazione. Ma ciò che importa, di là dalle questioni organizzative, è l’argomento che è stato scelto. Delicato, controverso, ma strategico e oggettivamente decisivo. La politica odierna sembra ruotare intorno al tema delle appartenenze nazionali e della nostra capacità a costruire forme di convivenza all’interno delle quali possano pacificamente convivere identità e forme culturali molto diverse tra di loro. L’illusione del passato – aggiunge Campi – è stata quella di sopprimere o superare, considerandole obsolete, le identità nazionali e l’idea stessa di nazione. Il risultato – come si è visto dopo il 1989 – è che le appartenenze negate sono ritornate sulla scena della storia sotto forma di un nazionalismo ancora più aggressivo che nel passato e spesso condito con richiami religiosi. E si sa che religione e nazionalismo possono rappresentare, lo si vede oggi nel mondo islamico, una miscela esplosiva e assai pericolosa».

Europa e nazionalismi Anche l’Europa oggi, secondo Campi, si trova a dovere fare i conti con questo problema. «Il tentativo di costruire l’unità europea – afferma – negando le specificità nazionali che storicamente caratterizzano il continente si è rivelato una pericolosa utopia. L’uscita della Gran Bretagna dalla Ue è stata anche causata dalla paura dei britannici di vedere negate le loro peculiarità storiche e culturali all’interno del super-Stato europeo. Resta allora da capire come in futuro si possa essere europei senza smettere di essere italiani, spagnoli, francesi, lituani o ungheresi. Di questo si parlerà molto durante il convegno, che nasce come appuntamento scientifico, ma che cade in un momento particolarmente delicato per la storia del mondo dal punto di vista storico-politico. E che questo incontro si svolga in Umbria e a Perugia forse non è un caso, ma la conferma della loro vocazione come terra del dialogo e della pacificazione».

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