mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 05:26
20 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:14

Monte Peglia candidato a patrimonio Unesco della biodiversità: «Il nostro è un modello culturale»

Prima presentazione dell'ambizioso progetto: «In un'epoca di disgregazione, noi proponiamo valori alti». Iter complesso: «Necessario fare squadra»

Monte Peglia candidato a patrimonio Unesco della biodiversità: «Il nostro è un modello culturale»
Marsilio Marinelli, Francesco Paola, Giuliano Nalli e Barbara Pilati

di Ivano Porfiri

Non un progetto di tutela qualunque, ma un vero «modello culturale attrattivo in tempi in cui sembra prevalere la disgregazione e la violenza». È una strada lunga e tortuosa, ma anche affascinante, quella scelta dai promotori del riconoscimento MaB Unesco (dove la sigla sta per Men and the Biosphere), il che vorrebbe dire essere inseriti nell’elenco delle “riserve mondiali della biodiversità”. Ne fanno parte l’associazione Monte Peglia per Unesco, come capofila, Umbrò, Arci caccia, Associazione italiana guide escursionistiche, Comune di San Venanzo, Agenzia forestale regionale. Ma alla conferenza stampa di presentazione, nei locali di Umbrò a Perugia, significativa anche la presenza della presidente regionale del Fai (Fondo ambiente italiano) Nives Tei, e di quella della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Catia Mariani.

Riserva dell’umanità A illustrare il progetto, l’avvocato Francesco Paola, presidente dell’associazione capofila. «Quella che vogliamo creare – ha detto – è una riserva dell’umanità e per farlo stiamo mettendo in campo valori costituzionali molto alti. La biodiversità, per noi, non  è contemplazione statica, bensì aggregazione civile. Siamo partiti già da un anno a fari spenti per mettere in piedi un progetto molto complesso, cui stanno partecipando menti di livello nazionale, per aiutarci ad elaborare un dossier che sarà come un libro».

Tre zone concentriche In concreto, l’idea è di creare intorno al Monte Peglia, senza ulteriori vincoli urbanistici, un’area dove esaltare una visione d’insieme basata sullo sviluppo sostenibile. Nella prima mappa elaborata, il territorio è suddiviso in tre zone: “Core area”, “Buffer area” e “Transition area”. L’ultima è quella con gli insediamenti esistenti.

L’iter Tutto è partito un anno fa circa per un’intuizione seguita al riconoscimento dell’ultimo MaB Unesco italiano, l’Appennino tosco-emiliano. «Ci ha ispirato – spiega l’avvocato Paola – per cui abbiamo iniziato a lavorare senza secondi fini e senza soldi pubblici. Grazie al sostegno di chi ci sta dando una mano abbiamo già fatto un percorso esaltante». Ci sono stati tre incontri con il comitato MaB del ministero dell’Ambiente. «Sono molto severi nell’istruttoria, ma la mappa costruita è già considerata una partenza sostenibile», rivela Paola. Il primo step è proprio convincere il governo italiano, che ogni anno porta due progetti a Parigi per la valutazione in sede internazionale. «Sarà essenziale fare squadra – conclude il presidente – dalle istituzioni pubbliche fino ai sostenitori privati. L’importante è condividere una visione e un metodo. Sarà dura, ma se ciò avverrà sarà già una conquista».

Da Arci al Comune A sostegno del progetto sono intervenuti i partner. «Arci e Umbrò – ha esordito Barbara Pilati, responsabile cultura Arci – hanno abbracciato l’iniziativa con entusiasmo. Un’eccellenza del territorio è anche cultura, quindi la sosterremo fino in fondo». Per l’amministratore unico dell’Agenzia forestale regionale, Giuliano Nalli, «uno degli aspetti migliori è che si tratta di una iniziativa partita dal basso. Ambiente e cultura sono beni che non si delocalizzano e che possono anche produrre economia». Il sindaco di San Venanzo, Marsilio Marinelli, è convinto delle opportunità che possono arrivare dal progetto. «Ci crediamo fortemente – ha affermato -. Usciamo da una battaglia politica contro il parco eolico, che avrebbe portato 18 torri in un contesto per il quale tutti noi crediamo che lo sviluppo passi per un’altra strada, cioè sia ecosostenibile. Se ottenessimo il Mab Unesco le attività turistiche e agrituristiche avrebbero un grande giovamento. Intanto, a settembre, a San Venanzo terremo l’iniziativa ‘Architettura e natura’ con l’Università La Sapienza di Roma e quella sarà l’occasione di presentare il progetto alla popolazione».

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