giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:35
2 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:18

Mille firme contro il biodigestore di Casone: «Stop a rilascio permessi e consiglio comunale aperto»

Petizione consegnata al sindaco Mismetti, tutte le richieste di residenti e ambientalisti

Mille firme contro il biodigestore di Casone: «Stop a rilascio permessi e consiglio comunale aperto»
L'attuale impianto di Casone (Foligno)

Mille firme contro il biodigestore di Casone (Foligno). Sono già sul tavolo del sindaco Nando Mismetti le sottoscrizioni apposte da numerosi residenti della zona determinati a stoppare la realizzazione da parte di Asja dell’impianto anaerobico per il trattamento dei rifiuti come già emerso nei giorni scorsi alla prima assemblea convocata dai comitati e dal Wwf.

Mille firme contro il biodigestore di Casone In particolare nel documento si legge: «Il biodigestore è classificato come industria insalubre di prima classe e oltre a risultare vicinissimo ai centri abitati verrà realizzata sopra la falda acquifera affiorante». Nel mirino di ambientalisti e abitanti della zona anche il «mancato confronto; la presenza di colture vicine all’area; i rischi di contaminazione biologica da batteri, muffe e funghi nonché i miasmi conseguenti». Oltre alla richiesta di fermare il rilascio della licenza a costruire, il migliaio di cittadini chiedono anche un consiglio comunale per ridiscutere la costruzione dell’impianto di compostaggio dove, in base ai documenti dell’Ati3, confluiranno circa 50 mila tonnellate annue di rifiuti organici provenienti da Folignate, Spoletino e Valnerina.

L’ente pubblico di ambito diretto da Fausto Galilei e guidato dal sindaco di Spoleto, Fabrizio Cardarelli, nei giorni scorsi ha precisato che l’attuale impianto di compostaggio di Casone, affianco del quale si conta di costruire il nuovo, ha finora accolto 55 mila tonnellate di rifiuti organici.Argomentazioni che non convincono residenti e ambientalisti: «Perché – chiedono – si sta abbandonando la produzione di compost col metodo aerobico dopo ingenti investimenti in favore di una tecnologia controversa? Il comitato – prosegue la nota – non vuole solo un confronto tecnico sul funzionamento del biodigestore anaerobico e sui suoi rischia ma un’analisi sull’impatto che l’impianto avrà nella qualità della vita dei cittadini, sul deprezzamento dei terreni e delle abitazioni, sul traffico pesante per il trasporto dei rifiuti e sul loro stoccaggio in attesa del trattamento, oltre a dati reali sull’attuale utilizzo del biodigestore in funzione e sull’attività programmata da Asja».

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