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19 maggio 2014 Ultimo aggiornamento alle 17:06

«Mi muore sotto le mani», ecco le telefonate per chiedere i soccorsi a Lamberto Sposini

Le registrazioni e le carte finite in tribunale, i legali: «Ritardi ingiustificabili, sarebbe stato soccorso meglio per strada»

«Mi muore sotto le mani», ecco le telefonate per chiedere i soccorsi a Lamberto Sposini
Lamberto Sposini

di Mau. Troc.

Ventotto telefonate al 118 per chiedere soccorsi e 4 ore per l’intervento chirurgico a Lamberto Sposini. Questi i numeri nelle carte dei legali del noto giornalista umbro, validi a convincere i difensori che si sia trattato di «ritardi inspiegabili». A questi numeri si aggiungano i «venticinque minuti circa» per attribuire il codice rosso, e il quadro di un contenzioso teso a individuare eventuali responsabilità sui danni subiti da Sposini a seguito di un ictus prima della trasmissione ‘La vita in diretta‘, è tracciato.

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La ricostruzione e le telefonate I legali spiegano i motivi che hanno fatto maturare la convinzione su come il soccorso si sarebbe potuto e forse dovuto gestire meglio e più in fretta. Cercano di provarlo con quanto emerge anche dalle telefonate tra chi chiedeva i soccorsi e il 118 durante i momenti dell’emergenza. «E’ di fondamentale importanza verificare – scrivono i legali negli atti finiti in tribunale, riguardo ai medici presenti negli studi Rai – come i medici interni dell’azienda (evidentemente ivi preposti per soccorrere tutti coloro che, comunque presenti nei locali Rai, si trovino nella necessità di ricorrere alle cure sanitarie, specialmente in via d’urgenza) – si siano attivati e se abbiano usato la diligenza, la perizia e la prudenza dovuta, secondo scienza e coscienza. Ebbene – continuano – dalla relazione relativa all’intervento prestato dal 118 è emerso che la prima richiesta di soccorso di ambulanza è pervenuta da parte di un privato (evidentemente una persona che doveva assistere al programma ‘La Vita in Diretta’) alle ore 14,11. Stante le vaghe informazioni date, alla chiamata era stata conferita una urgenza relativa (codice giallo). Dalla registrazione delle concitate telefonate che hanno preceduto l’arrivo (alle ore 14,34) dell’ambulanza, si evincono una serie di inequivocabili comportamenti, gravemente censurabili e comportanti la sicura responsabilità professionale dei medici e, in conseguenza, della Rai dalla quale dipendono».

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Codice giallo o codice rosso Continua la ricostruzione dei legali di Sposini lungo le registrazioni delle telefonate al 118 per la richiesta di intervento. «Nel corso della quinta telefonata registrata al 118 – spiegano – (effettuata alle ore 14,31), l’anonima persona che sollecitava l’intervento dell’ambulanza specificava la necessità di un ‘codice rosso’. Ciò significa – scrivono ancora i legali – che durante le numerose precedenti telefonate al 118, il codice rosso non era stato richiesto; vi è da dire, tuttavia, che né la ‘figurante’ che aveva effettuato la prima telefonata registrata, né le altre persone che avevano sollecitato l’arrivo dell’ambulanza, risulta avessero la competenza tecnica necessaria per avanzare una simile richiesta».

Il medico al telefono Nell’intento di chiarire i tempi occorsi per avere cognizione di quanto stesse accadendo a Sposini i legali prendono in esame la settima telefonata, quella con cui si entra in contatto con un medico. «Nel corso della settima telefonata registrata (effettuata alle ore 14,32) la donna che aveva chiamato testualmente specificava: ‘c’è qui il medico c’è qui è arrivato il medico della Rai gli sta dando l’ossigeno'; dopo di ciò, domandava all’operatore del 118: ‘…Le passo il medico?’. Solo a questo punto – scrivono i legali – in quanto sollecitato a parlare con l’operatore del 118, che chiedeva più dettagliate informazioni sullo stato del paziente, sopraggiungeva al telefono il medico, il quale testualmente riferiva: ‘E niente credo sia un infarto si deve sbrigare vi dovete sbrigarvi c’è bava alla bocca quindi è pericolosissimo ….. forse non mi sono spiegato è un infarto ..… è urgenza assoluta è sennò mi muore qua sotto le mani .…’. Ciò significa – sono le deduzioni dei difensori di Sposini – che solo dopo circa mezz’ora dal malore il dott. (omissis) si era finalmente reso conto dell’estrema gravità della situazione, evidentemente rettificando la sua prima diagnosi di ‘congestione’ con un ‘infarto’».

Urgenza, ‘mi muore qua sotto le mani’ I legali sottolineano come l’assoluta urgenza sia emersa soltanto a seguito della richiesta dell’operatore del 118. La diagnosi era evidentemente comunque errata, ma – quanto meno – il dott. (omissis) aveva finalmente capito che il dott. Sposini poteva morire ‘sotto le (sue ) mani’. Ciò significa – scrivono ancora i legali nella loro ricostruzione – che solo perché richiesto dall’operatore del 118, il dott. (omissis) aveva spiegato l’assoluta urgenza della situazione, laddove sarebbe stato assolutamente necessario effettuare simile allarmata telefonata (al di là della diagnosi errata) immediatamente; così come immediatamente il medico della Rai intervenuto avrebbe dovuto interloquire con il collega del 118 affinché l’organizzazione del soccorso potesse svolgersi nel modo più rapido e competente possibile».

Il sospetto ictus arriva alle 14.39 E’ la quindicesima telefonata quando, secondo la ricostruzione dei legali che riprendono le registrazioni delle telefonate, ci si sarebbe accorti che si poteva trattare di ictus. «Solo nel corso della quindicesima telefonata – scrivono ancora i legali – intervenuta alle ore 14,39, tra il personale dell’ambulanza e quello dell’automedica, il sanitario a bordo di quest’ultima (senza aver visto – e tanto meno visitato – il dott. Sposini!) diagnosticava un ‘sospetto ictus’. Ciò significa che, semplicemente raccogliendo le vaghe, concitate ed atecniche informazioni ricevute via via telefonicamente, il sanitario dell’automedica aveva potuto ben comprendere che il malore del dott. Sposini derivava da una lesione cerebrale, dovuta forse all’ostruzione di un vaso, e dunque ad un ictus (in realtà si trattava purtroppo della rottura del vaso, con conseguente emorragia cerebrale). Ciò conferma l’assoluta inescusabile superficialità ed imperizia con cui il dott. (omissis) prima, e la dott.ssa (omissis), subito dopo, hanno diagnosticato la malattia ed in conseguenza organizzato il soccorso».

Il colloquio tra il 118 e una donna «Nel corso della diciassettesima telefonata di sollecito – emerge dalle carte della difesa Sposini – (effettuata alle ore 14,42) l’operatore del 118 chiedeva in quali condizioni si trovasse il paziente». Ecco la trascrizione di parte del colloquio a cui hanno partecipato anche altre due persone presenti nella sede della Rai.
«Operatore 118: sta respirando?
Donna: no questo non glielo so dire .…
Operatore 118: e signora è importante però
Donna: sta male e lo so ha ragione signora
Operatore 118: allora io voglio capire se è un semplice svenimento oppure qualcosa di più
Donna: no non è qualcosa di più è qualcosa di più
Operatore 118: allora
Donna: chiamatemi (omissis) che parlava con il medico che sono al telefono con una persona che vuole sapere le condizioni
Operatore 118: quindi c’è un medico sul posto
Donna: noi abbiamo il nostro medico aziendale
Operatore 118: ecco allora signora
Donna: non è un medico è un infermiere
Operatore 118: va bene comunque è meglio di niente
Donna: si meglio di niente no ma però voglio capì questa ambulanza l’abbiamo chiamata 20 minuti fa
(omissis)
Operatore 118: lo so signora se lei mi passa l’ infermiere che è sul posto riusciamo a ragionare meglio
(omissis)
Donna: io non sono vicino alla persona che sta male
(omissis)

2° Donna: buonasera mi scusi è urgentissimo lui sta male
(omissis)
Uomo: io sono…  (l’uomo al telefono si qualifica come dirigente Rai Uno)
(omissis)
Operatore 118: io voglio capire qual è la situazione in questo momento come sta il paziente
Uomo: il paziente non è cosciente
(omissis)
Uomo: ci sono due medici ci sono due medici
Operatore 118: a me mi hanno detto che c’è un infermiere non un medico
Uomo: allora ascolti bene ascolti bene ci sono due medici di via Teulada della Rai
Operatore 118: c’è un medico o un infermiere? A me prima la signora mi ha detto che non è un medico ma un infermiere
Uomo: è arrivato un secondo è arrivato un secondo medico
Operatore 118: un secondo quindi il primo è medico
Uomo: che lo sta assistendo
Operatore 118: lo sta assistendo è possibile parlare con questo medico che così ci faccio parlare con il nostro di medico e riusciamo a capire realmente che cosa ha
Uomo : il medico è allo studio io la sto chiamando dalla redazione …..»

L’altra telefonata Ma c’è ancora un colloquio che la difesa Sposini considera chiave nell’individuazione di quelle che ritengono essere «gravi responsabilità» e riguarda la ventottesima telefonata «registrata alle ore 14,47» tra un operatore del 118 e «una persona qualificatasi come ‘collega’». Ecco il colloquio riportato negli atti.
«Uomo: Senti mi ha chiamato una persona mio amico che sta a via Teulada 66 che è un oper ..…
Operatore 118: sì sì è partita l’ambulanza
Uomo: è perché (omissis) è un sospetto ictus (omissis)
Operatore 118: ma dove l’hanno visto che è un sospetto ictus scusa? Che a noi non ci è arrivata manco n’informazione (omissis) c’è un medico sul posto col quale nessuno de noi è riuscito a parlà per cui è inutile che chiacchierano tanto (omissis) cioè da qua tutti quelli che hanno chiamato nessuno era il medico (omissis)».

«Generico e inutile soccorso» Secondo i legali quest’ultima telefonata «conferma» che «i medici dell’azienda Rai non hanno inizialmente compreso la gravità della situazione, nonostante i chiari sintomi manifestati dal dott. Sposini; quando, dopo circa mezz’ora dall’evento – si legge ancora negli atti -, hanno intuito che le condizioni del dott. Sposini erano disperate, hanno comunque sbagliato la diagnosi, tanto da non indicare agli operatori sopraggiunti con l’ambulanza di recarsi presso una struttura dotata di reparto neurologico; non hanno comunque prestato i soccorsi necessari, limitandosi a compiere un generico ed inutile soccorso; non hanno immediatamente e personalmente interloquito con gli operatori del 118, affinché si attivasse un soccorso più rapido (codice rosso immediato, e non dopo circa 25 minuti dall’evento) e con a bordo il personale medico di competenza, in modo che il trasporto fosse effettuato con urgenza assoluta e presso un ospedale adeguatamente attrezzato per lo specifico soccorso richiesto».

«Ritardo ingiustificabile» «Tutto ciò ha comportato che – scrivono i legali – il dott. Sposini sia stato finalmente trasportato presso una struttura ospedaliera tecnicamente in grado di intervenire per limitare le conseguenze della emorragia cerebrale con un ritardo assolutamente ingiustificabile. Il paradosso è che, nonostante l’insorgenza del malore sia avvenuta all’interno di uno stabile situato al centro di Roma e – soprattutto – dotato di un presidio sanitario, il dott. Sposini sarebbe stato meglio soccorso se l’evento lo avesse colpito per la strada. Il dato oggettivo è che ben due medici hanno potuto visitare il paziente nell’imminenza dell’evento e che perciò limitare al massimo le conseguenze dell’emorragia, trovandosi il dott. Sposini al centro di Roma, ove esistono strutture d’eccellenza e professionisti massimamente qualificati, in grado dunque di intervenire con gli strumenti e con le competenze dovute, era non solo possibile, ma doveroso. Ma ciò, come i fatti dimostrano, non è stato».

«4 ore per l’intervento» «Nella relazione medico legale prodotta da parte ricorrente – spiega la difesa Sposini -, si legge infatti come nei casi di emorragia cerebrale sia essenziale intervenire con la massima sollecitudine, tanto più che ‘tra l’emorragia che scatena gli eventi e la stabilizzazione del quadro decorre un intervallo critico nel quale il sanguinamento progredisce’. Nel caso di specie, ‘le prime esitazioni e ritardi – quelle che scandiscono la sequenza temporale tra l’esordio dei sintomi e il primo atto medico – sono state certamente determinanti e condizionanti. Non si può neppure immaginare quanto migliore sarebbe stato il risultato di una operazione chirurgica se questa, invece di essere eseguita dopo ben quattro ore, fosse stata eseguita nella prima ora …’ L’operato del personale medico e la stessa organizzazione dei soccorsi disponibile ed effettivamente dispiegati sul luogo di lavoro nell’immediato periodo che seguì all’esordio clinico furono gravemente manchevoli. I sintomi iniziali erano chiarissimi e pertanto Lamberto Sposini poteva e doveva essere soccorso subito e subito trasportato in un ospedale che fosse in grado di allestire e subito eseguire l’intervento neurochirurgico che era necessario… L’intera organizzazione dei soccorsi disponibili sul luogo di lavoro – concludono i legali nella relazione – era manchevole ed inadeguata rispetto a qualsiasi evento acuto anche di altro genere. Una tale situazione organizzativa può agevolmente essere considerata nel suo intero complesso inadempiente… L’invalidità permanente che ne è scaturita è globale».

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