lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 09:02
17 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:40

Mense, su plastica e controlli battaglia Comune-genitori. Ateneo: «Appalto non è unica soluzione»

In commissione Controllo e garanzia arriva la relazione dell'Amministrazione: «Pronta la Carta dei servizi». Mercoledì alla sala dei Notari il Consiglio grande

Mense, su plastica e controlli battaglia Comune-genitori. Ateneo: «Appalto non è unica soluzione»
Una mensa scolastica

di D.B.

Sui tavoli delle mense scolastiche cittadine è ancora battaglia tra amministrazione comunale e genitori. A poche ore dal Consiglio grande di mercoledì (l’appuntamento è alle 16 alla sala dei Notari, dove prenderanno la parola assessori, cittadini e genitori e al momento sono già una cinquantina gli iscritti), martedì in commissione Controllo e garanzia si è parlato della richiesta di attivazione della commissione, fatta dal capogruppo del M5S Cristina Rosetti, sulla mancata applicazione della delibera consiliare sulla refezione scolastica. Una seduta alla quale hanno partecipato anche l’avvocato Alessandra Bircolotti per i genitori e il professor Ponti, dell’Università di Perugia, che ha illustrato una relazione sull’attuale sistema.

La relazione Prima però ai presenti è stata consegnata la relazione redatta dal dirigente comunale Pierluigi Zampolini, che fa il punto sulla situazione con un documento in cui si fissano una serie di punti, in primis quello sulla Carta dei servizi, che sarà mostrata ai genitori proprio martedì. «Rispettate in pieno» poi, secondo la relazione, le linee guida sulla ristorazione scolastica mentre riguardo ai controlli in tutto sono stati 46, che hanno sì coinvolto i genitori ma che non sono stati fatti a sorpresa. Controlli, svolti in tutte le cucine, che hanno riguardato pulizia, personale, prodotti e anche le porzioni ma, fatto contestato dai genitori e da alcuni consiglieri, senza usare la bilancia. Alla fine, assicura Zampolini, i verbali sono stati firmati da comune, genitori, maestre e ditta. I compiti, spiega il dirigente, sono stati fatti anche riguardo al monitoraggio e relativamente all’uso della plastica, «questa non viene più usata»: 2.286 bambini, secondo i numeri del Comune, mangiano su piatti di ceramica e i restanti 1.836 su piatti di cellulosa.

I genitori Nel complesso una relazione che non ha convinto Bircolotti sotto vari aspetti, a partire da quella Carta dei servizi che andava redatta fin dall’avvio della nuova fase per finire alla verifica delle porzioni, fatta senza bilancia e che «spesso non viene compiuta al momento del controllo in contraddittorio con gestore e genitori, ma rinviata a un momento successivo di cui nulla è dato sapere. Al contrario, a seguito di accessi, l’Asl ha potuto verificare che in diversi casi le grammature risultano inferiori a quanto previsto nei menù. Ciò dovrebbe comportare l’applicazione in capo al gestore di sanzioni che, a oggi, non risultano mai comminate». Nessuna sanzione neanche per episodi in cui i Nas hanno notato la presenza di pane e yogurt con muffa oltre a pesce con spine. Contestati (oltre alla festa di Natale mai fatta e alla mancata realizzazione di 17 progetti annunciati) anche i verbali di verifica in cui ci sono «discrepanze rispetto a quanto accertato, tanto è vero – dice Bircolotti – che i rappresentanti dei comitati si sono rifiutati più volte di controfirmarli».

Università Secondo i genitori poi la plastica continua a essere usata ad esempio al Tiglio dato che «non vi sarebbe il personale sufficiente per lavare i piatti in ceramica». Inoltre il monitoraggio appare «falsato» poiché molte segnalazioni arrivano solo al gestore e non al Comune; «dunque il controllato – dice Bircolotti – diventa anche controllore». Un Comune «determinante» secondo l’analisi effettuata dall’Università; un’analisi che illustra le possibili soluzioni per la refezione scolastica. Il professor Ponti ha parlato di un «appalto complesso nell’ambito del quale si può far valere solo quanto contenuto nel capitolato e disciplinare». Contratti «rigidi» dove molti fattori emergono solo a rapporto in corso e dove il privato, per sua natura, «ha come principale interesse il profitto».

Altre soluzioni Secondo l’Ateneo il sistema che precedeva quello attuale presentava delle carenze dal punto di visto normativo, colmato però dal nuovo Codice dei contratti «facendo così riemergere – ha detto – la bontà di quel tipo di servizio». Insomma, le norme offrono una serie di opportunità (non solo l’appalto dunque) «in primis quella della sussidiarietà orizzontale. Proprio in considerazione di tale principio – ha detto – appare determinante consentire ai cittadini, nella specie i genitori, di partecipare attivamente al servizio. L’appalto non è l’unica soluzione possibile». Secondo il docente poi serve una sede stabile dove Comune, genitori e tutti gli altri soggetti coinvolti possano parlarsi. Nel corso del lungo dibattito Sorcini (FI) ha sottolineato la necessità che i controlli siano a sorpresa mentre il collega di partito Tracchegiani invita ad aspettare la fine dell’anno per tirare le somme.

Il dibattito Per il socialista Arcudi però non si può aspettare troppo: «Servono a breve i dati – ha detto – così da poter intervenire tempestivamente ma una questione così importante per la città credo non possa essere delegata ad un assessore che, nell’ultimo anno, si è rilevato inadatto. Deve essere il consiglio comunale a dare un indirizzo». Vezzosi, Pd, si è concentrata invece sulla relazione «scomposta e frammentaria» di Zampolini e su capitolato e disciplinare, «atti generici e pieni di lacune. In vista del nuovo anno servono modifiche». «In discussione – ha detto poi Rosetti – c’è un servizio strategico e dalla relazione del dirigente, emerge che sono state commesse alcune violazioni rispetto a quanto previsto nell’appalto e nell’offerta di gara». Dopo il dibattito, la commissione ha deciso di fissare una nuova seduta nel corso della quale ascoltare i soggetti assenti martedì.

Twitter @DanieleBovi

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