domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 21:06
26 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:26

Mense di Perugia, le imprese replicano alle accuse: «Episodi isolati senza ripercussioni sugli utenti»

L'Ati risponde a tutte le contestazioni: «Subiti 200 controlli, mai rilevate difformità meritevoli di sanzioni. La giustizia faccia velocemente il suo corso. Pronti a tutelare la nostra immagine»

Mense di Perugia, le imprese replicano alle accuse: «Episodi isolati senza ripercussioni sugli utenti»
I vertici di All Foods a palazzo dei Priori

«Alcuni isolati episodi, (tutti da verificare) che non hanno avuto ripercussioni dirette sugli utenti, e soprattutto sulla capacità di soggetti altamente professionali – non solo per dimensione e referenze nazionali – non possono gettare ombre su un servizio altamente complesso e gestito al massimo livello di qualità, al miglior prezzo registrato negli ultimi anni come dimostrano tra l’altro i dati sulla soddisfazione del cliente, raccolti tramite questionari distribuiti nelle scuole». È l’Ati (associazione temporanea di imprese) costituita da All Foods, Cir Food, Elior e Consorzio Abn che gestisce le mense scolastiche a Perugia a prendere carta e penna e a pubblicare, su spazi pubblici di affissione, una serie di puntualizzazioni sulla vicenda che vede, da un lato, indagare la Procura sulla base di diversi esposti presentati da comitati di genitori, e dall’altra la decisione del Comune di bandire una nuova gara senza ulteriori proroghe annuali.

MENSE PERUGIA: TUTTO SUL CASO

Allarmismi ingiustificati L’Ati prende la parola «perché sentiamo l’urgenza e il dovere di smorzare allarmismi del tutto ingiustificati, nel rispetto dei cittadini e degli utenti di un servizio, quello della refezione scolastica, fondamentale e delicato per la garanzia del diritto allo studio e della crescita di migliaia di ragazzi e ragazze. Lo facciamo altresì nel rispetto dei nostri operatori (circa 200) e dei nostri fornitori in gran parte locali che quotidianamente ci mettono il loro impegno, la loro passione e la loro comprovata professionalità». Il raggruppamento di imprese rivendica «una pluriennale esperienza in campo nazionale nella gestione di milioni di pasti» che consente di «conoscere e avere ben chiaro quale comportamento tenere nel caso si riscontrino delle non conformità», che «oltre ad essere previste, sono definite nei nostri standard di lavoro».

I numeri Durante l’anno scolastico appena concluso, l’Ati precisa di aver «servito 800 mila pasti e subito ben 200 controlli da vari organi competenti: in nessun caso sono state rilevate difformità meritevoli di sanzioni». Nell’ultimo anno, viene sottolineato, «abbiamo acquistato 38 prodotti biologici, 54 di filiera umbra, 16 di origine protetta per un totale di 256 tonnellate di derrate alimentari di comprovata qualità e certificate da primarie aziende locali e nazionali. Questa mole di prodotti è tutta rintracciabile nei documenti di trasporto e nelle schede tecniche che conserviamo nelle nostre sedi, accessibili a chiunque e quindi a disposizione anche attraverso il nostro portale www.cresciamoinsieme.net». Vengono diffusi anche i dati sui 1.413 questionari distribuiti nei mesi di maggio e giugno, su un campione di oltre un terzo del totale, in cui «l’86% sul menù invernale e il 90% su quello estivo hanno espresso il proprio gradimento».

Replica a tutte le accuse Quindi le risposte alle accuse. Sulla somministrazione di cibi pericolosi perché ritenuti non conformi: «Nessun utente ha mai consumato, neppure per una volta, nel corso dell’intero anno scolastico, un solo pasto o prodotto che non fosse pienamente rispondente agli standard qualitativi previsti». Sulla conservazione e somministrazione di cibi con batteri: «Non abbiamo mai conservato né somministrato in nessuna delle cucine di nostra competenza prosciutto cotto o frittate con batteri. In qualche caso a inizio anno, abbiamo rilevato muffa negli yogurt e nel pane imbustato (trattasi di prodotti sigillati confezionati all’origine e non oggetto di nostra manipolazione) proveniente da primarie aziende umbre. In tutti questi casi abbiamo immediatamente rispedito il prodotto al mittente e quindi mai somministrato agli utenti. Nei rarissimi casi (e sottolineiamo, statisticamente fisiologici in tutte le modalità di gestione), in cui i fornitori hanno consegnato nelle cucine prodotti ritenuti non conformi, in virtù delle nostre procedure siamo certi che questi non sono stati consumati dalle ragazze e dai ragazzi». Sulla somministrazione di pesce con presenza di lische e pollo con residui ossei: «Sottolineiamo che il coscio di pollo (bio), ha inevitabilmente delle formazioni ossee; così come le tipologie di pesce previste nel contratto, fornite da primaria azienda leader nazionale, oltre ad essere di ottima qualità certificata non vengono garantite al 100 per cento senza spine, da nessun fornitore alimentare conosciuto. È soprattutto grazie all’impegno e alla professionalità delle nostre collaboratrici che la sua somministrazione e il suo consumo non ha mai arrecato problemi agli studenti». Sul mancato rispetto nella somministrazione delle quantità previste: «I nostri pasti vengono serviti in multiporzione e a loro volta porzionati da operatrici in loco a mano; garantiamo che le quantità complessive fornite per ogni refettorio sono sempre state quelle previste dal capitolato, se non maggiori». Rispetto alle accuse nei confronti dell’amministratore delegato della All Foods, l’Ati osserva che «non vi è stata alcuna falsa dichiarazione né omessa dichiarazione come attestato anche da un pronunciamento dell’Autorità anticorruzione (Anac). È assolutamente falso affermare come abbiamo letto, che il Comune di Pomezia abbia risolto il contratto con la All Foods, tanto più per cattiva gestione del servizio».

Partite di altra natura L’Ati, alla luce dell’importanza del tema della sana e corretta alimentazione, chiede che «ognuno faccia il suo mestiere nel modo più onesto e scevro possibile da qualsiasi altro obiettivo se non quello della tutela della salute dei ragazzi e delle ragazze. Troppo spesso – viene rimarcato – abbiamo visto che su di loro si giocano partite di altra natura, che perseguono obiettivi di corto respiro o di ricerca immediata di consenso agitando paure e allarmi. Ci permettiamo di avvertire sommessamente che sulla fiducia nelle istituzioni, sui temi della crescita sana e della prevenzioni di patologie come il diabete, l’obesità, il sovrappeso, ben note ai nostri territori, non si scherza».

Giustizia faccia il suo corso Dopo aver rivendicato come «questa Ati ha fatto della collaborazione, della trasparenza e della partecipazione un modo di operare», le aziende concludono affermando che «gli eventuali reati verranno discussi e accertati nelle sedi deputate, e per questo l’inchiesta della magistratura farà – auspichiamo velocemente – il suo corso. Tuteleremo la nostra reputazione e il nostro lavoro soprattutto in nome di tutti coloro che ruotano intorno alle nostre organizzazioni: in primis i nostri collaboratori, soprattutto donne, che a livello nazionale sono 31.500 e, nella sola Umbria, 2.300, a cui vanno aggiunti i centinaia di lavoratori dei tanti fornitori locali».

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