SPECIALE FESTIVAL DI SPOLETO | 08 lug 2016

«Menotti ha trasformato Spoleto in un sogno: il 7 luglio è festa per appartenenza non per nostalgia»

Emili e Corrias: «Si veniva al Due Mondi per vedere spettacoli che nessun altro proponeva»

«Menotti ha trasformato Spoleto in un sogno: il 7 luglio è festa per appartenenza non per nostalgia»

di Giampaolo Emili e Francesco Corrias*

Osserviamo sempre con curiosità mista a stupore, non disgiunte talvolta da ironico disaccordo, come la ricorrenza del compleanno di Gian Carlo Menotti coincida ogni anno con le esternazioni più impensate e curiose: chi giura che in realtà Menotti non abbia mai amato gli spoletini (quindi non sarebbe solo questione degli ultimi anni) e chi è pronto a spergiurare che il Maestro sia stato un nonno premuroso, chi dice non amasse la cucina nostrana e chi avesse fatto fuori ogni leccornia, quindi tutti i propri collaboratori.

Ok a iniziative per celebrare il Maestro
Rispunta il video con gli sketch di Menotti 

E spesso la confusione tra le tare del figlio e le debolezze del padre accomunati dall’unico cognome si confondono nelle menti dei narratori. Ognuno ha il suo pezzetto di Gian Carlo Menotti da voler appiccicare e postare, frutto di una frequentazione personale maturata e spergiurata in un momento privato vattelappesca. Noi, che non abbiamo mai voluto celebrare un culto personale e che tanto meno siamo depositari di un Menotti più originale degli altri, registriamo con curiosità le mille narrazioni. Menotti, da come ricordiamo istrionico e camaleontico, in realtà è stato tutto questo: il tutto e il suo contrario, anche con animo divertito. Spiazzante. Chi era Gian Carlo Menotti? Prossima domanda. Cosa ha fatto? Nessun dubbio: il musicista prima, il Festival dei Due Mondi dopo.

Ma la cosa più bislacca di tutte è stata la dichiarazione rilasciata da Giorgio Ferrara, cioè da colui dovrebbe baciare il terreno sul quale cammina per avere ereditato un marchio ed un credito che, ad onta di ogni difficoltà vera o presunta, naviga da solo. Ovviamente un plauso al recente festival per la promozione, che è bellissima ed efficientissima. Per il resto noi abbiamo le nostre idee su come ideare IL Festival. Che quello di Ferrara sia un Festival nuovo non v’è dubbio. E non v’è dubbio che un Direttore Artistico abbia il diritto/dovere di imprimervi il proprio marchio. A patto che “nuovo” non abbia connotazione positiva “tout court”, perché è così che ci pare venga utilizzato.

Come contribuenti e spettatori, abbiamo anche noi il diritto di esprimere le nostre idee. E riteniamo che pur in presenza di spettacoli d’eccellenza (spesso prodotti in modalità seriale) oggi non si giustifichi più il pellegrinaggio a Spoleto per trovare spettacoli che non si vedono in nessun’altra parte del mondo. Nello spirito del Festival che abbiamo vissuto il grande nome non faceva parte del biglietto, spesso aveva il desiderio di lavorare a Spoleto gratis: il più delle volte, il nome diveniva grande a seguito del Festival. Ma questa è un’altra storia e difendiamo la libertà di operare anche quando non la condividiamo: quello attuale è un Festival nuovo, ci è stato detto, che nasce da presupposti e con obiettivi diversi.

Menotti, con tutti i suoi vizi e vezzi, va ricordato e va mostrata eterna riconoscenza perché se un festival come l’attuale si fosse fatto in un altro sito e con diverso nome, beh, hai voglia a fare promozione. E va ricordato durante e dal Festival, perché uno dei vezzi dell’uomo è stato quello di aver scelto la data perché dentro vi era il proprio compleanno. E che vogliamo farci, se non prenderne atto. E’ compito di Ferrara, anche se non solo suo, ricordarlo, perché lui gli è debitore al pari di Spoleto (che per l’attuale Direzione invece ci pare a lume di naso non mostri particolare predilezione).

Ma non lo dicono due sciocconi indigeni, quanto la realtà delle cose. Un esempio? Se il Direttore Artistico non fosse così disattento si sarebbe accorto ad esempio che è da tutta la settimana che Radio Rai 3 dedica ogni giorno alle 13.00 una trasmissione alla Gatta Cenerentola di De Simone a 40 anni dal debutto a Spoleto, voluta fortemente da Romolo Valli negli storico Festival di Menotti 1976: il nome di Spoleto è sempre sugli scudi per gli ascoltatori. Quarant’anni dopo si ricordano i Festival degli anni Settanta. Quaranta. Chi gestisce oggi il Festival dovrebbe trarne vantaggio, non allontanarlo perché, come si dice, “chi non è contro di noi, è per noi”. Accadrà che qualcuno ricordi i Festival di questi anni? Facciamo forti auguri. Quel che è certo è che Spoleto stessa e il fascino di una storia lunga quasi sessant’anni svolgono un ruolo non marginale nello spingere a fare un salto al Festival.

Ma v’è una cosa ancora più bislacca? Certo, gli spoletini non mostrano affezione alla figura di Menotti secondo le parole di Giorgio Ferrara (a proposito, non abbiamo notizie circa la pubblicazione degli atti sul convegno da Lei organizzato nel 2011 sulla figura del Maestro. Può darne conto?). Ma questa cosa qui, chi l’ha detta al direttore atistico? Gli spoletini forse non amano la patacca appiccicata quando “si deve fare per forza”. Gli spoletini amano il cuore. Come Anno Menottiano abbiamo organizzato esattamente 5 anni fa il concerto commemorativo in piazza del Duomo con Mercurio & co. e i ragazzi di JuniOrchestra: ancora lo si ricorda come “l’ultimo dei concerti in piazza” (sic!) con un sold out incredibile. Replicato nelle maggiori manifestazioni dei mesi successivi (Marionette Colla, Concerto finale ecc.). Ne approfittiamo, tra l’altro, per dare atto al Festival di aver recepito quanto facemmo 6 anni fa, ossia riportare la musica e i giovani in giro per la città.

Quest’anno il concerto commemorativo di febbraio ha registrato il tutto esaurito con una pubblicità iniziata solo un paio di giorni prima. Quando esce un pensiero sul Maestro su un social network le condivisioni vanno alle stelle. Gli spoletini, quelli che sciocconi indigeni come noi che si incontrano abitando sulla terra e calpestando i sanpietrini di Piazza del Mercato, ci incoraggiano ogni anno a ricordare colui che ha fatto di questa città un Sogno. E’ troppo se lo ricordassimo con animo concorde tutti insieme e ammettessimo che se non ci fosse stato Lui, beh… questa storia sarebbe stata diversa? Non è nostalgia: è appartenenza. Il 7 luglio è festa cittadina. Non per delibera e non da ora: perché lo è da sempre per noi spoletini.

*associazione Celebrazioni Anno Menottiano

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