martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:39
24 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 23:20

Mauro Casciari via dalle Iene, si sfoga: «Non reggevo più la pressione»

Il perugino volto noto delle Iene si confessa e spiega i motivi per cui oggi è felice di avere cambiato vita

Mauro Casciari via dalle Iene, si sfoga: «Non reggevo più la pressione»

di Maurizio Troccoli
Twitter@MauriTroccoli

Non soltanto per il fatto che Maruo Casciari, nella sua confessione, solleva una questione bollente e che riguarda il mondo del giornalismo, o perchè parliamo di uno dei volti più noti delle Iene, ma per quello che dice, l’interesse si fa ben più ampio del gruppo privato di amici a cui ha voluto destinare il suo sfogo. Mauro Casciari, dopo 9 anni è fuori dalle Iene, la trasmissione Mediaset di inchiesta, e riparato nella sua Umbria respira aria di libertà, rispetto soprattutto al peso che richiede fare il giornalista e farlo con la schiena dritta.

Le insidie di un cronista Nel volere esprimere la gioia dell’essersi liberato dall’andirivieni di caserme e commissariati per le svariate querele che l’hanno raggiunto a ogni servizio, Casciari solleva una questione che riguarda molti giornalisti e che per quanto gravosa, rischia, come in questo caso, di sfiancare fino al punto di farti mollare. O almeno di farti mollare in un certo senso, in un qualche modo di fare il giornalista, forse l’unico giusto.

Il post Casciari racconta delle numerose querele, udienze, assoluzioni, ma anche archiviazioni, oltre che trattative con avvocati, risvegli con la polizia sotto casa e questioni simili, in un paese nel quale il ricorso alla querela al giornalista come forma di intimidazione ha raggiunto misure che in altri paesi sono state mitigate con opportune leggi. In America, ad esempio, chi querela un giornalista sa che nel caso non dovesse vincere la causa, è costretto a risarcire per una cifra molto maggiore a quella richiesta come danno, al fine di compensare lo stato per gli aggravi economici supportati. In Italia invece si continua a querelare i giornalisti, perchè male che vada non si risarcisce nessuno. Bene che vada, invece, si ottiene il risultato di avere fatto abbassare la cresta a chi, nel fare il suo dovere, scopre le magagne. Accade quindi che Mauro Casciari scrive: «Rimanga fra noi: non lo scrivo in pubblico per non dare soddisfazione a tutti quelli che mi hanno fatto causa. Non avete idea di che sollievo sia sapere che non aggiungerò altre denunce a quelle che ho già. Diversi di quelli ai quali sono andato a rompere i coglioni (quelli con un po’ di soldi, escludendo criminali conclamati e gente che si doveva nascondere o scappare) mi hanno denunciato per i motivi più svariati. Ci provavano, spesso le denunce venivano archiviate, altre volte sono stato assolto. Ma la giustizia italiana va sempre per le lunghe e ho ancora delle cause e dei processi in corso. Mediaset tutela se stessa con i suoi avvocati e prima di mandare in onda i servizi controlla ogni parola e immagine per cercare di evitare denunce, ma se togli tutto il servizio diventa insignificante. Io che ero quasi sempre autore dei miei pezzi. Ero l’unico che se li montava da solo)».

Tra commissariati e caserme Quindi l’andirivieni tra commissariati e caserme: «Potete immaginare che stress – scrive ancora Casciari sul suo profilo Facebook – e poi quale rottura di scatole sia dover deporre ai carabinieri, alla polizia, alla Guardia di finanza, a volte con i Pm tutte cose da cittadino normale, che naturalmente non venivano pagate come ‘lavoro’, ma dovevo fare. Ansie e giornate perse . Ti suonano a casa (quelle poche volte che c’ero) ed è qualcuno che ti porta comunicazioni giudiziarie, che devi presentarti in questo o quel tribunale il giorno tot. Poi ultimamente, diventato amico con i carabinieri di Perugia, la Guardia di Finanza e la polizia, mi telefonavano direttamente. La cosa più strana degli ultimi anni è stata dover andare nelle caserme e nei commissariati sapendo (e lo sapevano anche loro) che eri stato denunciato da altri poliziotti e carabinieri per il caso Uva. Per curiosità vostra, sappiate che la denuncia sul caso Uva mi è stata notificata dalla Guardia di Finanza perché non potevano farlo gli altri corpi coinvolti».

Le spese per avvocati pagati con la pubblicità Mauro Casciari racconta come attraverso la pubblicità hanno pagato gli avvocati: «Noi Iene che siamo liberi professionisti e non siamo dipendenti Mediaset siamo difesi dallo studio Martinez-Novebaci che paghiamo coi soldi che ci dà la Linkem alla quale facciamo pubblicità. I soldi non vanno a noi ma alla ‘Associazione Le Iene’ che paga i nostri avvocati e continua a pagarli anche quando smettiamo di fare Le Iene. Anche quando usavamo le Mercedes oppure le Citroen gli occhiali o determinati telefoni nei servizi, ogni volta che mostravamo quei prodotti per quattro secondi queste aziende mettevano dei soldi nella cassa comune per pagarci gli avvocati».

«Non reggevo più la pressione» Ora vive una sensazione di liberazione: «Tutto questo per me è (quasi) finito. Non reggevo più la pressione. In vita mia né io né la mia famiglia siamo mai ricorsi una sola volta ad un avvocato nei confronti di nessuno. Né viceversa. E me ne vanto. Ho molto rispetto e quasi compassione per i miei colleghi che continuano a farsi il mazzo tanto, anche se nessuno si scrive, gira, monta e discute i servizi da solo. Sono durato nove anni. Penso che sia più che sufficiente. La vita è una e io ho molto altro da dimostrare».

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