domenica 23 novembre 2014 - Aggiornato alle 06:43
4 maggio 2012 Ultimo aggiornamento alle 18:28

Imu, Marini: «Così com’è non è sostenibile. Bene la spending review, ma non basta il rigore»

La presidente è intervenuta questa mattina alla decima Giornata dell'economia

«Con molta chiarezza voglio dire che l’Imu, così come è stata definita, non è sostenibile. Non tanto e non solo dalle famiglie, ma soprattutto dalle imprese». E’ quanto affermato venerdì dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nel corso del suo intervento alla celebrazione della decima Giornata dell’economia, organizzata a Perugia dalla Camera di Commercio. Per la presidente Marini “non è affatto accettabile far gravare sugli immobili di imprese o destinati ad attività economiche e produttive una così pesante tassazione, ritenendoli esclusivamente fonte di rendita finanziaria. Con grande senso di responsabilità, ed anche di correttezza istituzionale, dico che in questo modo l’Imu si traduce in una fittizia ‘patrimoniale’. Allora ha ragione chi sostiene che a questo punto è meglio andare verso una vera ‘patrimoniale’. Sarebbe più equa e sostenibile”.

GIORNATA DELL’ECONOMIA, L’INTERVENTO DI MENCARONI

Bene la spending review «Nei prossimi giorni – ha annunciato la presidente – discuteremo di ciò come Conferenza delle Regioni italiane e porremo la questione al Governo». Nel suo intervento la presidente Marini ha inoltre affermato di essere invece molto d’accordo con la cosiddetta “spending review”, ovvero la revisione di tutti i capitoli di spesa fatta dal Governo: «Come Regione Umbria di ciò abbiamo fatto un tratto forte della nostra azione di governo. Da subito abbiamo deciso di mettere in atto una politica di maggior rigore, revisione e razionalizzazione della spesa pubblica. Azione che intendiamo rafforzare anche nel prossimo futuro, portando a termine alcune importanti riforme dell’assetto istituzionale e della pubblica amministrazione regionale, perché prima di tutto occorre mettere sotto controllo la spesa pubblica».

Non basta il rigore «Se le azioni di contenimento e controllo della spesa pubblica erano indispensabili e necessarie, è altrettanto vero però che affrontare la crisi economica – come si sta facendo in Europa e nel nostro Paese – esclusivamente con politiche di austerità, rigore e tagli, non solo non consente la crescita, ma determina recessione con un reale rischio di una vera e propria fase di depressione economica. Dobbiamo, dunque, auspicare nuove politiche pubbliche che stimolino e favoriscano la crescita, gli investimenti. Che aumentino la domanda ed i consumi. Solo così potrà esserci la ‘ripartenza’ della nostra economia. In Europa come nella nostra Umbria».

©Riproduzione riservata

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