mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:30
30 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:58

Macroregione, sindacati spingono per ‘Italia di Mezzo': «Non sia operazione di vertice»

Cgil, Cisl e Uil contemporaneamente in Umbria, Toscana e Marche: «Bene l'iniziativa dei presidenti ma forze sociali siano protagoniste»

Macroregione, sindacati spingono per ‘Italia di Mezzo': «Non sia operazione di vertice»

di Iv. Por.

C’è chi la chiama Macroregione, chi Italia di Mezzo. Il risultato è lo stesso: Umbria, Toscana e Marche insieme per mettere a sistema le rispettive virtù e fronteggiare gli svantaggi dell’affrontare questi tempi difficili ciascuno per suo conto. Cgil, Cisl e Uil sembrano appoggiare in pieno il processo avviato da qualche mese dai presidenti delle tre regioni e ratificato con la prima firma a Bruxelles. Ma con un però: non sia una operazione di vertice, bensì si coinvolgano le forze vive dei diversi tessuti regionali e si punti su lavoro e sviluppo. Per questo la “triplice” ha presentato a Perugia (e in contemporanea a Firenze ed Ancona), il documento “L’Italia di Mezzo: Rafforzare le omogeneità e rendere vantaggiose le differenze per cogliere una straordinaria opportunità di sviluppo”, elaborato dai sindacati di Toscana, Umbria e Marche. Alla conferenza stampa di Perugia hanno partecipato i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini.

Documento: Italia di Mezzo

Italia di Mezzo «Il progetto dell’”Italia di mezzo” – è stato detto – può mettere assieme le persone, le intelligenze, i saperi, i sistemi di accoglienza, di inclusione, di coesione e tutela sociale, le risorse finanziarie dei programmi europei di Marche, Toscana e Umbria. Circa 6,2 milioni di persone possono, attraverso i loro rappresentanti, presentarsi agli investitori internazionali con il loro straordinario patrimonio paesaggistico, storico, artistico e culturale, far valere le conoscenze derivate dai sistemi universitari, scientifici e produttivi e al contempo quella straordinaria combinazione di tradizione e innovazione, quel saper fare in stretto connubio con il saper pensare».

TUTTO SULLA MACROREGIONE

Tentativi Il progetto pone le condizioni perché nella discussione sullo sviluppo si superi lo schema duale Nord-Sud e si valorizzi l’Asse Est-Ovest. E’ evidente che andranno affrontate questioni costituzionali e istituzionali, ma è altrettanto chiaro che, fin da subito, si possono mettere a fattor comune molte azioni, che oggi le singole Regioni conducono separatamente, con una nuova e maggiore efficacia. «In anni recenti – è stato spiegato – si sono più volte avviate riflessioni che prefiguravano un percorso verso una dimensione politica unitaria; storia, arte, cultura, modello socio-economico, paesaggio hanno creato un potenziale unicum, che oggi può costituire un valore aggiunto per le politiche nazionali e soprattutto europee».

Le potenzialità In un contesto di economia aperta e di competizione globale, le regioni dell’Italia di mezzo possono contare su fattori di specificità che, se messi a sistema, possono esprimere grandi potenzialità: un tessuto produttivo che, oltre alla presenza di grandi imprese, spesso multinazionali, è prevalentemente basato su un sistema di piccole e medie imprese, capaci di sviluppo endogeno, ma non localistico, come dimostrano i risultati dell’export; una straordinaria piattaforma naturale di connessione tra le economie atlantiche e dell’Europa occidentale con quelle dell’Europa centrale e dell’est; un territorio che costituisce un polmone naturale, con un importante patrimonio artistico-culturale che oggi rappresenta un valore aggiunto decisivo come fattore di potenziale sviluppo; un modello posto alla base delle politiche di welfare che ha valorizzato la coesione sociale.

Rafforzare le omogeneità Occorre però una capacità di governo che rafforzi le omogeneità e renda vantaggiose le differenze, per riuscire a cogliere questa straordinaria opportunità di sviluppo. «La firma del protocollo d’intesa tra i tre Governatori a Bruxelles il 17 giugno scorso – hanno sottolineato i sindacati –  ha dato una concreta accelerazione al processo di integrazione; che sia avvenuta proprio nel cuore dell’Europa ha dato un valore non soltanto simbolico al gesto, ma soprattutto lo ha inserito nel giusto contesto, dandogli una valenza sopraregionale e sopranazionale. Occorre però superare la pregnanza istituzionale e dare al processo anche un valore economico, sociale e civile».

Coordinamento di forze sociali Qui entra in gioco il ruolo di Cgil, Cisl e Uil e, più in generale, del partenariato, che possono «dare un respiro ideale al progetto: lavoro ed innovazione, sanità e welfare, tutela del paesaggio e agricoltura sostenibile, cultura e turismo possono essere volani di sviluppo se diventano patrimonio di valori condiviso. Pertanto, al coordinamento politico-istituzionale occorre affiancarne uno di partenariato socio-economico; è necessario procedere con un confronto serrato e concreto alla definizione di iniziative comuni per sostenere il sistema produttivo favorendo gli investimenti, realizzare efficaci politiche attive del lavoro e di inclusione sociale». I sindacati di Toscana, Umbria, Marche intendono essere «parte attiva nel processo che conduce alla realizzazione della riforma attraverso la realizzazione di una serie iniziative e svolgendo il ruolo di monitorare e valutare l’effettivo grado di convergenza e di armonizzazione delle politiche regionali nelle tre regioni».

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250