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9 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:13

«L’uomo che vide l’infinito», Jeremy Irons e le buone intenzioni non bastano per il biopic di Matt Brown

Il regista porta al cinema le vicende di Srinivasa Ramanujan Iyengar ma le potenzialità della storia non vengono mai del tutto sfruttate

«L’uomo che vide l’infinito», Jeremy Irons e le buone intenzioni non bastano per il biopic di Matt Brown

di Gordon Brasco

Ve la ricordate l’ora di matematica a scuola? Era entusiasmante? Affascinante? Travolgente? Per quanto mi riguarda si trattava più di una specie di supplizio medievale alla stregua della fustigazione o lo scuoiamento, complice un’età ormonale che imponeva altre priorità e professori non certo illuminati dal sacro fuoco dell’insegnamento. Il cinema si è sempre interessato molto alle storie dei matematici famosi con film a sfondo romantico, thriller, dramma e pure commedie con risultati controversi: se avete pianto con «Will Hunting – Genio ribelle» (regia di Gus Van Sant del 1997) e trepidato per le sorti di John Nash (in «A Beautiful Mind» film del 2001 diretto da Ron Howard) con questo «L’uomo che vide l’infinito» un grande sbadiglio è assicurato. Il regista Matt Brown crea le basi per un buon biopic ma sono potenzialità che non vengono mai del tutto sviluppate per colpa di troppe indecisioni che ne rallentano il racconto e a volte addirittura lo sviano, confondendolo con sotto trame secondarie inutili. Non discutiamo la necessità di articolare la trama principale anche con elementi secondari ma solo se questi risultano utili a rafforzare la narrazione che in questo caso poggia sulle vicende del duo Jeremy Irons-Dev Patel e della loro contrapposizione filosofica tra l’esistenza di Dio e la scienza umana.

Meglio il manuale di algebra I soliti luoghi comuni sulle difficoltà di un outsider nell’integrarsi in una società chiusa ed esclusiva come il college di Cambridge e le solite facce lunghe di Jeremy Irons non aiutano il film a decollare, semmai a farvi sprofondare sempre più nella poltrona ad aspettare l’epilogo di questa amicizia tormentata. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? secondo me no: è vero che la storia ha degli ottimi spunti e che le vicende di Srinivasa Ramanujan Iyengar sono senz’altro poco comuni ma se bastassero le buone intenzioni a realizzare un buon film il lavoro del critico sarebbe già estinto e tutti noi usciremmo ogni volta dai cinema sfoggiando dei bei sorrisi soddisfatti. La verità è che il regista si perde in continuazione tra piccole vicende e sotto trame che non centrano nulla con la storia principale che invece meriterebbe un approfondimento costante non solo nel rapporto di lento avvicinamento dei protagonisti ma soprattutto nella loro diversa concezione di fede e percezione del mondo. Qualcuno poi ricordi a Jeremy Irons di essere lo stesso attore de «Il mistero Von Bulow» (del 1990 diretto da Barbet Schroeder) così magari la prossima volta ci mette un po’ più di impegno e trasporto nell’interpretazione del proprio personaggio. Avete davvero voglia di numeri ed equazioni? Rispolverate il vostro manuale di algebra del liceo e buona lettura.

Un film di Matt Brown. Con Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry. Titolo originale The Man Who Knew Infinity. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 108 min. USA 2015. Eagle Pictures.

Trama: Dopo essere cresciuto in povertà a Madras, in India, Srinivasa Ramanujan Iyengar durante la Seconda Guerra Mondiale viene ammesso all’Università di Cambridge, dove sotto la guida del professor G.H. Hardy diviene pioniere di nuove teorie matematiche.

Perugia
Uci Cinemas Perugia: 17.10 / 19.45 / 22.15

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