domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 09:08
13 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:09

Libri antichi rubati a Firenze e venduti online da un commerciante di Assisi: tre denunciati

Restituiti cento preziosi volumi del '5-600 spariti dal Fondo Antico della Biblioteca Bandiniana di Fiesole. Uno finito in Texas: recuperato

Libri antichi rubati a Firenze e venduti online da un commerciante di Assisi: tre denunciati
La restituzione dei volumi antichi alla Biblioteca fiesolana

di Iv. Por.

Uno era finito in Texas, in casa di un ignaro studioso di San Antonio, che ignorava come il volume comprato online e edito a Lione nel 1541 fosse uno di quelli rubati nel settembre 2009 dal Fondo Antico della Biblioteca Bandiniana di Fiesole. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze lo hanno recuperato insieme a un centinaio di antichi libri a stampa (in gran parte cinquecentine e volumi del seicento), restituendoli al Seminario vescovile di Fiesole. Il valore commerciale è di oltre 100 mila euro, ma il loro intrinseco valore storico, riferito alla loro collocazione nella sede originaria dove vennero acquisiti, studiati e custoditi nel corso dei secoli è assolutamente inestimabile.

Il furto Nel settembre 2009 erano in corso lavori di restauro interni all’edificio di piazza Mino, dove ha sede sia la Diocesi che il Seminario: alcune porte di accesso alle sale erano state coperte con teli a protezione dalla polvere e per evitare eventuali danni che potevano essere arrecati durante i lavori. Tali protezioni, tuttavia, hanno impedito il rilevamento tempestivo della forzatura di una porta interna, da cui i ladri entrarono per rubare circa 250 volumi su un migliaio in tutto.

Elenco dei volumi rubati Fortunatamente, esisteva una pubblicazione con l’inventario completo, dettagliato ed analitico dei volumi di maggior valore ed antichità che è servita peer stilare l’elenco delle opere mancanti. Tale elenco fu inserito, grazie al meticoloso lavoro dei carabinieri Tutela patrimonio culturale, nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti e fu trasmesso anche alle associazioni ed istituzioni pubbliche e private di settore.

Il negozio di Assisi A circa un anno dal furto, grazie al costante monitoraggio del commercio di beni culturali effettuato dai carabinieri del Tpc e grazie alla sinergia con le varie componenti del Mibact, è stato scoperto che un esercizio commerciale, con sede fisica ad Assisi e prevalentemente operante sul web, aveva posto in vendita, su una delle più note piattaforme dell’e-commerce, alcuni libri antichi, che per titolo e caratteristiche generali corrispondevano a quelli oggetto del furto al Seminario fiesolano. Da lì sono partite le indagini, coordinate dalla Procura di Perugia, che hanno permesso di recuperare un primo nucleo di volumi di cui alcuni presentavano i timbri di provenienza cancellati, coperti o alterati.

Il ricettatore aretino Le successive indagini, durate fino al 20013, hanno fatto risalire alla maggior parte degli ignari acquirenti, sparsi sul territorio nazionale e all’estero (Francia, Stati Uniti) e, soprattutto, di individuare il ricettatore, nelle cui disponibilità erano transitati i libri prima di essere rimessi in vendita: un aretino, assiduo frequentatore di fiere e mercatini – specializzati e generici – in tutta Italia. Presso la sua abitazione, è stata rinvenuta la maggior parte dei beni recuperati, molti ancora con i timbri originali, in mezzo a una grande quantità di oggetti della più varia natura, tanto che i carabinieri del Tpc di Firenze, supportati dai colleghi di Arezzo, hanno sequestrato e sigillato una parte dell’appartamento per qualche mese, per poter procedere alle necessarie verifiche. Trovati anche gli strumenti e i materiali utilizzati per cancellare, coprire e/o modificare i timbri e gli altri contrassegni che identificavano la provenienza degli antichi volumi: timbri artefatti, etichette e marche tipografiche posticce su carta “anticata”, taglierini modificati “ad hoc” e prodotti chimici.

Libri anche in Usa Contemporaneamente, si è proceduto alle delicate attività di recupero dei beni finiti all’estero. Tra questi, si segnala un volume edito a Lione nel 1541 e acquistato, sul sito del commerciante umbro, da uno studioso di San Antonio (Usa) che, una volta definite le procedure ufficiali che lo hanno riconosciuto “acquirente in buona fede”, lo ha riconsegnato al Consolato italiano di Houston per il rimpatrio. Fra l’altro, durante questa fase, è emerso che le vendite online con acquirenti stranieri erano avvenute in violazione del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, che sancisce l’obbligo di richiedere ed ottenere specifiche autorizzazioni prima di esportare un bene culturale, e anche aggirando le procedure doganali in quanto i libri venivano spediti all’estero all’interno di anonimi plichi postali.

Tre denunciati Le tre persone ritenute responsabili, in concorso tra loro ed a vario titolo di ricettazione, riciclaggio, illecita esportazione di beni culturali, contrabbando, sono indagati presso le Procure di Arezzo e di Perugia che, recentemente, hanno disposto la restituzione dei beni.

 

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

-->

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250