martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:15
21 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:23

Libera contro le mafie: ‘Il processo Quarto Passo è troppo importante nella lotta al crimine in Umbria’

L'associazione di don Luigi Ciotti vuol costituirsi parte civile. Nell'atto: 'I clan della 'ndrangheta volevano controllare il tessuto socio-economico di Perugia e Ponte San Giovanni'

Libera contro le mafie: ‘Il processo Quarto Passo è troppo importante nella lotta al crimine in Umbria’
Libera in piazza contro le mafie

Il processo Quarto Passo è «strategicamente importante nella lotta al crimine organizzato in Umbria». «La crescente penetrazione della ‘ndrangheta ha creato un sistema per concorrere ed operare insieme nelle attività economiche». Inoltre «l’elevato numero di parti offese dai reati denota la forza criminale dell’associazione, volta al capillare controllo sociale ed economico di Perugia e Ponte San Giovanni, fino ad espandersi nelle Marche». Così scrive Libera contro le mafie nella richiesta di costituzione di parte civile del processo a 57 persone imputate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, truffa, furti, traffico di droga, ricettazione e violazione della normativa sul diritto d’autore.

Il ruolo dei clan a Perugia Libera, presieduta da Don Luigi Ciotti, attraverso l’atto firmato dall’avvocato modenese Vincenza Rando, spiega: «In sede di indagine è emerso che i clan, oltre ad operare col consueto meccanismo delle estorsioni a danno degli imprenditori della città, rafforzato da episodi di danneggiamento dei beni, abbiano messo in piedi un traffico di stupefacenti. Infatti i componenti del sodalizio criminale usavano alcuni appartamenti e il bar Apollo 4 come basi logistiche per il confezionamento e il commercio di cocaina». Secondo la Rando «Quarto Passo conferma quello che le forze dell’ordine e la magistratura perugina provano a dimostrare con la propria attività quotidiana». L’udienza è stata fissata al 28 novembre ma per il momento è ancora un mistero la composizione del collegio di giudici. Dell’inchiesta del 2014, una delle più importanti svolte a Perugia, parlarono il quotidiano americano New York Times e il giornalista-scrittore Roberto Saviano.

Gli altri processi Dunque, dopo aver preso parte a numerosi altri importanti processi, come ad esempio quello celebrato dinanzi alla Corte d’assise di Trapani sull’omicidio del giornalista Mauro Rostagno o quello di Palermo sulla «trattativa Stato-mafia», Libera ha intenzione di presenziare anche all’istruttoria di Perugia. Nell’atto è scritto che l’associazione ha subìto «un danno effettivo e rilevante» poiché è «presente da anni in materia attiva sul territorio contro la ‘ndrangheta». Vengono ricordate, a tal fine, le «battaglie a Perugia e in Umbria per istituire un’agenzia nazionale per rendere più efficiente ed efficace la destinazione dei beni confiscati alla mafia», ma anche gli impegni del coordinamento regionale che dal 2000 si è adoperato per «rendere cosciente la popolazione della necessità di ribellarsi, una volta per tutte, all’asfissiante infiltrazione mafiosa della città e della regione».

La Giornata della memoria e le confische Tra le iniziative vengono ricordate quelle di istituire la Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (il 21 marzo 2016 oltre 10 mila persone sono scese in piazza) oppure i campi estivi di volontariato che a Pietralunga ospitano giovani provenienti da tutta Italia. Libera, «punto di riferimento per associazioni ed enti locali interessati al riutilizzo sociale dei beni confiscati», nel passato recente ha pure realizzato una «mappa dei bar senza slot» promuovendo «iniziative che non ospitano macchinette mangiasoldi».

Unico gruppo ‘ndranghetista «Come si legge nei capi di imputazione – è scritto – tra gli imputati risultano promotori e organizzatori dell’organizzazione Cataldo Ceravolo, Mario Campiso, Natalino Paletta e Salvatore Facente, i quali agivano nel territorio umbro-marchigiano in diretto collegamento con la cosca ‘ndranghetista Farao-Marincola di Cirò e Cirò Marina e si ponevano come un gruppo unitario portatore di autonomia con specifica forza di intimidazione nel territorio, derivante dalla percezione, sia all’interno che all’esterno del gruppo stesso, dell’esistenza e dell’operatività dell’associazione a Perugia e nel territorio circostante come un unico gruppo ‘ndranghetista».

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