sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 19:12
22 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:40

«Le confessioni», non bastano Servillo e un cast di alto livello: film metafisico e senz’anima

Il regista Roberto Andò parte da un'idea interessante a metà tra un sogno di Garrone e un racconto di Sorrentino ma il risultato non convince

«Le confessioni», non bastano Servillo e un cast di alto livello: film metafisico e senz’anima

di Gordon Brasco

Chissà che aveva per la testa Roberto Andò quando ha deciso di dirigere questo film: avrà probabilmente pensato che mettere insieme tanti attori di successo sarebbe servito a realizzare un film di successo… peccato che infilare in forno una melanzana, una mozzarella e un barattolo di pelati non equivaga a cucinare una parmigiana. Partiamo da un assunto iniziale che lascia poco spazio alla fantasia, ovvero che tutto quello che si poteva sbagliare è stato sbagliato. Il tenore del film è irreale, astratto nella misura in cui il luogo degli eventi raccontati è un contenitore neutro che circonda gli attori senza connotarli, una specie di sfondo teatrale fisso che serve solo a nascondere le quinte del teatro. Anche i protagonisti si muovono in rappresentanza di «valori» metafisici: c’è la politica, la religione e l’economia, forze a volte distanti e a volte sovrapponibili che si fronteggiano sul campo dell’etica e della morale perdendo quindi i propri tratti particolari (gli attori che le impersonano) per assumere quelli universali dell’umanità intera. Se state sbadigliando o avete appena ripreso in mano il vecchio manuale di filosofia del liceo non vi preoccupate, non siete gli unici. A peggiorare la situazione la scelta del regista di usare uno stile asettico, quadrato, così meccanicamente sorrentiniano da infastidire lo spettatore che di norma accetta volentieri qualche artificio stilistico, ma un’ora e quaranta di leziosità gratuita è un po’ troppo.

Senz’anima Il cast è di altissimo livello ma piegandosi ai voleri del regista finisce per schiantarsi alla stregua di una qualsiasi recita scolastica delle medie, dove gli attori o mettono troppa enfasi o troppo poca, a seconda dell’entusiasmo e dello scorno di partecipare a un evento del genere: Servillo per esempio è un attore formidabile ma il suo super-ego va saputo gestire, frenato e dosato quanto serve al film. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no e lo scriviamo a malincuore: l’idea era molto interessante, a metà tra un sogno di Matteo Garrone e un racconto di Sorrentino, peccato che il risultato sia un polpettone galattico senz’anima. Troppo sconnesso dalla realtà, esageratamente metafisico, con dialoghi così artefatti e meccanici da farvi rimpiangere una seduta dal dentista: Roberto Andò firma un pessimo film sprecando l’occasione di avere al suo fianco attori che avrebbero potuto regalargli (e regalarci) un vero capolavoro e un trampolino per contratti più remunerativi. Sarà per la prossima volta.

Un film di Roberto Andò. Con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu. Drammatico, durata 100 min. Italia, Francia 2016. 01 Distribution.

Trama: In un hotel di lusso tedesco sta per avere luogo un G8 dei ministri dell’economia in cui è previsto vengano approvate delle misure drastiche che metteranno in seria difficoltà alcuni paesi europei. Con i ministri, ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale e tre ospiti: una nota scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano. Dopo un tragico avvenimento la riunione viene sospesa e, nel clima di incertezza e paura che si è venuto a creare, i ministri si convincono che il monaco sappia più di quanto voglia fare apparire…

Perugia
Postmodernissimo: 18.00 / 20.15 / 22.30

Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30

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