I lavoratori della Brunelli bloccano la Flaminia: «Sette mesi senza stipendio non si può vivere»
Sono partiti dalla sede della loro azienda, la Brunelli Costruzioni, che per tutta la settima sarà ferma per sciopero, con un corteo di auto hanno raggiunto Nocera Umbra dove hanno sfilato, rallentando il traffico, con le bandiere fuori da finestrini. Poi, raggiunta la Flaminia, hanno dato vita ad un sit-in bloccando il flusso dei veicoli.
Situazione grave «Una protesta eclatante per una situazione insostenibile», commenta Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria, che ha partecipato alla mobilitazione. «La condizione di questi lavoratori, da sette mesi senza stipendio – osserva Bravi – è di una gravità senza precedenti, ancora più pesante di quella che stanno vivendo, sempre in questo territorio, le centinaia di cassaintegrati della Merloni».
Costruzioni al collasso La Cgil osserva infatti che la vertenza Brunelli è doppiamente emblematica. Da una parte rappresenta l’ulteriore appesantimento della crisi di un territorio, quello dell’Appennino umbro, già duramente colpito dalla vertenza Merloni e non solo. Ma, al tempo stesso, si tratta anche della crisi di una delle più importanti aziende del settore delle costruzioni in Umbria, con i suoi 80 addetti (numero già fortemente ridotto rispetto a qualche anno fa), che va ad aggravare anche qui una situazione pesantissima. «Negli ultimi cinque anni – spiega la Fillea Cgil, categoria che organizza i lavoratori del settore edile – in provincia di Perugia siamo passati da 19 mila a 11 mila addetti, con una perdita secca di 8 mila posti di lavoro».
Intervenga l’azienda A fronte di questa situazione di assoluta emergenza, la Cgil chiede alla proprietà della Brunelli e al mondo imprenditoriale locale di sbloccare questa situazione drammatica, in cui finora, osserva ancora Mario Bravi, «il ruolo di banche è stato svolto dai lavoratori, che si sono fatti carico di mantenere in vita l’azienda senza percepire per sette mesi le loro retribuzioni». Dunque, prosegue Bravi, «è necessario che ognuno torni a svolgere fino in fondo il suo ruolo: la proprietà, facendo ripartire il piano industriale anche attraverso nuove partnership, gli imprenditori locali aiutando questa impresa a riprendersi e le banche erogando il credito. Di certo – conclude il segretario Cgil – non si possono far aspettare ulteriormente i lavoratori, che ormai sono davvero arrivati al limite».





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