sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 20:54
24 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:50

L’Appennino in distensione fa lacerare la terra: scossa di 142 secondi. Altre 240 nella giornata

Secondo gli esperti è lo «stiramento» verso nord-est della catena montuosa ad aver provocato il sisma come nel '97. Gli esperti: «Normale evento, il problema è la vulnerabilità degli edifici»

L’Appennino in distensione fa lacerare la terra: scossa di 142 secondi. Altre 240 nella giornata
Con la stella viene indicato l'epicentro del sisma

di Dan. Bo.

Due minuti e ventidue secondi di terrore: tanto è durata la violenta scossa di terremoto di magnitudo 6 che ha colpito alle 3.36 l’area tra Umbria, Marche e alto Lazio, tra Norcia, Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto. Una paura che gli umbri conoscono molto bene e che nella notte hanno provato tantissimi italiani dal Gargano e da Napoli fino a Bologna. Secondo gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è lo «stiramento» dell’Appennino, cioè il suo processo di estensione ad aver provocato il sisma. Un tipo di movimento, hanno confermato i sismologi, che indica una faglia estensionale simile a quella che ha originato il sisma del 1997 e quello de L’Aquila del 2009; tutti terremoti con una profondità tra gli 8 e i 10 chilometri (la scossa delle 3.36 è stata registrata a 4 chilometri di profondità), che spiega i forti scuotimenti avvertiti dalla popolazione.

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Edifici decisivi Un sisma definito dagli esperti nella norma per quanto riguarda quest’area dell’Appennino e di due-tre volte inferiore, in termini di energia liberata, a quello che ha distrutto L’Aquila nel 2009, un’area rispetto a quella di mercoledì ben più densamente abitata: «È un normale evento tipico della sismicità italiana e dell’Appennino. Non è quindi – ha detto Massimo Cocco dell’Ingv – il sisma a fare i danni, ma la vulnerabilità dell’ambiente costruito dall’uomo. Purtroppo a causa dello stato delle costruzioni e delle vulnerabilità degli edifici storici, un terremoto come quello di Rieti ha avuto comunque un effetto disastroso».

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Appennino si lacera Come ha spiegato a Sky tg24 Carlo Meletti, responsabile centro pericolosità sismica dell’Ingv, «l’Appennino centrale è in distensione e si sta lacerando: l’Adriatico si sta allontanando, muovendosi verso nord-est, con velocità maggiore rispetto alla parte che resta verso il Lazio. Per la differenza di velocità la terra si lacera, si strappa e si producono terremoti». Fenomeni non prevedibili in alcun modo: «Non avevamo alcun segnale – ha detto ancora Meletti – che qualcosa stesse per accadere. Assolutamente non avevamo registrato scosse, neppure piccole. La prima è stata quella più forte». Lo sciame sismico è stato ed è tuttora lungo, con alcune scosse particolarmente violente. In tre ore, dopo le 3.36, ne sono state registrate altre 50 con epicentro sempre nella stessa area (ovvero una trentina di chilometri tra Umbria, Marche e Lazio), tutte con una magnitudo tra i due e i tre gradi della scala Richter. Alcune però sono state più violente: 5.4 alle 4.33, 4.1 e 4.0 alle 4.59 e alle 5.08 e ancora una di 4.3 alle 6.06.

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240 repliche In tutto, almeno fino a mezzogiorno, nell’area interessata i sismografi ne hanno segnalate 150. Altre due di notevole entità (rispettivamente 4,7 e 4,4), che hanno scosso nuovamente le zone già colpite, si sono verificate pochi minuti prima delle 14 e poi alle 19.46. In tutto fino alle 20 i sismografi avevano contato 240 scosse. I sismologi nel corso della giornata hanno poi spiegato che la situazione nella zona del terremoto di questa notte «continua ad essere di forte attività con molte repliche che si susseguono nell’area». Una sismicità che si concentra in particolare verso nord con terremoti generalmente di magnitudo intorno a 3: «Le profondità – ha detto Daniela Pantosti dell’Ingv – sono confermate al di sopra dei 10 chilometri, con buona percentuale tra 8 e 9 chilometri». Nei prossimi giorni dovrebbe mantenersi elevato il numero di scosse per una sequenza sismica che ovviamente avrà una sua evoluzione, anche se è ovviamente impossibile dire quante scosse ci saranno e di quale entità.

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Alta pericolosità Un’area appenninica ad alta pericolosità sismica, la massima in Italia per quanto riguarda il rischio terremoti che nel corso dei secoli hanno colpito queste terre. Un sisma definito «gemello» dagli esperti si è verificato nel 1639, con scosse presumibilmente della stessa entità, anche se uno più violento (magnitudo stimata sette), si verificò nel 1703. Ma Norcia (insieme a Cascia) è stata colpita anche in anni ben più recenti: nel 1979 infatti una scossa di magnitudo 5.9 ha provocato danni seri. Anni dopo i quali la ricostruzione è stata fatta seguendo criteri antisismici; quelli che, con tutta probabilità, hanno permesso a quest’area di subire meno danni, in special modo per quanto riguarda il numero delle vittime (nessuna in Umbria).

Twitter @DanieleBovi

©Riproduzione riservata

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