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22 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:19

Intercettazioni, in Umbria autorizzate duemila l’anno: 50 mila ‘ascoltati’ in sei anni

Costo totale per telefoniche e ambientali: 10 milioni di euro. Le procure hanno messo sotto controllo 116 'bersagli' per indagini su terrorismo

Intercettazioni, in Umbria autorizzate duemila l’anno: 50 mila ‘ascoltati’ in sei anni

di Iv. Por.

Dal 2009 al 2014 sono state ascoltate le conversazioni di 50 mila umbri con l’autorizzazione delle procure di Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto (dopo l’ultima riforma, l’ufficio non c’è più). Tra gli ascoltati, 116 erano “attenzionati” per indagini relative a terrorismo interno o internazionale. Lo sostiene la nota scientifica “Il Grande Orecchio della giustizia in Italia. Intercettazioni e costi nei distretti italiani”, pubblicata nei giorni scorsi dall’istituto Demoskopika, che ha analizzato i dati del ministero della Giustizia.

I numeri Secondo l’istituto, in sei anni, le procure italiane hanno autorizzato ben 827 mila intercettazioni telefoniche, ambientali e di altro tipo per uno sforzo economico complessivo pari a 1,4 miliardi di euro. Oltre 4 mila le utenze controllate per indagini a matrice terroristica. Cinque le regioni “più spiate” d’Italia: Campania, Lombardia, Sicilia, Lazio e Calabria con circa 2 milioni di cittadini “ascoltati” dal 2009 al 2014. Il “Grande Orecchio”, nel periodo considerato, avrebbe posto in ascolto circa 3 milioni di italiani con una stima media annuale che coinvolgerebbe almeno 490 mila individui. La stima viene fatta calcolando che, per ciascuna persona che si vuole intercettare, occorre mettere sotto controllo un numero di 5 telefoni (bersagli) e ipotizzando che ogni persona intercettata parli con almeno altre 20 persone.

I costi del ‘grande orecchio’ Le spese per le intercettazioni ammontano, nel periodo analizzato, a un miliardo e 358 milioni di euro. Per ascoltare le conversazioni telefoniche e non solo, dunque, in Italia si spendono circa 226 milioni di euro all’anno. Analizzando l’andamento dei costi delle intercettazioni, si va dai 255 milioni di euro del 2009 ai 206 milioni di euro del 2014 facendo registrare una progressiva riduzione. Sono 9 i distretti “più caldi”, dove si è concentrato il 70 per cento del dato complessivo: Napoli, Roma, Milano, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Firenze, Bologna e Catania.

Perugia: 2 mila intercettazioni l’anno In Umbria la stima sul numero di intercettati, in sei anni, si attesta su 50 mila persone. Ovviamente, non tutte le conversazioni sono considerate di interesse per ciò che riguarda le indagini e vengono, quindi, trascritte. Nella pesca a strascico del circondario delle persone “attenzionate” molti capitano per caso e, ovviamente, a loro insaputa. E delle loro parole, dunque, non resta traccia nei fascicoli giudiziari. Tra il 2009 e il 2014, le “osservazioni telefoniche e ambientali” nel distretto giudiziario di Perugia (inteso come Corte d’appello, che copre l’intera regione) sono state 12.398, quindi oltre duemila l’anno. Per ciò che riguarda il numero dei “bersagli” autorizzati dalle procure italiane per indagini relative a reati di terrorismo (internazionale o interno) sui 4.050 casi in Italia (con un incremento del 30,4% nell’ultimo biennio di riferimento) a Perugia se ne sono registrati 116. Per quanto riguarda i costi complessivi per le intercettazioni, il distretto di Corte d’appello di Perugia ha speso 10,2 milioni di euro cioè lo 0,7% del budget nazionale.

Risparmiare si può «Le intercettazioni – dichiara il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – rappresentano uno strumento insostituibile di indagine, fondamentale per contrastare la criminalità organizzata in un territorio che ha dato i natali ad un sodalizio criminale, quale la ‘ndrangheta, il cui giro d’affari criminale rappresenta circa il 9 per cento del Pil italiano. È altrettanto vero, però, – prosegue Raffaele Rio – che i costi sono attualmente significativamente elevati. Sarebbe auspicabile accelerare l’attuazione normativa per attuare una riduzione delle spese, per ridurre le attuali differenze di costo ad intercettazione per ciascuna procura, per venire incontro ai bilanci dei tribunali sempre più in rosso e alle difficoltà dei magistrati a volte costretti ad anticipare i costi del carburante delle macchine di servizio. Risultati da raggiungere, in una fase transitoria, – precisa il presidente di Demoskopika – attraverso la revisione dei prezzi e l’adozione di un tariffario per prestazioni in base al costo medio per poi, successivamente, approdare alla realizzazione concreta di un sistema unico nazionale delle intercettazioni che nella sostanza riguarderebbe la messa in campo di una stazione unica appaltante con un prezzo uguale per tutte le procure».

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