mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:22
15 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:56

Inchiesta percolato, Di Girolamo alla commissione parlamentare: «Ecco la mia verità»

Il sindaco svela i retroscena dell'indagine che coinvolge 20 amministratori comunali: «All'inizio si pensava a impianto di pretrattamento, poi sono emersi problemi»

Inchiesta percolato, Di Girolamo alla commissione parlamentare: «Ecco la mia verità»
Leopoldo Di Girolamo (foto Rosati)

di Massimo Colonna

Sono le 12.11 quando il sindaco Leopoldo Di Girolamo si siede al tavolo della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. È mercoledì 24 febbraio  e il presidente Alessandro Bratti sta portando avanti le audizioni con i diversi rappresentanti delle istituzioni di più regioni, tra cui Veneto, Puglia, Liguria, Sicilia e appunto l’Umbria. Diversi argomenti trattati con il primo cittadino, dalla raccolta differenziata fino alla discarica di Orvieto. Sul tavolo anche l’indagine aperta dalla procura della Repubblica di Terni sulla gestione del percolato nell’ex discarica di Valle. Inchiesta che vede coinvolti il sindaco e altri 19 amministratori di Palazzo Spada tra assessori e dirigenti.

«Galleria dei veleni: non si sa dove scorre il percolato»

Percolato della ex discarica di Valle La disamina del sindaco parte dai primi ragionamenti in Comune sulla questione: «Per quello che posso dire – spiega – i nostri uffici, i nostri tecnici, fin dall’inizio, sono entrato in funzione come sindaco nel 2009 e nel 2010 abbiamo dato proprio l’incarico, vedendo che c’era questo problema, hanno affidato l’incarico di realizzare un impianto. All’inizio – prosegue – si pensava di fare al pretrattamento, per poi affidare il fango risultante a un impianto che possiede Ast, che si chiama Dorr Oliver, che Ast usa e che sembrava essere in grado di far risultare interamente legittimo il trattamento del residuo che veniva fatto. Oppure si pensava di realizzare un impianto autonomo per quello che riguardava il trattamento completo del percolato stesso».

Nascono i problemi Qualcosa però non deve essere andato per il verso giusto. A spiegarlo è sempre il sindaco di Terni: «Ci sono stati problemi sia sull’uno, sia sull’altro versante dal punto di vista del rapporto con Ast, che sono andati avanti per molto tempo, ragion per cui non abbiamo costruito un’intesa (sembrava che ci fossero problemi tecnici al riguardo) neanche per quello che riguardava la realizzazione dell’impianto, le cui specifiche tecniche sono state costantemente cambiate dai nostri uffici. Per consentire il trasporto, tenendo conto anche del fatto che di anno in anno i bilanci ormai li facciamo in estate e che, quindi, non avevamo poste di bilancio immesse, se non per lavorare in dodicesimi, abbiamo fatto delle gare di appalto sotto soglia europea per affidare il trasporto dello stesso, dopo aver messo delle vasche di raccolta, in modo da diminuire almeno in parte i costi. Ultimamente abbiamo anche disposto dei basamenti per raccogliere con ulteriormente con dei serbatoi il percolato stesso».

La soluzione migliore È proprio questo il passaggio contestato dalla procura: secondo quanto ricostruito dagli uffici del procuratore Raffaele Iannella, anche lui ascoltato dalla commissione ma in una diversa audizione, gli amministratori e i dirigenti, a diverso titolo, avrebbero preso delle decisioni nell’assegnazione dei lavoratori non in regola con l’evidenza pubblica con cui invece dovevano essere definiti. In sostanza il Comune avrebbe assegnato dei lavori tramite una negoziazione diretta, il tutto in un periodo che va dal 2009 al 2015. «Certo – prosegue il sindaco – non c’è dubbio che la soluzione migliore sarebbe stata l’altra (la realizzazione di un impianto, ndr). Valuterà poi la magistratura o la Corte dei conti, se ci sarà, se il nostro operato sia sanzionabile».

Twitter @tulhaidetto

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