martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 08:59
15 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 08:30

Inchiesta Gesenu, la guardia di finanza di Perugia punta i fari sul mega appalto da un miliardo di euro

Fiamme gialle raccontano l'indagine alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse ai rifiuti. Nel 2009 Gest si presenta da sola e vince maxi-gara

Inchiesta Gesenu, la guardia di finanza di Perugia punta i fari sul mega appalto da un miliardo di euro

di Enzo Beretta

Nell’inchiesta Gesenu la guardia di finanza di Perugia torna indietro nel tempo, fino al 2009, nel periodo in cui la Gest si presentò sola e si aggiudicò l’appalto da un miliardo di euro per smaltire i rifiuti di 24 comuni per i successivi 15 anni. «Un appalto interessante» lo ha definito Alessandro Bratti, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali. Bratti ha chiesto al comandante provinciale delle fiamme gialle Dario Solombrino: «È possibile che per un appalto da un miliardo di euro possa concorrere una sola azienda?». Il colonnello ha spiegato che «l’appalto fatto attraverso la Gest riguarda i 24 comuni del circondario riuniti in un consorzio, capeggiati dal Comune di Perugia. E’ stato aggiudicato nel 2009 e, all’epoca, non ci risulta che furono fatti accertamenti particolari. Ora, ovviamente, riusciamo a entrare nella vicenda perché stiamo ricostruendo e recuperando tutta la documentazione». In ogni modo a quel mega-appalto «si è presentata solo la Gest che ha vinto».

L’INCHIESTA GESENU

I presunti illeciti Nella seduta del 25 febbraio Solombrino ha detto che la Gdf è entrata nell’inchiesta Gesenu per accertamenti di «carattere finanziario», quindi per «ricostruire il percorso finanziario di ciò che è alla base dell’indagine». Prosegue: «Si assume che probabilmente ci siano stati, ovviamente a latere di queste condotte illecite, dei profitti illeciti. Individuare e ricostruire il percorso dei profitti illeciti è il compito che ci è stato affidato, un compito non facile perché la Gesenu è un’azienda di grosse dimensioni con articolazioni e partecipazioni in tantissime società e ha tantissimi appalti, il principale dei quali è in Umbria ed è quello fatto attraverso la Gest da un miliardo di euro. Stiamo cercando di inquadrare l’organizzazione aziendale, contabile e amministrativa della Gesenu».

Le tariffe In Prefettura l’alto ufficiale ha illustrato in maniera generica l’attività investigativa: «Stiamo ricostruendo l’organizzazione della Gesenu e, in attesa degli esiti dell’attività del Corpo forestale dello Stato, soprattutto di ciò che è relativo alla determinazione delle tariffe, per poi arrivare ad acclarare, se ci sarà la possibilità, che nella determinazione di tariffe ci sono state alcune cose…». La guardia di finanza ha precisato: «Non stiamo indagando sulle partecipate o sulle controllate di Gesenu».

Meccanismi finanziari Il colonnello Andrea Mercatili, comandante del nucleo di polizia tributaria di Perugia, ha aggiunto: «Stiamo verificando se quanto pagato dagli enti locali sia corrispondente al servizio effettivamente reso dal gruppo appaltante. Mi spiego meglio: se i trattamenti dei rifiuti sono avvenuti come da contratto, se il prezzo concordato è stato rispettato e se le finanze pubbliche hanno speso il dovuto per i trattamenti effettivamente effettuati. Si tratta della fase esplorativa per capire i meccanismi finanziari e contabili applicati al contratto, quindi all’appalto, e per poi capire le ripercussioni di eventuali trattamenti difformi o illeciti che sono stati fatti sul piano finanziario e contabile. Questi sono due piani che adesso sono paralleli e che le indagini poi faranno convergere in una ricostruzione delle irregolarità prettamente tecniche sulla gestione dei rifiuti, delegata alla polizia giudiziaria e al Corpo forestale, e sulle loro ripercussioni contabili e finanziarie, quindi anche in un’ottica di reati contro la pubblica amministrazione ovvero di false fatturazioni di competenza della nostra mission istituzionale. Il lavoro non è calibrato su un singolo aspetto. È chiaro che qualora dovessero esserci le evidenze investigative di un trattamento difforme dal dovuto ci può essere una sovrafatturazione, come nel caso dell’esposto del Comune di Bettona, però questa è una conseguenza che verrà dopo, quando sarà definita l’inchiesta principale che è sulla corretta individuazione dei sistemi di frode nel trattamento dei rifiuti».

Discarica e rifiuti Infine: «La nostra delega riguarda solamente l’appalto dell’Ati n. 2 dei 24 comuni con la Gest. Sono oggetto di indagini i prezzi delle prestazioni intermedie che costituiscono il servizio integrato. Tuttavia in questa fase in cui abbiamo interloquito con l’Ati n.2 e con i 24 comuni consorziati, noi stiamo acquisendo i prezzi delle prestazioni finali fatte agli enti pubblici, quindi al termine della filiera del ciclo integrato. È chiaro che poi saranno oggetto anche di ribaltamento di questi costi i rapporti tra le varie società che sono intervenute nel trattamento, quindi anche dei costi legati all’immissione in discarica o al trattamento dei rifiuti sotto forma dei vari impianti utilizzati e dei vari servizi prestati. Prima di scomporre il servizio finale nelle varie fasi stiamo acquisendo e classificando i vari servizi prestati per capire se sono conformi al capitolato d’appalto e, per i prezzi praticati sulla base di quei costi, come hanno calcolato la tariffa finale gli enti locali».

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