domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 12:34
20 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:25

In Umbria senza incentivi giù le assunzioni a tempo indeterminato. Voucher, continua la corsa

I dati dell'Inps sul primo bimestre: dalle 3.722 del 2015 alle 1.993 del 2016. Oltre 322 mila i buoni lavoro: un anno fa erano 100 mila in meno

In Umbria senza incentivi giù le assunzioni a tempo indeterminato. Voucher, continua la corsa
Un operaio

di Daniele Bovi

Volendo banalizzare parafrasando il noto slogan pubblicitario: no incentivi, no assunzioni. Dopo il dato del primo bimestre 2015, quando in Umbria le assunzioni a tempo indeterminato furono 3.722, il numero un anno dopo si è sostanzialmente dimezzato: 1.993. A certificarlo è l’Inps che martedì ha pubblicato i dati elaborati dall’Osservatorio sul precariato. Dati che, è bene ricordarlo, non sono confrontabili con quelli dell’Istat: l’Inps infatti misura le variazioni del numero e del tipo di contratti, mentre l’Istat si occupa degli stock, dell’andamento dei livelli di occupazione. Se per valutare pienamente gli effetti del combinato disposto tra incentivi e Jobs Act bisognerà aspettare i dati del primo trimestre 2016, intanto un’indicazione chiara dai primi 60 giorni dell’anno arriva: con la drastica riduzione degli incentivi (dal primo gennaio consistono nell’esonero dal pagamento del 40 per cento, e non più dell’80 per cento come nel 2015, dei contributi a carico del datore di lavoro fino a due anni per un massimo di 3.250 euro), in Umbria il numero di contratti a tempo indeterminato scende del 46 per cento.

I numeri Nello stesso bimestre del 2014, quando la ripresa pareva ben più lontana, furono di più (2.158). Quanto ai contratti a termine, si confermano ben di più di quelli a tempo indeterminato: 5.928 nei primi 60 giorni contro i 6.712 dello stesso periodo 2015; marginale la quota degli apprendistati (722 a gennaio e febbraio 2014, 619 nel 2015 e 805 nel 2016). Il totale delle assunzioni è quindi 8.726. E il saldo reale, quello dato tenendo conto delle cessazioni, cioè delle persone che hanno perso il lavoro per licenziamento o per altri motivi? Queste sono 7.468 (il calo rispetto al 2015 è dell’11 per cento), quindi il saldo è positivo per meno di 1.300 unità. Quanto alle cessazioni di contratti a tempo indeterminato, sono le stesse del 2015 (3.108, appena una in meno) mentre quelle di rapporti a termine passano da 4.779 a 3.974. Insomma, almeno per i primi due mesi dell’anno il saldo è positivo per quanto riguarda i contratti a termine e negativo per quelli a tempo indeterminato. Un dato, quest’ultimo, che si riverbera anche sulle trasformazioni dei rapporti di lavoro da temporanei a permanenti: 1.176 nel 2014, 909 nel 2015 e 828 nel 2016.

Calo prevedibile Il calo del primo bimestre secondo il numero uno dell’Inps Tito Boeri si può spiegare proprio con il boom di dicembre, quando molte imprese potrebbero aver anticipato assunzioni che altrimenti sarebbero state fatte nei mesi successivi. Una tesi sposata anche dal ministro del lavoro Giuliano Poletti: «Era prevedibile – ha detto martedì – che il boom dei contratti a tempo indeterminato a dicembre 2015 assorbisse assunzioni normalmente previste per i mesi successivi. C’è un vantaggio anche per i lavoratori che hanno visto così anticipata la loro assunzione con un contratto a tempo indeterminato». Tornando all’Umbria, in attesa del quadro completo del primo trimestre 2016 si può tracciare un bilancio del 2015: l’Inps spiega che in Umbria i contratti di lavoro stabili attivati grazie agli incentivi sono stati complessivamente 15.559 concentrati per buona parte, come previsto da molti analisti, all’inizio e alla fine dell’anno; delle oltre 15.500 assunzioni quasi 6 mila (5.940) riguardano trasformazioni da tempo determinato a indeterminato e complessivamente il saldo è negativo, dato che le cessazioni sono quasi 20 mila (19.843).

Voucher Una voce che non conosce segni meno è invece quella dei voucher, la cui corsa continua in modo inarrestabile anche nei primi due mesi del 2016: a gennaio e febbraio in Umbria ne sono stati usati 322 mila, esattamente 100 mila in più rispetto al 2015, quando erano cresciuti dello stesso ordine di grandezza rispetto al 2014. Dieci euro il valore nominale di questo strumento (7,5 euro la retribuzione netta) che, nato per pagare lavori saltuari come quelli stagioni (con lo scopo di portare a galla quote di lavoro nero) è diventato, ormai da tempo, una nuova frontiera del precariato. Numeri che hanno portato il governo ad annunciare, nei giorni scorsi, un decreto correttivo del Jobs Act che avrà lo scopo di tracciare i buoni. Le imprese, promette Poletti, dovranno comunicare in via preventiva il nome e il codice fiscale del lavoratore oltre alla data, alla durata e al luogo in cui si svolgerà la prestazione.

Twitter @DanieleBovi

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