mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 20:46
28 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:53

In Umbria l’agricoltura cresce più che in altre regioni, Coldiretti: «+9% rispetto al 2014»

Ecco tutti i dati Istat relativi alle produzioni: dal vino alle carni suine, fino a cereali, olio e altri prodotti

In Umbria l’agricoltura cresce più che in altre regioni, Coldiretti: «+9% rispetto al 2014»
La campagna umbra

«Torna a crescere l’economia agricola umbra che nel 2015 fa segnare un incremento del 9 per cento di valore aggiunto rispetto all’anno precedente, salendo a quota 490,8 milioni di euro, per una produzione che si attesta complessivamente sui 905 milioni di euro». I dati vengono dalla Coldiretti sulla base dei numeri diffusi dall’Istat sui conti nazionali del settore primario che evidenziano un incremento più pronunciato per la nostra regione rispetto al dato nazionale, anch’esso comunque in salita. «A fare la parte del leone – è la nota di Coldiretti – sono le produzioni vegetali, per un valore complessivo di 431 milioni di euro, seguite dagli allevamenti con 284 milioni di euro, mentre le attività di supporto all’agricoltura valgono 119 milioni di euro».

I dati «Tra le singole produzioni – spiega Coldiretti – si conferma il peso dei prodotti vitivinicoli che fanno segnare oltre 84 milioni di euro, piazzandosi al vertice di una top ten che vede a seguire le carni suine (83 milioni), frumento tenero (78 milioni), pollame (59 milioni), tabacco (54 milioni), frumento duro (41 milioni), uova (39 milioni), latte (36 milioni), olio (35 milioni) e carni bovine (34 milioni)». «La crescita del valore aggiunto testimonia la centralità del settore agricolo per tutto il sistema economico regionale – sottolinea Coldiretti Umbria – anche se permangono distorsioni all’interno delle filiere che non rendono possibile una giusta remunerazione per le imprese agricole. Una minaccia per la ripresa infatti resta il problema dei prezzi all’origine, che, per molte produzioni, non riescono neanche a coprire i costi, anche sotto la pressione delle importazioni di prodotti dall’estero poi spacciati per italiani».

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