venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 05:13
4 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:17

In Umbria annullati 10 matrimoni al mese. Bassetti: «Fate sempre attenzione ai figli»

Mercoledì il Tribunale ecclesiastico umbro ha tracciato il bilancio dell'attività 2015: definite 126 cause, 118 con sentenza di nullità. Impiegati e operai le categorie che più ricorrono al Teru

In Umbria annullati 10 matrimoni al mese. Bassetti: «Fate sempre attenzione ai figli»
Padre Pawlik

«Fate sempre attenzione ai figli», ovvero a coloro che spesso sono le prime vittime di un matrimonio che va in frantumi. È questa l’esortazione fatta dal cardinale arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, che mercoledì ha partecipato al Dies Annualis del tribunale ecclesiastico regionale; un appuntamento al quale ha preso parte anche padre Cristoforo Pawlik (vicario giudiziale del Teru) e monsignor Pio Vinto Pinto (decano della Rota Romana), intervenuto per illustrare alcuni aspetti della riforma del processo matrimoniale canonico. Mercoledì è stato tracciato un bilancio dell’attività 2015, anno nel corso del quale sono state trattate 230 cause di nullità matrimoniale, di cui 127 pendenti dal 31 dicembre 2014 e 103 introdotte nel corso dell’anno, un numero in linea con quello dei 12 mesi precedenti.

I numeri Nel complesso nel 2015 sono state definite 126 cause (39 dalla diocesi di Perugia, 20 da quella di Terni e 3 da quella di Gubbio), di cui 118 chiuse con sentenza affermativa. Insomma, ogni mese vengono annullati dieci matrimoni. Pendenti ancora risultano 104 cause, delle quali 11 prossime a sentenza e 8 ancora in fase dibattimentale. Ma chi sono le persone che decidono di annullare il loro matrimonio? Perlopiù hanno tra i 41 e i 50 anni (111 casi), anche se non mancano quelle tra i 31 e 40 anni (79) e pure quattro casi di persone oltre i 61 anni. In prevalenza sono uomini a chiedere l’annullamento: in tutto 69 mentre 57 sono le donne e nell’ordine si tratta di impiegati, operai, liberi professionisti, imprenditori, insegnanti, disoccupati. Infine, quanto alla durata dei processi, si va dai 6 ai 18 mesi.

Il cardinale Bassetti nel suo intervento iniziale ha fatto riferimento alla recente esortazione apostolica di papa Francesco, «Amoris Laetitiae», dedicata alla famiglia. «La vera rivoluzione che si può scorgere tra le pagine – ha detto – è la rivoluzione della tenerezza che rappresenta non solo una delle categorie più importanti di questo pontificato, ma anche uno dei simboli con cui guardare la famiglia attraverso questo documento. Un altro elemento che occorre sottolineare è l’accoglienza nella Chiesa che si lega strettamente a quelli dell’accompagnamento e del discernimento. È questo un elemento cruciale che misura, e misurerà la nostra capacità di amare e di aiutare le famiglie. L’accoglienza, infatti, deve essere rivolta verso tutti: alle famiglie in difficoltà, a quelle che vivono in condizioni di povertà estrema e a quelle che hanno conosciuto la ferita del fallimento matrimoniale. Un’integrazione pastorale necessaria, ma che è impensabile senza la medicina della misericordia e il discernimento del pastore. Si tratta, indubbiamente, di una grande testimonianza di carità, di vicinanza fraterna e di prossimità autentica nei confronti di tutto il popolo di Dio. Senza escludere nessuno».

La relazione Nella sua relazione padre Pawlik ha ricordato i cambiamenti apportati dal motu proprio di papa Francesco (intitolato «Mitis iudex dominus Iesus»), sulla riforma del processo canonico. Tra le novità più importanti, oltre alla totale gratuità delle cause («sperando che poi qualcuno – ha detto Pawlik – aiuti qualche ente benefico come ad esempio la Caritas») spiccano la centralità del vescovo nel servizio della giustizia. Il Vescovo stesso è giudice nella sua Chiesa, esercita la potestà giudiziaria sia personalmente sia mediante il Vicario giudiziale e i giudici. «Il Pontefice chiede con forza – ha ricordato il padre vicario -, che ogni vescovo torni personalmente ad esercitare o dare almeno il segno ai suoi fedeli di questa sua personale potestà. C’è poi l’abolizione dell’appello d’ufficio, per cui non è necessaria la conferma della sentenza di primo grado, affinché la decisione diventi esecutiva». Infine c’è l’introduzione del processo più breve, per il quale sono richieste alcune condizioni, come il proponimento della domanda da entrambi i coniugi o da uno di essi, col consenso dell’altro; e poi fatti, sostenuti da testimonianze o documenti, che non richiedano una inchiesta o una istruzione più accurata, e rendano manifesta la nullità.

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