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17 aprile 2012 Ultimo aggiornamento alle 14:31

Imprese, Cna: «Dalle banche credito solo alle grandi imprese: così non si va da nessuna parte»

Il tavolo del convegno

«Il credito per le nostre imprese è come la benzina per l’automobile: senza non possiamo andare da nessuna parte e, visti i costi, l’esempio non è del tutto casuale, anche se è sempre più difficile trovare il distributore aperto». Ha esordito con una metafora Renato Cesca, presidente provinciale della Cna di Perugia, alla tavola rotonda organizzata dall’associazione sul tema del difficile rapporto tra banche e imprese. Ad ascoltare con grande attenzione e partecipazione gli interventi dei relatori c’era quasi un migliaio di persone tra artigiani e titolari di piccole e piccolissime aziende, giornalmente alle prese con gravi problemi di liquidità.

Credito primo dei problemi «La pesante restrizione del credito – ha detto Roberto Giannangeli, direttore provinciale della Cna di Perugia – rappresenta il problema principale per le imprese, specie per quelle piccole e piccolissime: se pensiamo che in Umbria, secondo Bankitalia, il 70% dei prestiti erogati dalle banche va al 10% delle imprese, quindi delle grandi imprese, ci rendiamo conto di quanto siano stretti i cordoni della borsa nei confronti di quelle di piccole dimensioni. E non si può dire che la fiducia accordata a queste grandi imprese dagli istituti di credito sia ben riposta se è vero che le sofferenze in capo a quel 10% di big è del 76,4%». Per Cna il rating, assegnato in base a criteri nati per altri sistemi economici, non può essere l’unico strumento di valutazione dell’affidabilità di un’impresa. «Se negli anni ’70 e ‘80 si fosse utilizzato il rating per valutare le idee imprenditoriali degli ex mezzadri e/o ex operai, l’Italia non sarebbe sicuramente cresciuta così come ha fatto. Bisogna umanizzare il rating tornando a dare priorità alle relazioni, valorizzando il ruolo di mediazione dei confidi di categoria. Vanno studiati nuovi sistemi, anche non convenzionali, per assicurare il giusto credito alle piccole imprese, che oltre ad una funzione economica svolgono anche un importante ruolo di coesione sociale. Ma è ovvio che, senza l’adozione immediata di misure per favorire la crescita, ogni sforzo sarà inutile: ci aspettiamo che la politica sappia compiere scelte coraggiose, anche se impopolari».

La platea del convegno

La risposta dei banchieri Da Stefano Giorgini, intervenuto per Unicredit Banca, l’annuncio della messa a disposizione per le imprese del territorio di circa un miliardo di euro. Il gruppo Banca Intesa San Paolo, rappresentato dal capo area Centro Marco Barbuti, ha ricordato il progetto di costituzione della nuova Cassa dell’Umbria, che verrà presentato ufficialmente la prossima settimana e dal quale la Cna attende risposte, soprattutto rispetto al legame con il territorio di questo nuovo soggetto creditizio. Ha rimandato al mittente le accuse di restrizione del credito il direttore della Banca popolare di Spoleto, Francesco Tuccari, che ha ricondotto proprio all’eccessiva propensione al prestito le difficoltà di bilancio attuali di molte banche. «Il sistema paese è in forte crisi – ha affermato il direttore generale della Banca popolare di Ancona, Luciano Goffi -. Il settore manifatturiero subisce una fortissima concorrenza da parte di imprese di paesi emergenti in grado di produrre a costi molto più bassi. Occorre quindi una forte collaborazione tra sistema bancario, confidi e associazioni di categoria per assegnare la giusta valutazione ai progetti industriali delle imprese e assegnare i meriti creditizi». A sorpresa Artigiancassa, per bocca del presidente Gianluigi Serafini, ha annunciato un ritorno nel territorio a sostegno degli investimenti, delle esigenze di liquidità e dell’acquisto scorte delle piccole imprese.

Filiera della garanzia Costituire una filiera della garanzia: è questo il progetto a cui sta lavorando Fedart Fidi. Per Leonardo Nafissi, coordinatore nazionale della federazione dei confidi dell’artigianato, «sarà necessario l’intervento e il sostegno di tutti, dal Fondo centrale di garanzia alle Regioni, dalle Province alle Camere di commercio». Da Nafissi sono arrivate forti critiche nei confronti delle banche d’affari e delle società di rating, controllate dai grandi gruppi di investimento internazionali.

Le responsabilità della politica «La politica deve assumersi le proprie responsabilità e individuare nuove politiche per il credito». Catiuscia Marini, presidente della giunta regionale, ha chiesto che si arrivi alla «regionalizzazione del Fondo centrale di garanzia, strumento principe da destinare al sostegno delle piccole e piccolissime imprese, senza accesso diretto delle banche, bensì con un forte ruolo dei confidi come strumento di controgaranzia». La presidente si è detta contraria all’utilizzo del Fondo per garantire i debiti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, problema da affrontare con una revisione dei parametri del patto di stabilità per le amministrazioni con i conti in ordine. Marini si è anche impegnata a portare a conclusione il progetto per il sistema regionale del credito in capo a Gepafin.

 

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