Imprese «protestate», in Umbria è record: aumento del 16,8%, più che nel Mezzogiorno
di Ivano Porfiri
Nel primo trimestre del 2012 sono state quasi 500 le società umbre a cui è stato protestato almeno un assegno o una cambiale con un aumento del 16,8% rispetto allo stesso periodo del 2011. La percentuale più alta in Italia, oltre il doppio della media nazionale (+8,1%). I dati emergono da uno studio del Cerved su protesti e pagamenti delle imprese.
I protesti in Italia In totale, nel primo trimestre sono stati levati oltre 216 mila protesti a circa 68 mila imprese (+4,6% rispetto ai primi tre mesi del 2011), per un importo complessivo dei valori contestati pari a 712 milioni di euro. Se si guarda alle sole le società (imprese non individuali) secondo lo studio, in Italia, nel primo trimestre del 2012, si contano oltre 21 mila società «protestate» con una crescita dell’8,1% rispetto al primo trimestre 2011 quasi un terzo in più rispetto ai livelli medi osservati in un singolo trimestre pre‐crisi. Le informazioni di Payline, il databasedi Cerved Group che monitora le transazioni commerciali di circa 2 milioni di imprese italiane, confermano la situazione di difficoltà che stanno vivendo le aziende. I tempi medi di liquidazione delle fatture si assestano a circa 88 giorni, in crescita in tutte le fasce dimensionali (ad esclusione delle grandi imprese), mentre risulta in ulteriore aumento la diffusione di gravi ritardi, situazioni che spesso precludono a mancati pagamenti o a casi di default.
Peggio il Centro Sud Gli andamenti territoriali studiati dal Cerved evidenziano una frattura tra il Nord, in cui la situazione è negativa ma sostanzialmente stabile, e il Centro‐Sud, dove invece si osserva un ulteriore peggioramento dei pagamenti delle imprese. Nei primi tre mesi del 2012, i protesti risultano infatti in aumento con tassi a due cifre nelle regioni centro‐meridionali (+13,5% nel Sud e nelle Isole e +10,6% nel Centro).
Aumento record in Umbria In questo quadro spicca ancora di più, però, la situazione umbra. Nel Centro Italia tra gennaio e marzo del 2012 sono state protestate quasi sei mila società un aumento, come detto, del 10,6% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno ha visto un aumento record in Umbria con un +16,8% che non è stato registrato in nessuna altra regione italiana. Segue il Lazio con un +11,3%, e a ritmi leggermente inferiori Toscana (+9,6%) e Marche (+6%). Per fare un esempio, l’aumento medio del Mezzogiorno è del 13,5% con una crescita generalizzata, eccetto che in Calabria. Nel Nord chi è messo peggio è il Piemonte (+2,5%), che precede la Lombardia (+0,8%), che tuttavia resta la regione dell’area con l’incidenza maggiore dei protesti sul totale delle imprese (0,7%). Per ciò che riguarda l’Umbria l’incidenza dei protesti supera l’1%, attestandosi a metà Classifica tra la Calabria (quasi 2%) e il Trentino Alto Adige (0,2%).
Costruzioni settore più colpito Dal punto di vista settoriale, la crisi è avvertita soprattutto nel terziario e nelle costruzioni, mentrenell’industria i segnali sono più contrastanti. Con un aumento dei protesti del 12,5% rispetto al primotrimestre del 2011, l’edilizia ha raggiunto un livello di diffusione del fenomeno allarmante (l’1,5% delle società che operano nel comparto ha subito almeno un protesto nei primi tre mesi del 2012).





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