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9 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:41

Il procuratore Luigi De Ficchy: «La cattiva giustizia premia i criminali e penalizza le vittime dei reati»

Il magistrato: 'I fascicoli che produce il mio ufficio mettono in difficoltà il tribunale senza cancellieri'. La rivoluzione delle sezioni di polizia giudiziaria e il rapporto con la stampa

Il procuratore Luigi De Ficchy: «La cattiva giustizia premia i criminali e penalizza le vittime dei reati»
Il procuratore Luigi De Ficchy

di Enzo Beretta

«La procura smaltisce i fascicoli che entrano. Poi però quello che produce il mio ufficio mette in difficoltà il tribunale…».

Si spieghi meglio, procuratore Luigi De Ficchy…
«E’ piuttosto semplice: per la mancanza di personale e per il turn-over dei giudici non faccio che vedere rinvii di procedimenti. I miei sostituti mi raccontano che si concludono pochissimi processi e molti di essi vengono dichiarati prescritti. Una cosa è certa: i ritardi nella giustizia fanno molto piacere ai delinquenti colpevoli, vittime e imputati innocenti invece sono svantaggiati».

E’ troppo tardi per intervenire?
«Quando sono arrivato, quindici mesi fa, mi hanno parlato della spaventosa scopertura di personale in via XIV Settembre. Circa il 40 per cento. Ho proposto al presidente dell’Ordine degli avvocati un fronte comune, di andare al ministero, ma non ho ancora visto iniziative particolari…».

Senza cancellieri la macchina si ferma.
«Anche in procura perdiamo unità: all’ufficio affari semplici erano in sei, sono rimasti in due. Io mi divido il cancelliere con l’aggiunto».

Con queste condizioni perché l’imputato colpevole dovrebbe patteggiare la propria pena?
«Già, con la prescrizione a portata di mano perché dovrebbero essere chiesti sconti? Sui riti abbreviati il Codice ha fallito 20 anni fa. La cattiva giustizia non fa piacere alle vittime dei reati, ricordiamoci che ognuno di noi può subirne. Piace solo ai criminali e questo si riflette sullo sviluppo della città, della regione, dell’economia, sull’etica. Vede, nel nostro Paese non c’è un’etica così conclamata, stiamo attenti alle sanzioni soltanto quando sono effettive».

Il lavoro della magistratura inquirente, e i costi delle indagini, sono vanificati dalla prescrizione che troppo spesso interviene entro il primo grado di giudizio.
«Sono una minima parte i processi che vanno avanti e sono quelli coi detenuti. Altri, come Girasole 1 e 2 sulla tratta di esseri umani, con tantissimi imputati da tutto il mondo, a distanza di dieci anni sono ancora in udienza preliminare…».

Per colpa di chi?
«Del sistema che non consente di andare avanti per le procedure. In Italia ci sono 3,5 milioni di processi, basterebbero poche norme per far viaggiare bene il processo penale. Il Codice però non è adeguato alla nostra realtà, da noi le riforme si annunciano soltanto».

Mureddu e Shalabayeva sono le indagini più importanti in questo momento a Perugia. Quali reati vengono commessi in provincia?
«C’è un grande lavoro della Direzione distrettuale antimafia per il gigantesco problema della droga. C’è anche una criminalità economica pesante legata alla crisi: bancarotte, fallimenti, usura bancaria. Scarse violazioni edilizie, reati di corruzione pochi per fortuna. In compenso trattiamo 1.500 fascicoli all’anno riguardanti colleghi romani, sono pesanti e rappresentano il 10 per cento».

Quello su Roberto Staffa, l’ex pm di Roma che avrebbe fatto sesso nel suo ufficio con alcuni transessuali, è in tribunale.
«L’auspicio è che si faccia prima possibile, un processo di questo genere non può attendere mesi e mesi. Eppoi c’è una circolare del Csm secondo cui i processi ai magistrati devono essere smaltiti nel tempo più veloce possibile…».

Procuratore De Ficchy, perché poche settimane dopo il suo insediamento ha smantellato le sezioni di polizia giudiziaria? Carabinieri, poliziotti e finanzieri sono stati assegnati a singoli magistrati, che già ne avevano uno. Prima le indagini più delicate venivano trattate dalle sezioni…
«Anche adesso».

Se gli investigatori stanno in ufficio coi Pm quando e chi fa le indagini?
«Fanno sempre parte della sezione, quando servono per una perquisizione o un’intercettazione il comandante me lo dice e li utilizza senza problemi».

Procuratore, da quando Lei è a Perugia sono cambiati i rapporti dei giornalisti con le fonti: per timore dei tabulati tantissimi non rispondono neppure più al telefono. Fare informazione è un nostro dovere, lo sa? Essere informati invece è un diritto dei cittadini.
«A Roma non ho mai avuto questi problemi, i miei migliori amici sono tutti giornalisti. Bisogna capire che non è tutto pubblicabile, talvolta la notizia diffusa intempestivamente dalla stampa può danneggiare indagini in corso su terrorismo o malavita organizzata».

E’ mai successo?
«Finora non c’è stato nessun problema proprio perché ho instaurato un sistema di controllo. Decido io quando e se è opportuno dare le notizie».

Non crede sia utile un confronto anziché il muro? Il giornalista che si trova per le mani un’ordinanza cosa può saperne, se nessun investigatore o Pm risponde al telefono, cosa c’è dietro un arresto o un sequestro? Allo stato arrivano meno comunicati stampa nelle redazioni e quando arrivano spesso sono tardivi.
«La stampa fa un mestiere importante, io però sono contrario a rivelare notizie coperte da segreto istruttorio. Le forze dell’ordine mi chiedono il nulla osta per i comunicati e glielo concedo quasi immediatamente. Tre volte soltanto li ho negati: riguardavano minorenni, violenze sessuali e c’erano i nomi delle persone coinvolte».

Tante volte i tempi della cronaca non sono quelli del comunicato stampa né del procuratore capo che avrà mille altre cose cui pensare. E’ un caso anche che quasi non si fanno più conferenze stampa?
«Non ne ho mai rifiutata una. Non mi faccia sembrare il dittatore che non sono».

©Riproduzione riservata

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