martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 02:11
1 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:18

Il pg Fausto Cardella: «I giornalisti hanno il dovere di cronaca e il magistrato dialoghi con la stampa»

Intervento del procuratore generale a Tef: 'I fatti vanno raccontati per evitare polemiche e dietrologie, i giudici hanno tutto l'interesse a dare un'informazione corretta ed istituzionale'

Il pg Fausto Cardella: «I giornalisti hanno il dovere di cronaca e il magistrato dialoghi con la stampa»
Il magistrato Fausto Cardella

di En.Ber.

«Alcuni magistrati demonizzano il rapporto con la stampa facendosi quasi un vanto nel dire ‘Io non parlo con i giornalisti‘ perché c’è sempre lo spettro della fuga di notizie. Questo atteggiamento però deve essere superato, oggi il magistrato deve dialogare con la stampa alla quale va riconosciuta la funzione fondamentale dell’informazione. I cronisti fanno il loro dovere quando pubblicano le notizie». Così il procuratore generale di Perugia, Fausto Cardella, intervenuto alla trasmissione Speciale Dilettanti condotta da Mario Mariano.

Dovere di cronaca «La stampa – ha spiegato Cardella – adempie al suo dovere verso se stessa ma soprattutto verso i cittadini. Non si dovrebbe parlare tanto di diritto di cronaca quanto di dovere di cronaca. I cittadini hanno il diritto di avere notizie ed informazioni, il nostro è un dovere». Per questo motivo – secondo il Pg – «il magistrato non può e non deve ostacolare questa attività ma, anzi, ha tutto l’interesse a dare un’informazione corretta ed istituzionale».

I fatti vanno raccontati Riguardo le conferenze stampa Cardella aggiunge: «Approvo i colleghi che spiegano durante le conferenze stampa cosa è successo. Certamente vanno sempre utilizzati termini che non siano lesivi del diritto di difesa o anticipatori, nel pieno rispetto dell’arrestato o dell’imputato. I fatti però vanno raccontati e questo disinnescherebbe tantissime polemiche e dietrologie sulle inchieste. Il procuratore può dire ai giornalisti ‘Sto facendo questo, quest’altro però non ve lo posso dire perché c’è ancora l’indagine in corso‘». In conclusione «i giudici devono aprirsi e dialogare con la società nella consapevolezza degli effetti che produce il nostro lavoro».

©Riproduzione riservata

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