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4 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:40

Il pg Fausto Cardella: «I covi freddi del terrorismo, la corruzione e la trattativa per salvare la Corte»

Il procuratore generale di Perugia parla del 'potenziale pericolo' di azioni criminali in Umbria. Sul futuro del Palazzaccio: «Contro le riforme non basta alzare barricate, ci vogliono proposte»

Il pg Fausto Cardella: «I covi freddi del terrorismo, la corruzione e la trattativa per salvare la Corte»
Il pg Fausto Cardella (foto F.Troccoli)

di Enzo Beretta

In Umbria c’è un «pericolo potenzialmente alto» di azioni terroristiche. La nostra regione «ha la vocazione di essere una base fredda» e «stiamo prendendo tutte le iniziative per coordinare le azioni di contrasto al terrorismo»: lo ha detto il procuratore generale di Perugia, Fausto Cardella. Il magistrato parla della corruzione da cui l’Umbria «non è certamente immune», delle «difficili possibilità di debellare» a Perugia il fenomeno mondiale della droga ma anche delle «trattative» per tentare di mantenere in vita il palazzaccio di piazza Matteotti.

In una recente intervista il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, ha parlato del futuro del distretto perugino.

«Le parole del sottosegretario sono rassicuranti e dimostrano la consapevolezza dell’importanza della Corte. Sono favorevole agli accorpamenti, nella giustizia come nella sanità: entrambi hanno bisogno di personale per lavorare. Il problema della mancanza di amministrativi però è scandaloso».

Sono due gli aspetti da tutelare: evitare lo spreco delle risorse e assicurare funzionalità alla giustizia.

«La riforma non va ostacolata. Piuttosto la crescita di Perugia deve essere un dato oggettivo. Il futuro, piaccia o meno, sembra orientato verso le macroregioni. In una macroregione dai confini non ancora determinati Perugia potrebbe perdere alcune caratteristiche conservandone altre. Nel quadro di un riformismo inarrestabile tante possibilità possono trasformarsi in concrete trattative. Un’opposizione cieca e ostinata non è la strada giusta. Collaborino tutti, politici e avvocati, per l’interesse comune. Non basta alzare le barricate perché prima o poi vengono spianate, ci vogliono proposte costruttive».

A livello politico Perugia viene considerata di massima importanza perché si svolgono qui le inchieste e i processi alle toghe romane.

«L’articolo 11 del Codice di procedura penale è stato stabilito con una legge che può essere cambiata. Nulla vieta di spostare la competenza su un’altra città. Questa peculiarità va difesa e potenziata con nuove competenze, Perugia può essere una valvola per deflazionare Roma o la Toscana. Dobbiamo costruire una Corte d’appello più grande e più efficiente. Ora non siamo al massimo: soffriamo la carenza di personale, per quanto riguarda invece la situazione degli uffici stendiamo un velo pietoso perché è veramente compromessa…».

Cambiamo argomento. Prevenzione e lotta al terrorismo. Cosa succede a Perugia?

«Il terrorismo rappresenta un pericolo potenzialmente alto per la vicinanza a Roma e per la presenza di luoghi simbolo della cristianità. Siamo a rischio come base, l’Umbria ha la vocazione di covo freddo e viene tenuta sotto controllo. Su questo punto la procura generale ha compiti specifici di coordinamento e impulso delle forze di polizia. Stiamo prendendo iniziative per sensibilizzare le esigenze investigative contro il terrorismo».

Tre presunte overdose in tre giorni. L’incubo droga torna ad essere una minaccia?

«La situazione è migliorata rispetto ad anni fa. Siamo realisti: la droga è un fenomeno mondiale, non possiamo sperare di debellarla a Perugia. Il miglioramento è dipeso dalle espulsioni e dal potenziamento delle forze di polizia per strada. Il controllo della città è proporzionale al numero di agenti in questure e caserme».

Altro tema caldo è la corruzione.

«E’ un problema attuale e l’Umbria non è certamente immune da situazioni di questo genere. I risultati delle indagini ci dicono che gli episodi corruttivi sono abbastanza contenuti ma i dati emersi sono sicuramente incompleti ed è necessario vigilare in maniera attenta ed efficace. Di corruzione parlano il Papa e Mattarella, dai tempi di Pertini non ne parlava un Capo di Stato…».

Terroristi, spacciatori e corruttori hanno cambiato modo di comunicare. Oggi esistono messaggistiche istantanee più difficili da intercettare.

«Su questo punto preferisco non dare informazioni. La tecnologia man mano avanza e noi cerchiamo di adeguarci».

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