giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 20:40
4 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:56

Il Papa tra i malati, l’abbraccio al piccolo Giosuè: «L’ho invitato a pranzo». C’è chi è venuto da Cracovia

Bergoglio all'uscita ha salutato la grande famiglia del Serafico, tra loro un bambino che gli ha dato un disegno e una foto. I canti e i balli dei ragazzi: «Il Pontefice è il nostro faro»

Il Papa tra i malati, l’abbraccio al piccolo Giosuè: «L’ho invitato a pranzo». C’è chi è venuto da Cracovia
Il Papa tra i fedeli (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Protetti da un gazebo, e dalla chioma provvidenziale di un albero, hanno atteso per ore sotto un sole cocente solo in parte mitigato dalle centinaia di bottigliette d’acqua distribuite gratuitamente e dalla poca ombra. Loro sono i malati ospitati dal Serafico di Assisi, accompagnati dai volontari, dai famigliari e anche dal presidente dell’Istituto, Francesca Di Mauro. Tra i malati c’è un piccolo bambino down, Giosuè, anche lui in attesa sul lato destro del sagrato. È da lì, infatti, che quasi alle 18 Papa Francesco, dopo aver visitato nell’infermeria della Porziuncola una quindicina di religiosi malati, uscirà per salutare i fedeli. E per salutare in particolar modo loro, i bambini (una madre, in lacrime, è arrivata dalla Puglia per far benedire il suo piccolo) e gli altri malati dell’Istituto con i quali molto si intrattenne durante la sua prima visita ad Assisi, poco dopo l’elezione al soglio pontificio, nell’ottobre 2013. Bergoglio uscendo stringe le mani dei malati, li accarezza e prende Giosuè tra le braccia per abbracciarlo. Il bambino gli consegna un disegno e Bergoglio prosegue nel suo saluto alla grande famiglia del Serafico, prima di tornare sul sagrato della basilica.

IL PAPA TRA SILENZIO E PERDONO
LA DIRETTA DELLA GIORNATA

In 4 mila Qui, per proteggerlo dal sole, è stato allestito in breve un gazebo. Da lì rinnoverà l’invito al perdono, pregherà insieme ai fedeli e poi si infilerà di nuovo nella Golf blu che lo porterà al campo sportivo di Santa Maria degli Angeli, dove ad aspettarlo c’è l’elicottero che intorno alle 18.15 si è alzato in volo in direzione Roma. Giosuè è felice e oltre al disegno al Papa (al quale padre Enzo Fortunato ha regalato l’edizione speciale della rivista «San Francesco» dedicata al Perdono) consegna la foto della sua Prima comunione e lo invita a pranzo dalla nonna, viste le ottime «lasagne fatte a mano». Per lui e per gli altri la giornata è iniziata molto presto. Già dalle 11 il caldo è feroce e i fedeli (tutti obbligatoriamente muniti di pass) circa quattromila a fronte di una capienza complessiva stimata in 8.500, una volta entrati nell’area della basilica cercano riparo sotto gli alberi. Prima, invece, il migliaio che a mezzogiorno si trova intorno alla basilica cerca un riparo nella poca ombra fatta dai baracchini in cui di solito si vendono souvenir, e nel grande pergolato sul lato opposto di Santa Maria.

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Nella folla I più fortunati, almeno per quanto riguarda le condizioni meteo, sono coloro che intorno alle 14 hanno iniziato ad affollare la basilica, con tanto di immancabile selfie con la Porziuncola sullo sfondo. Tra i pellegrini, fuori, ci si difende dal sole con ombrelli, cappelli, teli e giornali. In netta maggioranza sono italiani, ma non mancano polacchi, francesi, tedeschi, qualche americano, qualche spagnolo, una famiglia di brasiliani con tanto di bandiera, una folta delegazione albanese e anche una giovane coppia di indiani colo loro piccolo. Nonostante il caldo «noi siamo freschi freschi da Cracovia» racconta una signora campana, reduce lei come altri dalla Giornata mondiale della gioventù che si è chiusa da poco. «Ci siamo fatti già dieci giorni con il Papa e ora siamo qui ad Assisi di nuovo con lui». Lo stesso ha fatto una comitiva di brasiliani. Molti anche i rappresentanti degli ordini francescani secolari, alcuni dei quali arrivano anche dalla Calabria. I più attivi, almeno quelli che non dormono all’ombra, sono i giovani: a gruppi cantano, ballano sorridenti nella fornace del sagrato, altri giocano a carte per ingannare l’attesa.

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Il nostro faro Papa Francesco invece per loro non è un inganno: «Lui – racconta un’adolescente di un gruppetto, è la nostra verità, il nostro faro». Molte anche le suore, una assai anziana sfida anche per ore il solleone per vedere più da vicino il Papa, mentre altre non si lamentano dei controlli: «Non ci danno fastidio, anzi ringraziamo tutte le forze dell’ordine per il lavoro che fanno». Il clima, se mai ce ne fosse bisogno, si riscalda quando sopra l’area di Santa Maria degli Angeli i fedeli intravvedono volteggiare più volte l’elicottero bianco con a bordo Bergoglio. Lì esplode la gioia dei pellegrini che applaudono e salutano. A loro, alla fine, si rivolge così: «Vi ringrazio per la voglia di essermi vicini. Per favore pregate per me. Arrivederci». Poi l’elicottero bianco torna a volteggiare nel cielo azzurro e i fedeli tornano a casa felici.

Twitter @DanieleBovi

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