venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 18:53
28 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:48

Il killer di Polizzi: «Volevo dargli una lezione, è andata com’è andata ma non sono un mostro»

Riccardo Menenti spiega ai giudici d'appello di Perugia: 'Ho perso il controllo ma volevo fermare le aggressioni a mio figlio. Due denunce vane alle forze dell'ordine, vivo per la mia famiglia'

Il killer di Polizzi: «Volevo dargli una lezione, è andata com’è andata ma non sono un mostro»

di En.Ber.

«Ho perso il controllo, non ho ragionato. E’ stata una tragedia ma è soltanto mia la responsabilità e di nessun altro». Queste le parole di Riccardo Menenti ai giudici della Corte d’assise d’appello di Perugia che nei prossimi giorni decideranno se confermare la sua condanna all’ergastolo ma, soprattutto, valuteranno se modificare i 27 anni di reclusione inflitti in primo grado al figlio Valerio, accusato dalla procura generale di essere il mandante del delitto di Alessandro Polizzi avvenuto in via Ettore Ricci durante la notte tra il 25 e il 26 marzo 2013.

«Volevo dargli una lezione» «Ero alterato per ciò che era successo – ha spiegato Menenti senior -. Mio figlio era in ospedale in condizioni pietose, col sangue, su una barella. Così quella notte ho deciso di andare a fermare queste aggressioni dando una lezione a Polizzi». Prosegue l’assassino: «Volevo fermare quello che per me era diventata una cosa assurda. C’erano due precedenti denunce disattese e il mancato intervento delle forze dell’ordine ha contribuito a questo mio stato d’animo». Riccardo spiega che «Valerio era stato ricoverato due volte con traumi abbastanza evidenti, aveva anche subìto due delicati interventi in faccia». Ma «l’epilogo di questa mia decisione è stato diverso» in quanto «io volevo soltanto dargli una lezione per tentare di bloccare queste benedette aggressioni. E’ andata male perché è finita come è finita…».

«La mia vita per la famiglia» «Mi hanno dipinto come un mostro incredibile – sono le parole del killer – come se avessi fatto chissà cosa nella vita». Menenti sostiene di «rendersi perfettamente conto della gravità di quanto accaduto» ma tende a sottolineare una cosa: «La mia vita è sempre stata dedicata alla famiglia. Sono costernato – aggiunge – però non credo di essere un mostro, da padre sono intervenuto per difendere mio figlio. E’ stata una cosa istintiva, poi è andata com’è andata…».

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