venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 01:46
21 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:29

Il grido di Papa Francesco ad Assisi: «La pace è santa, non la guerra. No a violenze in nome di Dio»

Preghiera comune dei leader religiosi per superare le differenze. ll meeting è stata l'occasione per celebrare il bisogno di combattere la «malattia» dell'indifferenza mediante la cultura

Il grido di Papa Francesco ad Assisi: «La pace è santa, non la guerra. No a violenze in nome di Dio»

di Enzo Beretta

Parole e gesti delle religioni del mondo esprimono nelle lingue più diverse un’unica invocazione di pace. Nella storica giornata di Assisi i leader religiosi hanno pregato insieme per superare le distanze in uno spazio di dialogo semplice quanto profondo. Ogni tradizione religiosa ha chiaramente la sua strada ma nei fondamenti di ognuna è inciso il valore della pace. Nel fascino del Poverello, di fronte alle polveriere del terrorismo, alle violenze e alle migrazioni forzate, il progetto totale di Papa Francesco si avvale della collaborazione delle altre confessioni. Sono le sfide urgenti del pianeta.

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«Non esiste un dio della guerra» «Solo la pace è santa, non la guerra – ha detto il Santo Padre -. Il diavolo vuole la guerra e vuole uccidere tutti». Trent’anni dopo l’intuizione di Giovanni Paolo II e il crollo del muro di Berlino si torna in Umbria dove tutto ebbe origine. «Sete di Pace», il titolo che la Comunità di Sant’Egidio ha voluto dare al meeting internazionale tra religiosi e laici, è stata l’occasione per celebrare il bisogno di combattere la «malattia» dell’indifferenza mediante la cultura. Un nuovo umanesimo per abbattere le differenze con l’impegno del dialogo. 511 leader di una Terra lacerata e inquinata dall’odio si sono incontrati ad Assisi, Capitale di un mondo in continua tensione che non smette di tremare per quella «terza guerra mondiale» denunciata con franchezza da Bergoglio. Pace, è il messaggio guida del pontefice. E la firma di un appello per la pace all’ombra della basilica di San Francesco sembra l’unica medicina per annientare la metastasi del fondamentalismo che tiene separati mondi, invece, destinati a incrociarsi e convivere nel rispetto delle diversità.

LE MEDITAZIONI DEI CRISTIANI
FOTOGALLERY: PREGHIERA ECUMENICA

Artigiani di pace «Per noi la differenza non è motivo di conflitto, polemica o distacco – ha scandito Bergoglio -. Ci sono bambini che nella loro vita hanno conosciuto solo violenza. Ci spaventiamo per qualche atto di terrorismo ma giorno e notte in quei Paesi cadono bombe e muoiono bambini, anziani, uomini, donne. La guerra è lontana? E’ vicinissima. I credenti siano artigiani di pace, noi capi religiosi siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo. Basta violenze in nome di Dio».

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FOTOGALLERY: ARRIVO E SALUTO AI RIFUGIATI

Convivenza civile ostaggio del terrore In 29 panel le 26 delegazioni si sono confrontate. Hanno ascoltato, compreso, abbattuto i muri divisori di una coesistenza troppo spesso ostaggio del terrore e dello scontro tra le civiltà. Il silenzio è stato il filo conduttore di una trama coraggiosa contro le strumentalizzazioni della follia. Il programma è stato ricco e serrato tra esponenti della religione cattolica, ortodossi, protestanti, ebrei, buddisti, musulmani, scintoisti, sikh, induisti e zoroastriani. Intorno al tavolo del refettorio c’era il custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, il patriarca siro-ortodosso di Antiochia Efrem II, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e Abbas Shuman dell’università sunnita di Al Azhar. Insieme a loro c’erano sei profughi, tra cui Maria, sei anni, una bimba di Damasco: uno straordinario esempio di umanità e di autentica condivisione.

Il grido dei poveri contro la guerra «Non ci può essere la pace senza rispetto e giustizia», ha detto Bartolomeo I. Gli ha fatto eco il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi: «Chi prega libera energie di pace». Per il rabbino capo di Sayyon, David Brodman, «lo spirito di Assisi è la risposta alla Shoah». Trent’anni dopo, ancora da Assisi, come nel freddo pomeriggio del 1986 con Karol Wojtyla, riparte dunque il progetto di una pace a pezzi: da domani ogni componente potrà sostenere il piano totale influenzando il proprio gruppo di appartenenza. Semplici quanto profondi propositi di comportamento per tentare di uscire dalla «vergogna della guerra» ascoltando il «grido dei poveri» finora «spento come fosse un canale della tv».

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