domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 04:00
12 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:39

Il fisioterapista Ragusa: ‘Il regalo di José Mourinho, gli scherzi di Matrix e la chiamata di Pippo Inzaghi’

Dal Perugia di Gaucci al Milan. Il medico: «Ho vinto una scommessa con Mou, Ballack è tornato in piedi per magia, per visitare Samuel Eto'o invece ho detto a 18 pazienti che avevo la febbre»

Il fisioterapista Ragusa: ‘Il regalo di José Mourinho, gli scherzi di Matrix e la chiamata di Pippo Inzaghi’
Fabrizio Ragusa e Pippo Inzaghi

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di Enzo Beretta

La scommessa vinta con José Mourinho, l’amicizia con Marco Materazzi, i 18 appuntamenti rimandati per visitare Samuel Eto’o, il «miracolo» di Michael Ballack e la telefonata di Pippo Inzaghi: «Vieni al Milan». E’ una bella storia di sport e professionalità quella di Fabrizio Ragusa, 46 anni di Amantea, fisioterapista del Perugia di Gaucci al quale negli anni si sono rivolti i campioni dell’Inter del triplete ma anche quelli del Chelsea, West Ham, Atletico Madrid e infine Milan.

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«12 dicembre 2014, mi squilla il cellulare, una voce maschile mi dice ‘Ciao, sono Pippo Inzaghi‘. Credevo che quel burlone di Marco Materazzi mi stesse facendo uno dei suoi scherzi, forse l’ho anche mandato a quel paese… invece era Pippo, per davvero, che mi chiedeva di seguirlo al Milan. Ho mollato lo studio di San Sisto e sono corso a Milanello per andare a firmare il contratto con la seconda squadra più titolata del mondo».

Da quanto tempo fai parte dello staff del Milan?
«Dal 2 gennaio 2015. Quando sono arrivato a Milanello un energumeno in giacca e cravatta mi ha puntato il dito appena sono sceso dall’auto e mi ha chiamato per cognome. Mi ha detto di seguirlo. Durante il colloquio di lavoro alcuni dirigenti facevano riferimenti ad esperienze che non erano scritte nel curriculum, quando ho chiesto loro come facessero a sapere quelle cose mi è stato risposto ‘Ragusa, noi siamo il Milan…‘».

E’ vero che ha vinto una scommessa con José Mourinho?
(ride) Dopo il Perugia dei vari Castagner, Boskov, Rapajc e Alessandro Gaucci mi sono trasferito un paio di giorni a settimana a Milano. Oltre Matrix ero il consulente medico di alcuni giocatori come Eto’o, Chivu, Dejan Stankovic. Ho perfino massaggiato la caviglia di Chivu in una Fiat 500… Un giorno Matrix si infortuna, gli dicono che sarebbe rimasto bloccato per due mesi e mezzo ma gli ho promesso che in due settimane l’avrei fatto tornare in campo. Con l’unico vincolo che sarebbe dovuto venire a Perugia. Marco gliel’ha detto a Mourinho e scherzando abbiamo fatto una scommessa. Beh, Matrix l’ho rimesso in piedi in 15 giorni e al mio studio Mou mi ha fatto consegnare le sue scarpette personalizzate con la bandiera del Portogallo e l’autografo…».

E’ un lavoro difficile quello del fisioterapista?
«Farlo con i professionisti è più facile che con gli altri. Io sono il meccanico dei loro fisici che hanno continue criticità. Lavorare con le mani significa anche essere un buon confidente, il mio compito non è solo intervenire su tendini, muscoli o articolazioni e contratture ma consiste anche nel trasmettere tranquillità agli atleti. Nello spogliatoio gli equilibri tra i professionisti sono sottili e non devono essere destabilizzati. In questo un grande insegnante è stato Renzo Luchini. In futuro mi piacerebbe proseguire il suo lavoro nel Perugia».

Sul tuo profilo Facebook ci sono decine di foto con calciatori famose, quasi tutte in infermeria… Nesta, Mexes, Romagnoli, Drogba, Ballack, CR7, El Shaarawy, ce n’è una perfino con Berlusconi…
«Ballack l’ho conosciuto a Londra durante uno dei miei tanti viaggi per insegnare Tecarterapia ai professionisti. In un corso di formazione ai terapisti del Chelsea mi è stato presentato questo gigante tedesco. Era fermo da cinque mesi. Non so come ho fatto perché in questo mestiere i miracoli non si fanno ma il centrocampista dopo un paio di sedute con me è tornato ad allenarsi senza dolori…».

Immagino non sia stato facile arrivare fino a Stamford Bridge.
«Decisamente no. I sacrifici sono stati tanti e una volta ho perfino tradito i miei pazienti. L’ho fatto per una giusta causa, quando mi ha telefonato Samuel Eto’o: ‘Fabrizio, ho bisogno di te‘. Ho chiamato 18 persone inventandomi di avere la febbre e ho rinviato tutti gli appuntamenti in agenda per incontrarmi col centravanti. Quella domenica, però, la Gazzella è tornata a correre più veloce di prima».

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