mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:03
23 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:58

Il cardinale a Città della Pieve per Giubileo: «E’ questo il momento giusto per cambiare vita»

Le celebrazioni per le 'opere di misericordia: «Facciamo rifiorire ancor più questa carità»

Il cardinale a Città della Pieve per Giubileo: «E’ questo il momento giusto per cambiare vita»

«Questo è il “cuore” di tutti i Giubilei particolari che stiamo vivendo nella nostra comunità diocesana, perché è il Giubileo delle opere di misericordia, è il Giubileo degli ammalati, dei sofferenti e di coloro che si prendono cura di loro». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha commentato ai giornalisti presenti a Città della Pieve, il 22 maggio, la manifestazione del ‘4° Meeting ‘E io vi ristorerò…’ nella sofferenza la speranza” di realtà ecclesiali socio-assistenziali, sanitarie e caritative che, nel tenersi nell’Anno santo, è stato vissuto come giornata diocesana del ‘Giubileo delle opere di misericordia’. Un evento promosso dagli Uffici diocesani per la salute e liturgico e dalla Caritas, che ha visto la partecipazione di associazioni e organizzazioni tra cui la Misericordia, l’Unitalsi, il Cvs, l’Apv, l’Avis e l’Aido.

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Il cardinale Bassetti «Essendo il Giubileo della Misericordia – ha proseguito il cardinale –, attraverso tutti coloro che lo vivono, vediamo in concreto le opere di misericordia corporali: assistere agli ammalati, accogliere i bisognosi e chi viene da lontano. E vediamo, appunto, questo fiorire della carità. Io più sto in questa diocesi e più mi rendo conto che c’è tanta carità di Cristo che viene da lontano, prima per la presenza dei benedettini e poi del francescanesimo con san Francesco e san Bernardino. Oggi sta a noi far rifiorire ancor più questa carità. Quello perugino e umbro è un terreno fertile per la Carità e sta a noi saperlo ben coltivare per poi poter raccogliere buoni frutti».

«Questa chiesa di misericordia» All’inizio della celebrazione eucaristica nella concattedrale dei santi Gervasio e Protasio, svoltasi al termine del pellegrinaggio di malati, disabili e operatori socio-sanitari e volontari, l’arcivescovo, ha ringraziato quanti si sono prodigati per la buona riuscita della giornata giubilare dedicata alle opere di misericordia. «La nostra comunità diocesana si è sempre distinta per l’accoglienza di persone in situazioni di disagio – ha detto – e voglio incoraggiare questa mia Chiesa, affidatami dalla misericordia del Signore, a camminare sulla strada della carità, della solidarietà e dell’accoglienza. Gesù ci dice con forza: ‘Venite a me voi tutti, che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò’». «Con tanta gioia abbiamo oggi celebrato questo Giubileo delle opere di Misericordia – ha esordito nell’omelia il cardinale –. Ma cos’è la Misericordia si domandava spesso padre Turoldo? “Null’altro si potrebbe dire che una miseria raccolta nel cuore”. Dio nostro Padre per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo, raccoglie nel suo cuore le miserie e le povertà di tutti gli uomini. E noi siamo chiamati a fare lo stesso. Quando la povertà e la miseria altrui colpisce il tuo cuore, quella è misericordia. Noi con lo sguardo fisso su Gesù e il suo volto misericordioso, possiamo cogliere l’amore della santissima Trinità e noi oggi celebriamo la sua solennità (Domenica 22 maggio, SS. Trinità, n.d.r.)».

«Saremo giudicati sull’amore» Il porporato ha poi parlato della «credibilità della Chiesa» che «passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. Eppure la cultura del perdono, che è il massimo della Misericordia, fatica a farsi strada! Quanta durezza di cuore! Dice bene papa Francesco: ‘La vita senza perdono è simile ad un deserto arido!’. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza». Il cardinale ha anche rivolto un «invito», quello di «vivere quest’anno giubilare alla luce della parola del Signore: ‘Misericordiosi come il Padre’. E’ un programma di vita impegnativo, ma ricco di gioia e di pace, nell’essere aperti alle opere di misericordia spirituali e corporali. Noi saremo giudicati in base alle parole del Signore: se avremo dato da mangiare agli affamati, se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo, se avremo avuto tempo per stare con chi è malato, carcerato, se avremo avuto pazienza con il nostro prossimo a imitazione di Dio, che è tanto paziente con noi. Si, perché alla sera della vita, noi, come dice san Giovanni della Croce, saremo giudicati sull’amore». Il cardinale, avviandosi alla conclusione, ha augurato ai fedeli di poter «essere raggiunti dalla parola del perdono per sperimentare la dolcezza della misericordia del Signore. E questo è il momento favorevole per cambiare vita. Questo è tempo per lasciarsi toccare il cuore. Dio non si stanca di tendere la mano ed è sempre disposto ad ascoltare, ad accogliere».

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