lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 12:27
24 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:09

«Il boato, il buio e la paura di morire»: le testimonianze dei terremotati umbri

La coppia di romani partiti 48 ore prima che il sisma gli sventrasse l'appartamento e il cane che resta in casa accanto all'anziana paralitica. I racconti dei 142 secondi di terrore

«Il boato, il buio e la paura di morire»: le testimonianze dei terremotati umbri
Via del Tricaio di San Pellegrino (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

«Il boato, il buio e la paura di morire». Iniziano tutti così i racconti degli abitanti di Norcia e delle frazioni di San Pellegrino e Castelluccio, le più colpite dal terremoto delle 3.36 di mercoledì che con magnitudo 6 ha devastato un’ampia zona a confine con Marche e Lazio, dove sotto le macerie di Pescara del Tronto (Ascoli Piceno) e Amatrice (Rieti) sono morte almeno 120 persone.

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Le testimonianze dei terremotati umbri Ed è proprio il terrore di non avere il tempo di uscire di casa nel cuore delle notte a far tremare la voce dei residenti di San Pellegrino che intorno alle sei del mattino, ossia allr prima luce dell’alba, sono usciti dalle auto in cui erano fortunatamente riusciti a rifugiarsi. Non tutti però: «Mia madre è paralitica – racconta uno dei residenti di via del Tricaio – siamo in attesa dell’ambulanza per trasportarla in una struttura, fortunatamente la casa ha retto il colpo e per ora siamo abbastanza tranquilli . Io e mia moglie saliamo continuamente per controllare ma pensi – dice – non c’è stato verso di far uscire il cane che dalla prima scossa è in camera con mia madre». I residenti del primo tratto della via sono tutti lì, ascoltano le parole del vicino e raccontano il proprio incubo: «La casa ballava incredibilmente e non c’era energia elettrica – racconta una giovane donna, al suo fianco il marito e il figlio adolescente – ci siamo fatti luce col cellulare e abbiamo messo i piedi a terra ma senza toccare il pavimento, completamente ricoperto dei vestiti rovesciati fuori dall’armadio, dai libri caduti insieme a soprammobili. Mi creda – dice con gli occhi sgranati – non trovavamo neanche la porta della camera da letto». Poi gli sguardi si allungano verso il civico 85 che non esiste più, letto matrimoniale a vista e sanitari del bagno piombati in mezzo alla strada: «Se lì viveva qualcuno? Certo, ma fortunatamente fino a 48 ore fa. Sono una famiglia di Roma – spiegano i vicini – e lì sono tornati lunedì dopo aver trascorso qui un lungo periodo».

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La prima notte fuori casa La paura è tanta ma fin dalle prime ore a tutti è stato chiaro di essere scampati alla tragedia, che invece non ha risparmiato zone a ventina di chilometri di distanza. A renderlo chiaro le abitazioni crollate e il campanile in bilico, oltre al bollettino scioccante che via via arrivava da Marche e Lazio. Ben più contenuti i danni subiti nel centro storico di Norcia: «Non ho mai avuto tanta paura – racconta al chiosco di fronte a Porta Romana un’altra donna stabilmente residente nella cittadina – e non ho mai sentito un boato del genere, sono sincera neanche nel 1979». Accanto un paio di anziane concordano senza ombra di dubbio. Tanti anche i turisti svegliati nel sonno dal terremoto, tra di loro molte squadre sportive, come il Foggia di Giovanni Stroppa che ha sospeso con due giorni di anticipo il ritiro per far ritorno in Puglia: «C’è stato grande panico per ore – ha commentato brevemente il tecnico – siamo rimasti giù nel parcheggio ed è andata bene ma ora torniamo a casa». E così hanno fatto tutti, tanto che a metà mattinata la folla col trolley era già sparita, tra loro anche i cento giovani ospiti dell’Ostello della gioventù ora inagibile. Restano invece i residenti alcuni dei quali, specie gli anziani, faticano non poco a lasciare la propria casa e gli affetti di una vita per trascorrere la prima notte in un alloggio provvisorio. Mentre la terra continua a tremare.

@chilodice

 

 

 

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