venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:10
10 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:19

Hotel Subasio di Assisi, Tar sospende la chiusura. Titolare: «Provvedimento drastico e ingiusto»

Dopo la decisione del giudice parla Luigi Catalano: «L'interdittiva antimafia non andrebbe applicata solo per un rinvio a giudizio e non stabilisce se uno è mafioso»

Hotel Subasio di Assisi, Tar sospende la chiusura. Titolare: «Provvedimento drastico e ingiusto»
Hotel Subasio

Il Tar dell’Umbria ha accolto la richiesta di sospensiva del provvedimento con cui è stata revocata la licenza all’hotel Subasio di Assisi. L’avvio della procedura per la decadenza della licenza alla società che gestisce il noto albergo era stato uno dei primi atti del nuovo sindaco Stefania Proietti, che aveva voluto dare «un segnale inequivocabile per tutto il territorio: nessuna esitazione nei confronti di chi non opera nel più totale rispetto della legalità».

Parla Catalano Ora, dunque, a parlare è Luigi Catalano, titolare dell’hotel Subasio: «L’accoglimento con decreto monocratico del Tar Perugia – scrive in una nota – ha permesso, con una decisione giusta, di poter tenere aperto l’hotel Subasio che il sindaco, con un provvedimento drastico aveva deciso di chiudere. L’interruzione della struttura in maniera tassativa non è un danno soltanto alla società che gestisce il complesso, ma è un danno alla Città di Assisi, alla Provincia di Perugia ed all’immagine dell’Italia nel mondo. Abbiamo sostenuto nel ricorso che l’azione dell’interdittiva fatta valere in questo modo è oltre modo infondata e paventa illegittimità costituzionale; le attività commerciali nel caso di misure di prevenzione vengono amministrate da un curatore fino ad eventuale condanna definitiva, invece, secondo la normativa antimafia, con l’interdittiva vengono chiuse le attività in maniera drastica senza mezzi termini. Non è possibile che una norma più lieve quale è l’interdittiva, emanata per presunzione e non per certezza, possa creare un azione più rigida delle misure di prevenzione che scaturiscono da fatti accertati».

Interdittiva e applicazione L’interdittiva antimafia, secondo Catalano «qualora fosse applicata con ponderazione su fatti verificati da sentenze di condanne definitive sarebbe uno strumento utile, efficace ed efficiente per l’economia ed il mercato. Per il principio che la legge deve condannare al di là di ogni ragionevole dubbio non si può applicare una misura drastica come l’interdittiva senza che vi sia la certezza del reato contestato; su delle ipotesi si distrugge l’attività lavorativa. Con la stessa logica che bisogna tutelare gli imprenditori onesti bisogna agire con cautela verso chi si sta valutando onde evitare che per semplici supposizioni si possa commettere il rischio di un vessazione in nome delle giustizia. L’interdettiva applicata in questo modo è una barbarie gratuita nei confronti di chi lavora onestamente. Non è esatto – prosegue l’imprenditore – che questo sistema di interdittiva garantisce le ditte oneste da imprenditori poco sani; se non è accertato un comportamento illecito vi è l’altissima probabilità di commettere una grave ingiustizia; la legalità, la giustizia ed il diritto debbono camminare di pari passo guai se questo principio viene violato».

Non accerta se si è mafiosi «È inaudito – aggiunge Catalano – che un semplice rinvio a giudizio possa distruggere l’attività lavorativa di chi è finito nelle mani degli inquirenti senza che sia prima condannato definitivamente. Questo sistema non bilancia affatto il mercato, ma lo altera creando monopoli in favore di qualche soggetto a discapito di tanti altri di cui non si ha la certezza che non siano altrettanto onesti. Spesso, da ciò che si legge sui giornali i cittadini dovrebbero avere soddisfazione quando vedono applicare le interdittive come se vi fosse stata un’azione eroica in favore dei cittadini onesti; la maggior parte dei cittadini non sa che tale provvedimento viene emesso senza certezza di condanna e quindi pensano che si trovano una città invasa da mafiosi ciò crea squilibri di mercato. L’interdittiva antimafia non accerta che un soggetto è mafioso come il sindaco e i giornali stanno dipingendo, da mesi, l’amministratore dell’hotel Subasio; l’interdittiva è una cautela amministrativa che, purtroppo, anticipa una pena con una misura assai più drastica di quella che potrebbe essere la condanna futura per il reato ascritto all’amministratore».

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

-->

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO
  • io

    il danno all’immagine dell’Italia nel mondo lo fa la mafia, non le interdittive.

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250