domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:41
17 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:53

‘Hotel Gomorra’, gli affari dei Casalesi in Umbria: 14 sotto processo per estorsioni e società fallite

Udienza a Perugia. Le accuse riguardano associazione per delinquere, riciclaggio, truffa e false fatture. «Un milione dalla camorra per svuotare imprese in difficoltà»

‘Hotel Gomorra’, gli affari dei Casalesi in Umbria: 14 sotto processo per estorsioni e società fallite
Il palazzone a Ponte San Giovanni con la scritta 'Hotel Gomorra'

di Enzo Beretta

Associazione per delinquere, truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, evasione totale delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, emissione e ricezione di fatture per operazioni inesistenti. «Con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare la camorra», più in particolare i Casalesi di Villa Literno. Sono questi i reati contestati a 14 persone per le quali oggi si è aperto il processo dinanzi al tribunale collegiale di Perugia. Difetti di notifiche hanno costretto al rinvio: 22 novembre. In autunno torneranno sul banco degli imputati Giuseppe D’Urso (54 anni, di Messina), Carmelo D’Urso (52, Messina), Marcello Briganti (54, Palermo), Giuseppe Marino (54, Catania), Salvatore Orecchio (66, Messina), Gaetano Cacciola (59, Messina), Maurizio Papaverone (56, di Latina), Stefano Malmassari (52, romano), Giuseppe Zinnarello (49, Reggio Calabria), Angelo Russo (42enne di Villa Citerno, provincia di Caserta), Filippo Gravante (49, di Grazzanise, Caserta), Pasquale Tavoletta (44, Napoli), Antonio Iossa (53, napoletano) e Santi Carmelo Balastro (detto Santino, 63, di Casalvecchio Siculo in provincia di Messina).

Il filtro del gup Durante il processo con rito abbreviato è stata pronunciata dal gup Alberto Avenoso sentenza di proscioglimento per Diana Lambrino (37enne nata in Romania), per «non aver commesso il fatto»; Gennaro De Pandi (43, Napoli) ha patteggiato la propria pena a 20 mesi di reclusione e 1.400 euro di multa; «non luogo a procedere», invece, per Fiorella Luciana Pavan (52enne di Torino). Nell’aprile 2015 il gup ha però disposto il rinvio a giudizio per gli altri 14 imputati che, secondo l’accusa, hanno «ricevuto più di un milione di euro dall’associazione camorristica dei Casalesi impiegando il denaro per acquisire società in difficoltà». Per la procura l’associazione è stata costituita a Perugia nel 2009 e fino al 2011 ha tentato di allungare i tentacoli fino a Pesaro, Montecatini, Roma e Novara.

Società sull’orlo del baratro Dall’inchiesta Apogeo dei carabinieri del Ros e del Gico della Guardia di finanza è emerso che «attraverso le truffe» sono stati «distratti i profitti di imprese condotte al fallimento». I ruoli apicali – ricostruiti dalla Direzione distrettuale antimafia – erano quelli di Giuseppe D’Urso («promotore e organizzatore dell’associazione»), il suo «braccio destro» Angelo Russo, i «finanziatori» Tavoletta e Malmassari, il punto di riferimento Papaverone. La presunta organizzazione criminale – è spiegato nelle carte dell’accusa – si avvaleva di uomini di fiducia, collaboratori e prestanome.

Riciclaggio in cantieri e hotel I soldi sporchi provenienti dalla Campania – è emerso durante le indagini – venivano riciclati in imprese edili e alberghi. Un’operazione finanziaria da 7,1 milioni di euro non è andata in porto per un soffio. Tra le ulteriori accuse della procura c’è l’estorsione contestata a Giuseppe D’Urso che avrebbe «minacciato di provocare il fallimento» di un’impresa di Ponte San Giovanni qualora il legale rappresentante non avesse «sottoscritto nel maggio 2011 una scrittura privata con la quale gli riconosceva un credito di 1,3 milioni per lavori edili mai eseguiti». Tra le fonti di prova indicate dal gup ci sono anche intercettazioni telefoniche, querele, interrogatori, perquisizioni e sequestri.

Il legale di parte civile «Finalmente oggi si è tenuta la prima udienza dibattimentale del processo contro presunti appartenenti alla criminalità organizzata – sono le parole dell’avvocato di parte civile, Marco Angelini -. Il procedimento, scaturito dall’indagine diretta dal procuratore aggiunto Antonella Duchini, rappresenta un monito per tutti ad adottare ogni rimedio possibile per arginare il dilagare della criminalità organizzata».

Le parole del procuratore Soltanto venerdì mattina, in un vertice in prefettura, il procuratore distrettuale antimafia Luigi De Ficchy ha parlato «della presenza in Umbria di diverse organizzazioni criminali» soffermandosi sul «loro grado di penetrazione nell’economia locale». Secondo il magistrato, con lunghi trascorsi nella Dna, «le recenti inchieste di mafia in Umbria (in particolar modo l’inchiesta Quarto passo, ndr) hanno consentito di dare una visione unitaria a fatti, presenze e fenomeni delittuosi già da tempo noti ma dei quali prima non erano emerse chiaramente relazioni, collegamenti e logiche associative». Il procuratore generale Fausto Cardella ha invece stimolato «una sempre più incisiva azione di contrasto dei fenomeni criminosi di maggior allarme nei settori più vulnerabili».

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