sabato 22 novembre 2014 - Aggiornato alle 00:53
11 aprile 2013 Ultimo aggiornamento alle 13:43

«Hitchcock», tra humor nero e toni favolistici sul grande schermo finisce la vita di coppia del regista

Protagonista il rapporto controverso tra il Maestro del brivido, interpretato da Anthony Hopkins e la moglie Alma che ne ha influenzato l'opera cinematografica

«Hitchcock», tra humor nero e toni favolistici sul grande schermo finisce la vita di coppia del regista

di Gordon Brasco

Cosa rimarrà di questo film tra qualche anno? Nulla o forse un vago ricordo dell’ennesima performance di Anthony Hopkins. Le premesse per diventare un caso internazionale c’erano tutte: ottimo cast, biografia di uno dei personaggi più famosi e impenetrabili del cinema moderno, una campagna pubblicitaria sommessa ma intrigante e invece? E invece il film che andrete a vedere (se deciderete di farlo) si risolve in una storia piacevole ma senza mordente, incapace di soddisfare la bramosia di conoscere più da vicino uno dei registi più innovativi e geniali del dopoguerra da parte dei tantissimi fan che ancora serpeggiano tra i cinefili di tutto il mondo, ma anche di incuriosire chi Hitchcock non lo ha ancora visto (pensiamo a un pubblico più giovane) in tutte le sue diverse sfaccettature. Il maestro del Brivido è stato un genio del thriller, delle spy story, del poliziesco e così via riuscendo là dove molti registi altrettanto cult sono naufragati, ovvero coniugando genio e produttività…inutile dire che il film non poteva ripercorrere tutta la vita del grande regista ma questo non è stato mai nelle intenzioni di Sacha Gervasi che pone al centro della storia il rapporto di coppia tra Hitchcock e sua moglie in un momento particolare della loro vita, ovvero poco prima dell’inizio delle riprese di Psyco. Un rapporto controverso quello dei coniugi Hitchcock: è nei loro alti e bassi che si concretizza tutto il resto, persino l’arte del grande maestro ne viene «contaminata» lasciando sottendere come ci sia molto di più di quanto finora detto nell’influenza di Alma (la moglie di Hitchcock) nel successo di Alfred.

Humor nero Helen Mirren doma un personaggio che va in crescendo durante il film fino al momento di un suo monologo quasi al termine della storia dimostrando, se mai ce ne fosse ancora bisogno, tutta la sua bravura e capacità di tener testa a un mostro sacro come Hopkins. Dell’attore inglese abbiamo già detto sopra però c’è da sottolineare un aspetto della sua performance che ci ha convinto poco, ovvero la mimica facciale: Alfred Hitchcock aveva delle espressioni e delle posture piuttosto singolari dovute anche a una conformazione della bocca particolare…Anthony Hopkins ci prova a replicarle ma con scarso successo, scadendo quasi nella pantomima, una pecca veniale se vogliamo ma che impedisce allo spettatore di «cadere» nell’illusione del cinema di credere che ciò che sta vedendo è reale.  Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi si ma con l’avvertenza che non stiamo certo parlando di un capolavoro: la storia è interessante e fluida, tratteggiata da humor nero e toni favolistici, però la vicenda non appassiona né colpisce particolarmente per chissà quali rivelazioni sulla vita del grande regista inglese…una dichiarazione di stima nei confronti di un grande del cinema destinata a cadere però presto nell’oblio.

Un film di Sacha Gervasi. Con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, James D’Arcy, Jessica Biel. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 98 min. USA 2013. 20th Century Fox.

Trama: Nel 1960 Alfred Hitchcock decide di girare quello che diventerà uno dei suoi capolavori: Psycho. Consigliato da sua moglie Alma, il regista procede con la lavorazione del film, che vede protagonisti Anthony Perkins, Janet Leigh e Vera Miles, ed è ispirato ad un romanzo di Robert Bloch. Sul set l’atmosfera è vivace, tra le pressioni dello studio e le esigenze del regista.

Foligno
Multisala Clarici: 18.00 20.15 22.30

©Riproduzione riservata

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