lunedì 17 dicembre - Aggiornato alle 20:24

‘Terre di Bettona’, progetto per una nuova consapevolezza del cibo «buono in ogni senso»

Quattro aziende agricole, guidate da giovani imprenditori bettonesi, coltivano e promuovono in maniera innovativa il cibo prodotto nel territorio: si parte dall’uso dei grani antichi

pane cibo progetto terre di bettona
Alcuni prodotti preparati con grani antichi

di Dan. Nar.

Al centro dell’idea, prima di tutto pensando in maniera appassionata alla propria terra e in maniera nuova alla propria professione, c’è un paradigma culturale basato su tre parole cardine: ambiente, salute e reddito equo. Favorendo inoltre la promozione del territorio. Partendo da qui, quattro giovani imprenditori agricoli bettonesi (Matteo Pennacchi, Ettore Caponi, Eleonora Maria Siena, Pierluigi Mariottini) hanno scelto di produrre in modo diverso, garantendo non solo la qualità dei prodotti, ma anche dei processi. Un territorio, quello di Bettona, dove in passato l’agricoltura ha avuto un forte sviluppo e rappresentato la prima voce di reddito, ma che poi non è stata in grado di interpretare i cambiamenti e di svilupparsi con un nuovo approccio produttivo. Nasce, anche per questo, il progetto ‘Terre di Bettona’, ideato e realizzato dall’omonima associazione che è stata costituita giovedì 26 luglio, a margine del convengo dal titolo ‘Vivere insieme il territorio’, in cui si è parlato della necessità di affermare un nuovo modo di fare economia – agricoltura in particolare – e di fare comunità. Partendo anche dall’importanza dell’uso dei grani antichi, prima coltura su cui le aziende del Progetto Terre di Bettona hanno investito.

Grani antichi Tutto parte dall’esperienza dei quattro soci fondatori del Progetto che in poco più di quattro anni hanno sviluppato la produzione di grani antichi partendo da appena un ettaro e arrivando ai venti di oggi con una scelta che li sta premiando e i cui vantaggi, rispetto a i grani tradizionali, sono evidenti se si pensa alla vitalità del terreno, al venir meno di concimi e diserbi, alla qualità delle farine, al reale beneficio in termini di gusto ed infine in termini di salute.

Qualità accessibile «Da qui – spiegano Caponi e Pennacchi, i primi a sperimentare la coltivazione dei grani antichi – la volontà di fare qualcosa che contribuisse anche a valorizzare il nostro territorio, a favorire un cambio di mentalità rispetto al passato, a diffondere una cultura del “buono in ogni senso”. Siamo partiti con un solo ettaro e in tre annate siamo passato a venti, ma il nostro intento non è quello di produrre grandi quantità bensì produrre grande qualità che però deve essere accessibile a tutti. Per questo abbiamo pensato ad un marchio che fosse nel tempo riconoscibile per la qualità dei prodotti e dei processi produttivi e che contemporaneamente riesca a comunicare la consapevolezza con il quale stiamo facendo questo lavoro che è indubbiamente a vantaggio di tutti e non di pochi».

Prodotti locali Nel prossimo futuro il marchio Progetto Terre di Bettona garantirà anche altri prodotti locali, con lo stesso approccio, a condizione che i produttori e trasformatori associati perseguano le linee guida indicate. «In questo nostro percorso – hanno spiegato Caponi e Pennacchi, il primo consulente d’impresa e il secondo agronomo – siamo stati sostenuti da Slow Food Perugia e dal prof. Stefano Benedettelli, docente di Genetica Agraria e di Miglioramento genetico delle specie vegetali all’Università di Firenze e abbiamo avuto il fondamentale supporto organizzativo della Proloco di Bettona». Sono stati anche proprio loro – insieme all’agronomo Donato Silveri del Consorzio della Solina d’Abruzzo e a Giordano Stella dell’Associazione Coscienza Verde – i protagonisti dell’incontro ‘Vivere insieme il territorio’ di giovedì scorso, per spiegare che cambiare si può e si deve. «Gli obiettivi a medio termine dell’associazione -hanno concluso Pennacchi e Caponi- ci vedranno impegnati ad organizzare incontri periodici finalizzati a divulgare, con l’aiuto di esperti, tutte le tematiche odierne legate all’Ambiente e alla Salute in cui siamo tutti coinvolti, oltre sviluppare la produzione di farine e prodotti finiti di alta qualità che saranno disponibili a prezzi accessibili».

I commenti sono chiusi.