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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 20:34
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Terni, il Pampepato non va in vacanza: tre pasticcerie in coda per la certificazione Igp

Sul tavolo del Parco 3A la richiesta di D’Antonio, Paggi & Serangeli e Tini: iter nel vivo dopo l’estate Natale col marchio blu dell’Ue

di Mar. Ros.

Ancora con tempi piuttosto lenti si allunga la lista dei produttori del Pampepato di Terni che si convincono della necessità di ottenere la certificazione Igp. All’alba di questo bollente mese di luglio, a circa due anni di distanza dal primo nulla osta, sono tre le realtà golose della città di San Valentino, ciascuna con la propria storia e le proprie tradizioni, a prenotarsi per ricevere i tecnici del parco tecnologico 3A, che li sottoporranno al test del caso, con controlli dalla pesatura degli ingredienti, fino a quelli su aspetto e fragranza post cottura. In questi giorni a inoltrare la domanda sono state le pasticcerie Paggi & Serangeli, Fratelli D’Antonio e Tini.

Pampepato di Terni Igp L’iter, per tutte e tre, sarà probabilmente avviato a settembre e, per Natale, il dolce energetico e afrodisiaco, tipico del Ternano, anche da questi tre punti vendita potrà allora uscire col marchio blu dell’Ue. Anche col tris di pasticcerie che oggi si candida a ottenere la certificazione, non raggiungerebbe ancora doppia cifra il numero di produttori autorizzati all’etichetta di Indicazione geografica protetta, eppure il gruppo che ha lavorato sodo fino per raggiungere l’obiettivo dell’iscrizione nel registro europeo Dop e Igp, ne conta oltre 40. Quello stesso gruppo che ha elaborato non senza qualche resistenza interna la ricetta per la stesura del disciplinare, è oggi formalmente sciolto, ma diversamente da quanto può apparire, ciò non rappresenta un fatto negativo, ma anzi la naturale evoluzione burocratica delle cose.

Il gruppo produttori Sulla possibilità di costituire un’associazione di aziende certificate se non addirittura arrivare a un consorzio di tutela del Pampepato di Terni Igp, pasticceri e panificatori, sotto l’egida di Confartigianato, stanno avviando in questo periodo i confronti del caso ma sarà probabilmente con l’avvicinarsi del Natale, e anche oltre verso la festa di San Valentino, che gli entusiasmi si sveglieranno con maggiore vivacità per aprirsi di più al mercato italiano ed estero e cogliere tutte le opportunità promozionali del caso, tenendo conto che il dolce porta con sé il nome della città e che quindi può rappresentare una vetrina che supera i confini del piacere che regala alle papille gustative. Cioccolato, frutta secca, mosto cotto, pepe quanto basta e molto altro, l’Igp può conquistare il palato di molti ma un pizzico di gelosia delle proprie ricette tradizionali è inevitabile.

La pasticceria D’Antonio Accade così che, dalle parti di viale Cesare Battisti ad esempio, i titolari della pasticceria D’Antonio, che vanta un rinnovato laboratorio, in attesa di sottoporsi al test del Parco 3A, sanno già che sul proprio bancone, tra qualche mese, accanto all’auspicato Pampepato a marchio Igp non mancherà quello di sempre. A garantirlo è Luca D’Antonio: «Sono affezionatissimo al pinolo. Nonostante abbia costi vertiginosi e sia opzionale nel disciplinare, è uno degli ingredienti che fanno la differenza nella ricetta che abbiamo ereditato da nostro padre e più per un valore affettivo, che non per soddisfare i clienti abituali, so già che non rinunceremo a produrre la nostra versione di sempre». E non sono gli unici. I fratelli D’Antonio, per il ‘Diamante delle terre di San Valentino’, nel periodo natalizio hanno richieste anche da Roma e Milano. Rispetto alla destagionalizzazione del prodotto, Luca è ben consapevole che dovrebbe essere un obiettivo «ma la qualità della frutta secca – osserva -, in particolare le noci, non è certo la stessa tutto l’anno». E quindi, si sa, a Ferragosto è buono pure quello surgelato dal Natale precedente. Ma c’è anche chi sforna Pampepato tutto l’anno.Buon appetito!

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