martedì 22 ottobre - Aggiornato alle 18:14

Street food che passione, Coldiretti: «In Umbria +43,8% in cinque anni»

Sono 23 le aziende attive nel settore della ristorazione ambulante, 19 in provincia di Perugia e 4 nel ternano

Un panino servito durante l'ultimo street food festival di Perugia (foto Troccoli)

In Umbria sono 23 le aziende attive nel settore della ristorazione ambulante, 19 in provincia di Perugia e 4 nel ternano, con una crescita dal 2014 al 2019 del 43,8%. È quanto rende noto la Coldiretti Umbria che ha analizzato i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, ricordando come il peso delle donne impegnate nello street food in regione incida per il 18,2% e quello dei giovani per il 13,6%. La passione per il cibo di strada ha favorito la crescita del comparto con 2.915 tra sedi di impresa, sedi secondarie e unità locali attive in Italia, in aumento del 48,8% fra il 2014 e il 2019.

Street food contadino All’insegna del Made in Italy e del Km zero – afferma Coldiretti – sta crescendo anche lo street food contadino, riconosciuto formalmente dalla manovra finanziaria 2018 che ha dato il via libera al cibo di strada fatto dagli agricoltori che possono vendere direttamente i propri prodotti, pronti al consumo. Il nostro agroalimentare è il più apprezzato, ma anche il più copiato al mondo e il cibo di strada proposto dalle imprese agricole – aggiunge Coldiretti – è una storica opportunità per far conoscere le produzioni locali che nascono da territori unici.

Radici antiche Il fenomeno del cibo di strada – ricorda Coldiretti – ha radici molto antiche che risalgono al tempo dei Romani dove gran parte della popolazione era spesso solita gustare i pasti in piedi e velocemente in locali aperti in prossimità della strada. Per questo l’Italia con le sue numerosissime golosità gastronomiche può vantare una tradizione millenaria come dimostrano le diverse specialità locali apprezzate dagli amanti dello street food come gli arancini siciliani, la piadina romagnola, le olive ascolane, i filetti di baccalà romani, gli arrosticini abruzzesi, la polenta fritta veneta, le focacce liguri, il pesce fritto nelle diverse località marittime e gli immancabili panini ripieni con le tipiche farciture locali che vanno dai salumi ai formaggi senza dimenticare per l’Umbria anche la intramontabile porchetta o la torta al testo farcita.

La ricerca Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè quasi sette italiani su dieci (69%) hanno scelto di consumare cibo di strada nell’estate 2019 con una domanda che concilia la praticità con il costo contenuto e rappresenta una forma di vendita particolarmente apprezzata dai turisti; un fenomeno favorito dal moltiplicarsi di sagre, feste ed iniziative di valorizzazione alimentare nei luoghi di vacanza. Tra l’altro quest’anno il cibo è diventato la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche per un importo complessivo stimato nel 2019 in oltre 27 miliardi, il massimo storico di sempre.

Radici nel territorio La crescita del cibo di strada deve essere accompagnata – sottolinea Coldiretti – dalla difesa del radicamento territoriale per evitare un impoverimento della varietà dell’offerta: la scoperta dei nostri territori con i propri prodotti tipici rappresenta infatti un valore aggiunto inestimabile. A sostenere il percorso di qualificazione dell’offerta alimentare in questo settore ci sono i mercati degli agricoltori che – conclude Coldiretti – si sono diffusi in molte grandi e piccole città grazie alla Fondazione Campagna Amica che ha realizzato la più vasta rete di vendita diretta a livello mondiale.

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