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martedì 28 settembre - Aggiornato alle 15:13

Slow Food, Guida degli extravergini 2021: costituita la Comunità dei produttori di Olio Raio

Durante le iniziative di presentazione riflettori accesi su una delle eccellenze dell’Umbria meridionale, tipica dei Colli Amerini

La presentazione a Trevi della Guida Slow Food agli oli extravergine

di Dan. Nar.

Il tema dell’olio è stato al centro della due giorni dedicata da Slow Food a questo pregiato alimento, tenuta all’Istituto Agrario Ciuffelli di Todi. Iniziativa che ha visto come momento finale la presentazione della prestigiosa Guida agli Extravergini 2021, Slow Food Editore. Iniziativa che ha visto anche l’avvio della costituzione della Comunità Slow Food dei Produttori di Olio Raio, una delle eccellenze dell’Umbria meridionale, prodotto tipico dei Colli Amerini.

Todi, Lugnano e Trevi L’evento si è tenuto in tre distinti territori: Todi, dove si è tenuto un importante convegno al quale, oltre agli esperti dell’Associazione, hanno partecipato i ricercatori del CNR di Perugia. Si è fatto il punto sull’olivicoltura, la biodiversità e i cambiamenti climatici, sulle cultivar locali e gli oli monovarietali. Altra location Lugnano in Teverina (Tr), dove si è potuta gustare una merenda a base di pane e oli diversi, la visita alla Collezione Mondiale “Olea Mundi” che contiene più di 400 diverse varietà di olivi. In questa occasione, alla presenza dei produttori, è stata avviata la costituzione della Comunità Slow Food dei Produttori di Olio Raio. Ultimo luogo i giardini di Villa Fabbri a Trevi. Città dove ha sede, tra l’altro, uno dei musei dell’Olio umbri. Qui sono stati consegnati premi e riconoscimenti ai produttori presenti all’interno della Guida e selezionati dal Panel Slow Food Umbria guidato da Saverio Pandolfi.

Olio Raio dell’Amerino Un olio extravergine di oliva poco conosciuto e che arriva da piante ultrasecolari presenti solo nel territorio amerino. Solo nella zona di Amelia esiste infatti una qualità di olivo che dà anche il nome all’olio ottenuto: il Rajo. Una pianta con possenti tronchi, caratterizzati da forme torte e chiome folte ed ampie, orgoglio degli olivicoltori che dalla loro cura riescono a ricavare ingenti quantità di raccolto dalle singole piante. L’olio si distingue per il suo intenso profumo di noce e mandorla fresca e il suo sapore piccante ed elegantemente amaro. La varietà Raio, con diversi sinonimi accertati, è conosciuta fin dall’antichità. La prima menzione della varietà riferita all’Umbria è del 1888: all’interno della categoria degli “olivi frantoiani” si fa riferimento a un gruppo definito “Razzi”, a cui vengono ascritte varietà definite Razzi, Raggi, Raj, Raggioli, Ragi. Nel volume “Dizionarietto della campagna amerina. Saggio di voci proprie usate nel contado della città di Amelia ed in taluni altri luoghi dell’Umbria” (Rosa Edilberto, 1907) viene data anche una spiegazione del nome Rajo: «Rajo, vale raggio, da radius: (…). In Amelia dicesi rajo il frutto di una varietà di olivo, perché simile per la sua forma ad una piccola spola da tessere (oliva raja) e raja dicesi pure l’albero che la porta. Con tal nome distinguevasi anche al tempo dei Romani una specie di oliva di forma oblunga, ricordata da Virgilio nelle Georgiche». Nel 1910 Antonio Succi, nel suo “Contributo allo studio degli Ulivi dell’Umbria” descrive la varietà Raggio utilizzandone anche il sinonimo Corniolo e descrivendone ben 7 tipologie in base a precocità e dimensioni del frutto. Altri sinonimi riportati nel testo sono: Razzo, Razzo bastardo e Raggiolo dolce. La varietà presumibilmente era presente anche nel territorio orvietano, dato che ne rimangono tracce nel dialetto locale: nel Vocabolario del dialetto del territorio orvietano (Mattesini e Uguccioni 1992) si fa riferimento ad una varietà denominata rajjo, anche detta rajja o ràggine. Numerosi alberi di “Raio” di dimensioni notevoli (diametro basale superiore a 150 cm) sono presenti in forma sparsa o come oliveti in diverse zone dell’Amerino.

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