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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 21:11

Sagrantino da domare: Forbes racconta il vino del falco, più potente e complicato al mondo

Sapevi che Sagrantino viene da una specie di falco e che ‘Montefalco’ sta per la montagna del falco?

Foliage vite Sagrantino, foto di Michele Zecchini

In una pubblicazione di Forbes del giugno scorso, la rivista statunitense, tra le più autorevoli al mondo, i due ceo del Sagrantino Chiara Lungarotti e Marco Caprai, raccontano uno dei vini più complicati e potenti, il sagrantino di Montefalco. Che, gli americani, hanno imparato ad apprezzare, pur non essendo un vino beverino, ma impegnativo e profondo, con lunghi tempi di invecchiamento e tannini robusti. Forbes, pur evidenziando il forte carattere di questo vino, il suo elevato grado di complessità, è interessata a scavarne il valore, non soltanto nel gusto profondo ma nella legenda e nelle coincidenze di questi due operatori del vino conosciuto nel mondo.

Degustazioni Sagrantino

Lungarotti e Caprai Chiara Lungarotti e Marco Caprai, vengono descritti come due amministratori delegati di seconda generazione, trasferiti in questo perimetro del sagrantino grazie all’iniziativa del progetto aziendale dei propri genitori. Entrambi però meritevoli di avere restituito valore a questo prodotto, fortemente autentico. La rivista parte dal nome: «Si pensa che l’uva Sagrantino sia stata portata dal Medio Oriente in Italia dopo le Crociate e sia stata piantata vicino ai monasteri di chiese in questa parte dell’Umbria per fare un passito rosso dolce da messa», afferma Chiara Lungarotti. Ma la leggenda narra – riporta Forbes – che furono proprio due falchi a rendere famoso l’uva Sagrantino. ‘L’imperatore Federico II era solito visitare questa regione dell’Umbria per andare a caccia di falchi in collina’, spiega Marco Caprai». «Lungarotti amplia la leggenda. ‘Dicono che i falchi preferiti dall’imperatore Federico II – chiamati falchi Sakar – si ammalassero e un medico diede ai falchi una medicina a base di vino passito locale. I falchi si ripresero e l’imperatore fu molto felice. È per questo motivo che l’uva da vino locale è stata poi chiamata Sagrantino, dal nome dei falchi Sakar, e il paese locale è stato ribattezzato Montefalco (montagna del falco)».

Il Montefalco Docg Forbes racconta ancora che «oggi il Montefalco Docg è noto per i suoi potenti vini rossi ottenuti al 100% da uve Sagrantino. Sebbene alcune cantine locali producano ancora un tradizionale vino Sagrantino passito dolce, la maggior parte produce un vino rosso secco e complesso».

  I vigneti della cantina Caprai

Marco Caprai e il suo vigneto

Caprai Infine emergono le differenze tra le due casa vitivinicole più famose di Sagrantino. «Crediamo che il miglior vino si faccia in una piccola botte», afferma Caprai. «Pertanto, con l’aiuto del nostro enologo consulente, Michel Rolland, fermentiamo in una piccola botte di rovere francese al 100% nuova e poi invecchiamo in un’altra piccola botte di rovere al 100% nuova per 24-28 mesi».

Lungarotti «Alla Lungarotti il ​​processo di vinificazione segue una filosofia diversa, ma anche con risultati spettacolari. ‘Il Sagrantino è come un cavallo selvaggio e va domato sia in vigna che in cantina”, afferma Lungarotti, “ma il 40% della qualità deriva da una buona gestione del vigneto, il 20% da una gestione di qualità in cantina e il 40% da vendemmiare le uve al momento giusto’».

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