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Progetto olio regionale, l’Umbria e il suo ‘cuore verde’ da tutelare e sviluppare: «Un punto di partenza»

Dopo quelli per vino e zootecnia, presentata a Trevi prima bozza del progetto speciale per il settore olivicolo-oleario. Assessore Cecchini: «Documento strategico per l’identità umbra»

Progetto olio, presentazione a Trevi

di D.N.

Il settore dell’olio in Italia ha subito negli ultimi anni un ridimensionamento produttivo notevole. Primo Paese consumatore e secondo paese produttore al mondo, il nostro è anche il primo importatore per una quota che si aggira attorno al 70% del proprio fabbisogno. In questo contesto nazionale anche l’Umbria ha visto una grave riduzione della produzione e un tendenziale abbandono di tante superfici marginali. La produzione certificata di Dop Umbria si è ridotta, passando dalle 576 tonnellate del 2013 alle 410 del 2016, pari al 4,1% della produzione totale nazionale. I frantoi operanti nella nostra regione sono 215: 156 in provincia di Perugia e 59 in quella di Terni. Da questi numeri parte il ‘Progetto speciale settore olivicolo-oleario’, con l’assessore regionale alle politiche agricole ed all’ambiente Fernanda Cecchini che ha presentato giovedì 7 febbraio, a Trevi, nel Teatro Clitunno, la prima stesura del progetto con cui la Regione Umbria ha iniziato a confrontarsi con gli operatori del settore.

Progetto olio «Il progetto olio, che rientra tra i fabbisogni individuati nel PSR per l’Umbria, è volto ad approfondire tutte le possibili azioni da mettere in campo per il rilancio del settore olivicolo-oleario – ha detto l’assessore Cecchini – a partire dagli strumenti finanziari messi a disposizione dalla programmazione dei fondi comunitari. Per noi si tratta di un documento strategico perché va a toccare un elemento importante della stessa identità dell’Umbria e fa seguito a quelli già predisposti nei settori della zootecnica e del vino». «Il documento che abbiamo presentato a Trevi ai diversi protagonisti della filiera olivicola umbra – ha affermato ancora l’assessore – rappresenta una prima elaborazione di un progetto di valenza altamente strategica per questa regione dal punto di vista produttivo ma anche ambientale e culturale».

Contesto e crisi produttiva «La crisi produttiva degli ultimi anni – ha proseguito Cecchini – ha causato una situazione di difficoltà per molte aziende olivicole, con rischi concreti per la tutela ambientale e paesaggistica di molti comprensori, a causa del pericolo di abbandono della coltivazione dell’olivo soprattutto nei terreni più marginali. L’olivicoltura infatti riveste grande importanza da un punto di vista economico ma anche da quello paesaggistico ed ambientale». In Umbria la superficie olivata è di circa 29.000 ettari, con una produzione di olio che ha avuto il suo picco massimo nel 2008 con 11.800 tonnellate per poi passare ad una media di 4.491 tonnellate nelle ultime campagne dal 2013 al 2016.

Settore olivicolo-oleario Partendo proprio dall’analisi del contesto produttivo regionale realizzata nell’ambito del PSR 2014-2020, la Giunta regionale ha stabilito di dare avvio ad un Progetto speciale per il settore olivicolo-oleario. «A partire da settembre 2018 – ha spiegato l’assessore Cecchini -, il Comitato Tecnico-Scientifico incaricato di sovraintendere alla formulazione del Progetto speciale per l’olivicoltura in Umbria ha svolto una prima parte dei lavori. In particolare è stato ricostruito il contesto territoriale, paesaggistico, produttivo ed economico regionale del settore e, tenuto conto del Piano nazionale olivicolo-oleario, è stata formulata una prima ipotesi di lavoro. Il documento presentato, ricco di dati e di indicazioni programmatiche, riveste un carattere assolutamente preliminare». L’Umbria rappresenta oggi l’1,2% della produzione nazionale; ha una DOP estesa a tutto il territorio regionale; ha un crescente numero di produttori medi di altissima e alta qualità; più di 200 frantoi e una fiorente industria di trasformazione assai dinamica. L’iniziativa della Regione parte dunque dal presupposto che anche in un contesto nazionale così problematico ci siano grandi opportunità produttive ma anche ambientali e sociali da coltivare e sviluppare. «Serve un progetto territoriale innovativo – ha sottolineato l’assessore – che apra la strada ad una forte ripresa produttiva basata su impianti tecnicamente e ambientalmente sostenibili, dunque ad uno sviluppo attraverso la valorizzazione della biodiversità regionale e conseguentemente ad una integrazione e rafforzamento dell’intera filiera».

Territorio e turismo L’olivicoltura umbra come dimostrano anche i recenti riconoscimenti quale paesaggio rurale storico (MIPAAFT) e quale patrimonio agricolo di importanza mondiale (GIAHS – FAO), vuole quindi giocare anche la carta importantissima della valorizzazione territoriale e dell’attrazione turistica. «Il documento che si presenta – ha proseguito l’assessore -, riveste carattere preliminare utile ad ulteriori approfondimenti anche tecnico-scientifici che nascono dal confronto con la filiera. Non è dunque un punto di arrivo ma di partenza, una partenza che avviene sulle basi solide di una corposa ricognizione di tutti gli elementi di contesto necessari e di tutte le opzioni tecnicamente oggi possibili per sviluppare un olivicoltura moderna, competitiva, remunerativa e ambientalmente sostenibile».

Comitato scientifico Il documento è stato redatto da un comitato scientifico composto da esperti dell’Università di Perugia, Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio di ISMEA (MIPAAFT) e mondo delle professioni e coordinato da Andrea Sisti, presidente dell’Associazione mondiale degli agronomi. «L’obiettivo della Regione – ha concluso l’assessore Cecchini – è quello di sviluppare una discussione intensa e tecnicamente appropriata nei prossimi mesi in maniera da mettere l’Umbria in condizioni di avere un insieme di indirizzi e progetti operativi che, condivisi dall’intera filiera, accompagneranno in primo luogo gli operatori e le politiche pubbliche nel prossimo decennio che è il termine minimo per poter realizzare un’iniziativa significativa che rafforzi le produzioni, la qualità del prodotto e la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio e dunque l’economia, la società e l’ambiente dell’Umbria».

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