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lunedì 3 agosto - Aggiornato alle 20:05

Prima cavatore, poi imprenditore e ora cavaliere al merito: per il ‘re del tartufo’ un prestigioso riconoscimento

A Giuliano Martinelli l’onorificenza della Presidenza della Repubblica: «Il tartufo e il mondo di persone che gli ruota attorno si meritano il titolo dell’Unesco»

Giuliano Martinelli con i suoi cani e i suoi tartufi

di D.N.

Cavaliere della ‘trifola’. Per merito. Dal motorino con una casetta di legno con la cagnolina e vanghino in giro per i boschi dell’Alta Umbria è passato alla testa di una azienda, fra le più quotate del settore della lavorazione del tartufo, con oltre 60 dipendenti, ottimi fatturati, presente in tutti i mercati internazionali. Tanta fatica, determinazione, professionalità che sono stati premiati giorni fa con il conferimento della prestigiosa onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. A Giuliano Martinelli, classe ‘64 (è nato a Milano il 27 marzo 1964 dove ha trascorso l’infanzia con i genitori saliti in Lombardia per trovare un lavoro per poi far ritorno a Pietralunga dove risiede con la famiglia e l’azienda), il prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, nel corso di una cerimonia ufficiale nella sala del Consiglio provinciale, ha consegnato con tanto di motivazione, l’agognata pergamena con il marchio della Presidenza della Repubblica.

La consegna “Un’emozione unica, una giornata memorabile che rimarrà nella mia mente e nel mio cuore per tutta la vita. Un sogno diventato realtà che voglio condividere con tutti coloro, in primo luogo i cavatori, che a vari livelli si occupano di questo straordinario prodotto della terra che è il tartufo, la sua storia, le tradizioni secolari”, ha precisato con la voce rotta dall’emozione il neo-cavaliere prima di mettersi in posa per le foto di rito. Accanto a lui il presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta e il sindaco di Pietralunga, Mirko Ceci, primo cittadino di un comune di duemila ‘anime’ che, con oltre 400 cavatori e 120 addetti alla trasformazione del prodotto, ad oggi è la città più tartuficola d’Italia in rapporto al numero degli abitanti: in piazza c’è anche una statua dedicata al ‘cavatore’.

Tartufaio a 16 anni Un sogno, un premio per tanta tenacia e determinazione che gli hanno consentito di raggiungere obiettivi importanti a livello professionale da quando con i calzoni corti ha iniziato ad occuparsi di tartufi. “Sono diventato tartufaio a 16 anni, nel 1980 – dice Martinelli – prima di andare a lavorare come operaio, partivo con il mio motorino, legavo dietro una piccola cassetta di legno e portavo con me la mia cagnolina e il vanghino che mi regalato mio nonno. Sono cresciuto così, nella consapevolezza che la ricerca del tartufo è una vera e propria arte, che si apprende poco a poco e si impara con costanza, dedizione e tanta perseveranza”. Allora però cercare tartufi per i boschi non era ancora un lavoro vero. “Dal 1980 al 1984 sono stato infatti un dipendente apprendista in un’azienda privata e poi lavoratore dipendente con il ruolo di direttore di camping presso la CAT Cooperativa Attività turistiche Candeleto”. La vita ha riservato poi a Martinelli, quello che in tanti definiscono come un ‘terno al lotto’ il mitico posto fisso, miraggio di tanti giovani di allora e purtroppo anche di oggi troppo spesso senza successo. “Nel 1988 sono stato assunto come operaio generico dalla Comunità Montana Alta Valle del Tevere: durante tutto questo periodo, non ho mai smesso di pensare al mio sogno, fino a quando nel 1994 mi sono licenziato per seguire la mia strada”. Giuliano Martinelli ha preferito l’incertezza di avviare un’attività privata, sua, alla certezza del ‘27’ di ogni mese garantito.

Storia imprenditoriale “I primi anni di lavoro come tartufaio sono passati velocemente, fino a quando il mio istinto mi ha detto che era il momento di dare un’ulteriore svolta alla mia professione: ho deciso di smettere di essere ‘solo un tartufaio’ e ho iniziato a fare delle piccole compra-vendite”. Infatti, nel 1991 ho aperto la mia ditta individuale, col progetto di dedicarmi proprio al commercio di tartufi e funghi”. “Nel 1999 la mia idea subisce un’evoluzione: la ditta individuale diventa società, la Giuliano Tartufi sas (in cui io ovviamente ero socio) e al solo commercio di tartufi e funghi viene affiancata la fondamentale attività della trasformazione del prodotto fresco in conserva. La mia azienda Giuliano Tartufi Srl è nata così: con il tartufo fresco, con tanti piccoli vasetti e anche grazie a tanti uomini e donne che ci hanno creduto insieme a me, coraggiosi e un po’ ‘matti’ che in questi anni mi hanno seguito, aiutato e sostenuto: è anche grazie a loro che la Giuliano Tartufi è arrivata dove è adesso”.

Difficoltà covid Caparbietà e determinazione che, assieme alla compagna Elisa Ioni (manager di punta in azienda e tartufaia esperta), al figlio Giulio e alla sorella Matilde, gli hanno consentito di superare il periodo buio e drammatico del Covid-19. “La mia azienda – dichiara Martinelli – nonostante le difficoltà generate dall’importante calo di fatturato e di incassi, non ha utilizzato alcun aiuto di stato proprio per una scelta etica personale”. “Non mi è mai venuto il dubbio se mollare o continuare perché questo non è un romanzo ma è la mia vita: io sono rimasto lo stesso di 40 anni fa quando avevo solo un cane, un motorino e un vanghino perché la passione o c’è o non c’è non la si può creare”.

Cani da tartufo “Negli anni – conclude il cavalier Martinelli – mi sono confrontato con molti professionisti del settore che mi hanno permesso di accrescere sempre di più le mie competenze e anche di diventare un esperto conoscitore dei cani da tartufo: nella mia vita ne ho cresciuti più di 120 esemplari”. L’ultima in ordine di tempo è Birba una simpatica cagnolina ‘meticcia’ capace di scovare tartufi di ogni pezzatura e qualità anche a diversi metri di profondità nel terreno.

Sogno nel cassetto A proposito il cavaliere della ‘trifola’ ha ancora un sogno nel cassetto, un desiderio da dover esaudire. “Devo tutto al tartufo, a questo straordinario prodotto della terra, il migliore in circolazione quello che si trova da Città di Castello a Pietralunga, in Altotevere Umbro. Vorrei proprio che da questa zona magnifica, suggestiva, unica nel suo genere partisse la spinta definitiva al progetto di candidare il tartufo come bene immateriale dell’Unesco. Anche questa è una storia iniziata nel mio paese nel 2013 insieme al sindaco di Pietralunga Mirko Ceci Mirko, l’ex sindaco di Norcia Giampaolo Stefanelli e il nostro caro amico e all’epoca Ambasciatore del tartufo, onorevole Massimo D’Alema”. Parola di cavaliere.

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