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domenica 27 settembre - Aggiornato alle 09:33

Pomodoro ‘nostro’ di Mercatello, la biodiversità trionfa in tavola: una storia e un seme arrivati fino in Vaticano

Coltivato nel marscianese dai primi anni del ‘900 dalla famiglia Rinaldi ora è iscritto nel registro della biodiversità dell’Umbria

Pomodoro di Mercatello

di D.N.

La normalità, spesso, non fa notizia. Ed è anche per questo che pare normale, nelle zone del nord di Marsciano, trovarsi a tavola, in estate, e mangiare il Pomodoro di Mercatello. Ma se questo è possibile è perché da oltre un secolo la famiglia Rinaldi coltiva questa specie di pomodoro da tavola, ne mantiene il seme e lo distribuisce sul territorio.

Biodiversità Il Pomodoro di Mercatello è stato iscritto nel maggio del 2015 al registro regionale delle risorse genetiche autoctone vegetali, ovvero il registro della biodiversità umbra che viene curato dal Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria 3A.

Pomodoro nostro L’azienda Agricola Marta Rinaldi è l’unica che al momento lo produce, avendo cura ogni anno di selezionare i migliori pomodori per mettere da parte il seme; una storia che va avanti dall’inizio del 1900: “Fra le due grandi guerre il pomodoro veniva già coltivato dai miei avi” afferma Walter Rinaldi. “Noi lo abbiamo sempre chiamato ‘Pomodoro nostro’ o ‘Pomodoro Vaticano’ ma da quando è stato inserito nel registro della biodiversità il suo nome è diventato Pomodoro di Mercatello, e ci fa molto piacere che un prodotto che facciamo da decenni prenda il nome del paese in cui viviamo e lavoriamo”.

Negli orti del Vaticano Questo pomodoro veniva chiamato anche Vaticano perché in passato un amico della famiglia Rinaldi lavorava in Vaticano curando gli spazi esterni, dai giardini ai piccoli orti; anche a lui venne dato il seme di questo pomodoro ed è grazie a lui se tutt’ora esiste il Pomodoro Mercatello. “Un anno ci furono problemi con il seme, venne conservato male e divenne inutilizzabile” racconta Walter Rinaldi, così “grazie ai pomodori che crescevano negli orti del Vaticano siamo riusciti a recuperare il nostro seme; da li abbiamo iniziato a chiamarlo ‘Pomodoro Vaticano’”.

Coltivato in serra Una volta il Pomodoro di Mercatello veniva coltivato in campo aperto, da diversi anni la famiglia Rinaldi ha deciso di coltivarlo in serra, per evitare alcune malattie dovute soprattutto all’umidità: è un pomodoro costoluto di medio grandi dimensioni con pochi semi con la buccia molto sottile e dal sapore sapido. La conservazione è il suo punto debole, una volta colto può resistere alcuni giorni e questo limite rende impossibile la distribuzione del prodotto nella GDO, ma l’azienda Rinaldi da tempo ha attivo il servizio di vendita diretta e di consegne a domicilio proprio per far arrivare i prodotti freschi sulle tavole degli amanti del km0.

Semi custoditi I semi di questo pomodoro vengono custoditi alla banca dei semi di Sant’Andrea D’Agliano, insieme ad una sessantina di altre specie autoctone dell’Umbria, dalla pesca di Marsciano al Melo Limoncella di Cascia, dal Trebbiano Spoletino al Farro di Monteleone di Spoleto; un trionfo della biodiversità, della resistenza e del desiderio di mantenere in vita specie rare che con il passare dei decenni si sono però adattate al meglio all’ambiente dove vengono coltivate. La biodiversità è un patrimonio che va difeso e protetto, ed in questo scenario il Pomodoro di Mercatello rappresenta un elemento di resistenza al dilagare delle monocolture ultra intensive.

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