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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 18:09

‘Pisellina di Rosciano’, salvaguardato il fagiolo di Arrone di interesse agrario

Grazie a Ciav e Comune, legume autoctono nel registro Regionale delle varietà locali del Parco3A: scatta missione valorizzazione

Fagiolo di Rosciano (foto Parco 3A)

di Marta Rosati

Amore per il territorio, passione per l’agricoltura e gusto per la buona tavola e i sapori genuini. Sono questi alcuni degli aspetti che hanno portato l’associazione Centro iniziative ambiente Valnerina (Ciav) a lavorare per la salvaguardia di una specie di fagiolo tipica della zona tra Arrone e Polino, la frazione arronese di Rosciano. Denominato anche ‘Pisellina’ per la forma che ricorda i semi del pisello, è bianco, dal sapore delicato e pastoso e la buccia fine. Sulle orme dell’ultimo agricoltore di tale varietà locale (il signor Damiano) e sulla scia dell’entusiasmo per la riscoperta della Melangola, il presidente Ciav Enrico Bini, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Arrone, si è messo in contatto con gli agronomi del Parco tecnologico 3A e il fagiolo di Rosciano è stato inserito, secondo l’iter del caso, nel Registro regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario.

SCHEDA DEL FAGIOLO DI ROSCIANO

Il fagiolo di Rosciano La varietà – si legge nella scheda tecnica – è caratterizzata da un ciclo produttivo breve e pertanto tradizionalmente veniva seminata a seguito di una coltura autunno-vernina intorno al mese di giugno. In passato si seminava dopo il grano, ma ora non è più possibile perché tende a tonchiarsi. Nel rispetto della mission Ciav di valorizzazione del patrimonio ambientale e storico-culturale del territorio, la coltura, grazie alla competenza degli agronomi coinvolti e alla disponibilità di alcuni residenti di Rosciano è stata recuperata; oggi la produzione è considerevole e nella giornata di mercoledì, al Convento di San Francesco, alcuni semi per ampliare la coltura sono stati distribuiti tra rappresentanti di aziende agricole di Arrone, Ferentillo, Montefranco e Terni per la parte relativa a Collestatte e Torreorsina. L’appuntamento nella suggestiva location alla presenza del sindaco Fabio Di Gioia, degli agronomi, di Ciav e dei coltivatori, è stata anche l’occasione per fare il punto sul prossimo obiettivo: valorizzare in quanti più modi possibili il fagiolo di Rosciano.

La Pisellina «Pensare a un percorso ministeriale, quindi europeo, per ottenere una denominazione Ue forse è prematuro – commenta Bini -, ma impreziosire la specie dal punto di vista gastronomico tramite la rete della ristorazione e con iniziative di promozione, è certamente il primo passo da compiere. Intanto – chiosa – abbiamo incassato l’impegno di Monica Petronio ad avviare l’iter per il riconoscimento del presidio Slow food. Al progetto di coltivazione, per una coltivazione di nicchia ma fortemente identitaria hanno aderito anche molti privati cittadini». Soddisfatto il primo cittadino Di Gioia che con entusiasmo ha sposato l’iniziativa sin dalla prima ora come è stato recentemente anche per il vitigno Martone: «L’identità, la storia della nostra terra e la riscoperta delle nostre tradizioni sono la vera forza dei borghi della Valnerina, capaci di distinguersi e di sorprendere in un mondo globalizzato».

Le immagini delle relazioni del personale de Parco Tecnologico dell’Umbria sig. Livia Poegri, Marco Caffarelli e Mauro Gramaccia i quali hanno illustrato sia il progetto di valorizzazione dell’eccellenza “il fagiolo di Rosciano” che le tecniche di coltivazione per favorire la produzione

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