martedì 20 novembre - Aggiornato alle 17:23

Pampepato di Terni, obiettivo Igp: produttori a quota 35, dossier in Regione

Dolce natalizio su Facebook con oltre 2 mila ‘Stregati’, il sindaco Latini sa farlo molto bene: vinse il concorso del Met nel 2012

 

di Marta Rosati

Numeri in crescita su Facebook e tra i produttori interessati al rilascio della certificazione Igp per il Pampepato di Terni. Dai 20 membri dello scorso anno, il gruppo capitanato da Ivana Fernetti della pasticceria Marchetti ha raggiunto quota 35 e potrebbe ulteriormente crescere. Giuliana Piandoro, segretario generale della Camera di commercio, ente capofila dell’iniziativa, lo ricorda ancora: «Il team è aperto, si accettano nuove adesioni». Intanto il numero di produttori professionali attualmente inseriti nell’iter per l’Igp, garantiscono una copertura quasi totale del territorio provinciale di Terni, Orvietano escluso.

BUONO ANCHE A FERRAGOSTO

Facebook Quanto ai social gli ‘Stregati dal pampepato’ sono già più di 2.000: «Quel gruppo – garantisce la Piandoro – è stato utilissimo all’ente camerale per la redazione della relazione storica e socio economica che presto, speriamo, approderà sul tavolo del ministero». Tra i contributi più curiosi passati per il social network, quello di Chiara Damiani che ha postato un vecchio articolo del Corriere dell’Umbria che dimostra, con tanto di foto, come anche l’attuale sindaco di Terni sia un appassionato della delizia natalizia ricca di super food: nel 2012 vinse il concorso del Met per il pampepato più buono inisieme ad Alessandra D’egidio e Giorgio Morbidoni.

L’iter verso l’IGP Individuata e concordata la formula dei 16 ingredienti, il gruppo di produttori del pampepato ha elaborato la ricetta quindi il fondamentale disciplinare mentre la Camera di commercio si è occupata di tutte le altre carte necessarie e più in generale delle questioni amministrative. l’intero dossier, entro fine mese, dovrebbe arrivare sul tavolo di Palazzo Donini. Gli uffici della Regione avranno 60 giorni per valutare i documenti e richiedere eventuali integrazioni che andrebbero ad allungare i tempi. La fase successiva della procedura prevede poi il passaggio al ministero delle Politiche agricole e infine il faldone passerà sotto la lente dell’Unione europea, la commissione competente deciderà se concedere o meno il marchio Igp.

@martarosati28

 

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