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sabato 29 gennaio - Aggiornato alle 09:06

Pampepato di Terni Igp, poker di produttori certificati e per Natale si vigila sulle frodi

Porta a termine la procedura la pasticceria Marchetti. Attenzione a chi utilizza impropriamente la denominazione del dolce

di M.R.

Sono ancora pochi i produttori che possono vantare la certificazione Igp del Pampepato di Terni, ma il quarto a entrare nella lista è la pasticceria Marchetti e potrebbe essere da stimolo e trainare molti altri a portare a termine il percorso per poter esporre e commercializzare il dolce tipico natalizio col marchio dell’Unione europea. La titolare infatti è Ivana Fernetti, presidente del comitato promotore dell’iniziativa che ha permess di iscrivere un dolce umbro nel registro delle Indicazioni geografiche protette.

Pampepato di Terni Igp Il poker raggiunto quando il clima natalizio inizia a farsi sentire sta già attendendo il definitivo ok per un altro produttore, in questo caso un forno. Per ora sono ufficialmente autorizzati a vendere il diamante delle Terre di San Valentino col bollino blu solo pasticceria Evy di Borgo Rivo, FF gelateria Poscargano, il forno di Arrone Fioretti e Orsi e appunto la pasticceria Marchetti di via Rossini, che nel frattempo ha ceduto l’attività di via Primo maggio. Su tutti gli altri, c’è massima attenzione alle frodi da parte dei soggetti coinvolti nel progetto che avrebbero già notato un utilizzo improprio della denominazione del dolce da parte di chi non ha la certificazione, ragione per cui scatterà probabilmente la segnalazione all’autorità competente. A vigilare sul rispetto del disciplinare, rilasciando via via il nulla osta per esibire il marchio Ue, come noto sono i tecnici del parco 3A; e chi ha investito soldi, energie e tempo per ottenere il risultato europeo, talvolta facendo i conti con materie prime da ricercare accuratamente per non alterare la preparazione della delizia ternana, non ci sta a farsi scippare la titolarità del riconoscimento acquisito.

L’IMPORTANZA DELL’IGP

BUONO, ENERGETICO E AFRODISIACO

Obiettivo consorzio A maggior ragione i produttori tenderanno a difendersi da chi potrebbe spacciare per autentico Igp, qualunque altro pampepato preparato al di fuori del rispetto dei canoni del disciplinare e in ogni caso senza autorizzazione degli organi preposti: perché di lavoro da fare in quell’ambito ce n’è ancora molto. Gli oltre 40 del comitato infatti dovrebbero costituirsi in consorzio e c’è già chi ne parla ma i numeri di chi ha il nulla osta al bollino blu sono ancora bassi e le ragioni sono probabilmente da ricercare nella pandemia prima e nell’avvento del Natale poi, con carichi di lavoro lievitati per tutti. Le associazioni di categoria, come Confartigianato, spingono per accelerare i tempi. Con le nuove opportunità che potrebbero crearsi, chissà che non possa anche vedere la luce il famoso store del Pampepato sognato da alcuni nei pressi del sito turistico della Cascata.

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