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mercoledì 27 gennaio - Aggiornato alle 21:36

Orzi antichi di origine umbra per malti moderni: come promuovere la biodiversità della birra artigianale

Mastri Birrai Umbri ha presentato i risultati di due progetti realizzati con la collaborazione di partner scientifici e istituzionali

Campo d'orzo in Umbria

di D.N.

‘Orzi antichi per malti moderni’ è stato il titolo dell’evento che si è tenuto lo scorso 21 dicembre a conclusione di due progetti di ricerca realizzati nell’ambito del PSR 2014-2020 – Misura 16.2.2 della Regione Umbria. L’incontro in streaming è stata anche l’occasione per presentare e analizzare i risultati dell’attività svolta nell’arco di tre anni. La prima sessione ‘Ricerche agronomiche su orzi antichi di origine umbra per la produzione brassicola’ è stata dedicata alla presentazione dei risultati del progetto UHT Umbria Hordeum Typical. La seconda sessione ‘Malto italiano da genetica italiana’, invece, alla presentazione dei risultati del progetto Malti d’Autore.

Orzi antichi di origine umbra Il primo progetto, intitolato “UHT – Umbria Hordeum Typical”, prevedeva la ricognizione della coltivazione delle varietà di orzo in Umbria per lo sviluppo della filiera della birra artigianale. Sono state ricercate dunque le varietà di orzo coltivate in regione negli ultimi decenni, con una attenzione verso le varietà antiche non più coltivate. Il progetto ha attinto ad archivi del seme a livello regionale, nazionale ed internazionale. Successivamente, le varietà recuperate sono state sottoposte a valutazione genetica, agronomica e tecnologica. “Alla fine di questo lavoro – racconta Gian Franco Regnicoli, coordinatore del progetto – abbiamo ritrovato una cinquantina di campioni diversi, 45 dei quali in grado di germinare. Ben 18 sono stati i campioni di orzo validi per la produzione della birra, per adesso soltanto a livello sperimentale”. Il progetto ha visto la partecipazione di quattro partner oltre alla capofila Farchioni Olii: il Cnr – Centro Nazionale Ricerche per il reperimento dei semi di varietà antiche e la valutazione genetica con marcatori molecolari, l’Università di Perugia per la coltivazione e la moltiplicazione e caratterizzazione dei semi, la SiS – Società Italiana Sementi di Bologna che ha supportato i partner per alcune attività e Analysis che ha studiato i valori nutrizionali delle sementi. Gli altri partner del progetto sono le aziende agricole che hanno favorito la sperimentazione dei semi in diverse aree della regione. “Il progetto risponde alle nuove tendenze del consumo della birra sempre più rivolte alla tipizzazione del prodotto”, ricorda Marco Farchioni, manager di Mastri Birrai Umbri e promotore dell’iniziativa, per poi aggiungere: “Il rinnovato e crescente interesse dei consumatori verso prodotti con caratteristiche specifiche è stato ampiamente recepito dalla Regione Umbria con una forte azione di tutela della biodiversità agraria”.

Malti d’autore Il secondo progetto, intitolato “Malti d’autore”, si fonda sull’ipotesi secondo cui gli orzi antichi – ovvero le varietà coltivate in Umbria negli ultimi decenni o varietà antiche non più coltivate – possano avere caratteristiche tecnologiche e nutrizionali interessanti per la produzione di malto e poi di birra, fino alla realizzazione di prodotti capaci di attirare l’interesse dei consumatori. “Nell’arco dei tre anni di attività – ricorda Regnicoli – i diversi partner hanno lavorato sulla base dei migliori orzi selezionati dal primo progetto per definire protocolli di maltazione e trasformazione in birra”. Il progetto ha realizzato in totale 22 malti, dai quali sono state prodotte 24 birre sperimentali. Il gruppo dei partner è composto dalla capofila Azienda Agraria Farchioni Cecilia, dal birrificio Mastri Birrai Umbri e dal Cerb, il Centro di eccellenza per la ricerca sulla birra dell’Università di Perugia.

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