giovedì 19 aprile - Aggiornato alle 11:55

L’olio extravergine secondo Slow Food: sono 18 le aziende umbre selezionate dalla Chiocciola

La presentazione al Sol&Agrifood di Verona martedì 17 aprile: Presidio, Master of Food e guida on-line con oltre mille segnalazioni dei migliori oli italiani di circa 600 aziende

Olio extravergine

di D.N.

Il sistema di tutela e promozione dell’olio extravergine d’oliva che mette in campo tutti gli strumenti a disposizione della rete di Slow Food, secondo l’approccio che nel corso di 32 anni di storia l’associazione ha sperimentato, caratterizza la nuova guida on-line con oltre mille segnalazioni dei migliori oli di circa 600 aziende realizzata grazie alle decine di soci e collaboratori in tutta Italia. Per l’Umbria sono state recensite 18 aziende. Ed inoltre, il Presidio Slow Food dell’olio extravergine italiano che tutela oliveti secolari di cultivar autoctone gestiti senza l’uso di fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici; il racconto continuo e l’educazione dei sensi per imparare a riconoscere quello buono, pulito e giusto attraverso i Master of Food, gli eventi e le degustazioni organizzati dalle Condotte Slow Food locali: è questa la proposta della Chiocciola che verrà presentata durante il convegno ‘Un Presidio Slow Food per l’extravergine. Dall’esperienza dei produttori alle idee del nuovo progetto Slow Food sull’olio’, martedì 17 aprile alle ore 11.30 a Verona presso il Sol&Agrifood, il Salone internazionale dell’olio extra vergine d’oliva e dell’agroalimentare di qualità in concomitanza con il Vinitaly.

Le aziende umbre Queste le 18 aziende della regione che sono state recensite: Alessandro Ricci di Montecchio (Tr), Antonelli San Marco di Montefalco (Pg), Arnaldo Caprai di Montefalco (Pg), Castello Monte Vibiano Vecchio di Marsciano (Pg), Frantoio di Spello (Pg), Frantoio Pistelli di Terni, Frantoio Ranchino di Orvieto (Tr), Frantoio Speranza di Giano dell’Umbria (Pg), Gaudenzi di Trevi (Pg), Giovanni Batta di Perugia, Giulio Mannelli di Bettona (Pg), Malvetani di Stroncone (Tr), Marfuga di Campello sul Clitunno (Pg), Molino il Fattore di Foligno (Pg), Oliveto di Geltrude Contessa di Amelia (Tr), Paolo Bettini di Montefalco (Pg), Tor di Monte di Orvieto (Tr), Viola di Foligno (Pg).

Convegno All’incontro a Verona parteciperanno dal trentino Paola Jori dell’azienda Laghel 7, dalla toscana Nicola Sartori della Fattoria Altomena e dal Lazio Alfredo Cetrone dell’omonima azienda agricola. Modera Francesca Baldereschi, responsabile del progetto Presìdi Slow Food, introduce Abdelkrim Adimentre, responsabile dell’unità tecnica del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), mentre le conclusioni sono affidate al presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale. Slow Food, inolre, è presente al Vinitaly di Verona nel padiglione 10 – I4 L4 – con uno spazio dedicato ai progetti dove poter trovare anche tutte le novità di Slow Food Editore.

Produzione sostenibile Slow Food s’impegna da anni per sostenere un modello di produzione sostenibile e per aiutare i consumatori a orientarsi nel mondo dell’olio extravergine d’oliva. Un settore che si trova a fronteggiare più di ogni altro una pericolosa dicotomia. Da una parte un mercato dominato dai grandi marchi commerciali che hanno interesse a comunicare esclusivamente il prezzo, con una legislazione (e una burocrazia) che non fanno alcuna distinzione fra piccole realtà produttive e grandi marchi commerciali. Sul generale clima di sfiducia che già aleggia su questo prodotto, frodi e furbizie che periodicamente vengono portate alla luce non fanno altro che confondere ancor di più i consumatori e gettare nello sconforto chi prova a rispettare l’etica produttiva e le regole del gioco. Dall’altra molti produttori locali che, nonostante tutto, continuano a mantenere in vita l’immenso patrimonio olivicolo nazionale, facendo leva su oltre 500 cultivar autoctone che popolano gli oliveti delle aree più vocate della penisola. È un modello di produzione virtuoso perché assicura tutela del paesaggio e dell’ambiente e garantisce produzioni di pregio qualitativo non riproducibili nelle dimensioni industriali. Questo, insomma, è l’extravergine che piace a Slow Food ed il modello sostenuto dall’associazione.

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