lunedì 22 aprile - Aggiornato alle 04:13

Intanto metti l’origine in etichetta, poi chi compra sceglie se vuole prodotti italiani o no. E’ legge

Finalmente una conquista contro la contraffazione e a difesa del made in Italy. Ora su tutti i prodotti scrivere l’origine. Sanzioni fino a 16mila euro

©Fabrizio Troccoli

Una battaglia che ha dell’incredibile: quello che occorre per concepire quanto debba lottare per fare sapere la verità. Anni di battaglia per fare scrivere sull’etichetta la vera origine della materia prima di un alimento. Obbligo che in Europa c’è per alcuni prodotti ma non per tutti. Paradosso: c’è per la materia prima tipo la carne di bovino, ma non per i suoi trasformati, ad esempio gli insaccati. Quanto basta ad innescare una concorrenza sleale, se non una vera contraffazione, quando qualche furbetto frega il consumatore lasciando intendere che quel trasformato sia realizzato con materia prima italiana e invece non è. Intanto ora, almeno in Italia, bisogna mettere l’origine della materia prima in etichetta, che si tratti di insaccati, di trasformati prodotti con uova, o ancora di zuppe di legumi o tutto quanto finisce sulle nostre tavole, poi sarà il consumatore a scegliere. E sarà libero di essere indifferente a che il prodotto sia stato realizzato con materia prima straniera, oppure preferire il made in Italy. Sembra il minimo del buon senso, ma non è così, tenuto conto che le lobby a favore della non trasparenza, sono tante e potenti.

L’approvazione Il passo in avanti è stato compiuto con il voto di fiducia alla Camera sul Dl Semplificazioni che contiene la norma che impone l’indicazione della provenienza. «E’ una nostra grande vittoria con l’Italia che si pone oggi all’avanguardia in Europa nelle politiche per la trasparenza dell’informazione ai consumatori», ha detto il presidente nazinale di Coldiretti Ettore Prandini nel ringraziare il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e i parlamentari che hanno creduto in questa battaglia.

I dettagli La norma consente di estendere a tutti i prodotti alimentari l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di provenienza geografica ponendo fine ad un lungo e faticoso contenzioso aperto con l’Unione europea oltre 15 anni fa. In particolare si affida a disposizioni nazionali l’attuazione dell’obbligo che, sulla base del Regolamento quadro sull’etichettatura n. 1169 del 2011, tiene conto della necessità di assicurare la tutela della salute pubblica e dei consumatori, di prevenire frodi e di consentire il corretto svolgimento delle attività d’impresa sulla base di una corretta concorrenza. Sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto delle norme che vanno da 2mila a 16mila euro, salvo che il fatto costituisca reato. «L’obiettivo – scrive ancora Coldiretti – è dare la possibilità di conoscere finalmente la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate, dei legumi in scatola o della carne utilizzata per salami e prosciutti fin ad ora nascosta ai consumatori, ma anche difendere l’efficacia in sede europea dei decreti nazionali già adottati in via sperimentale in materia di etichettatura di origine di pasta, latte, riso e pomodoro Una misura importante anche di fronte al ripetersi di scandali alimentari nell’Unione Europea dove si sono verificati nel 2018 quasi dieci allarmi sul cibo al giorno che mettono in pericolo la salute dei cittadini e alimentano psicosi nei consumi per le difficoltà di confinare rapidamente l’emergenza. Le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio con un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro. L’esperienza di questi anni dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti. Secondo una ricerca di Beuc (l’organizzazione europea dei consumatori) il 70% dei cittadini europei (82% in Italia) vuole conoscere da dove viene il cibo sulle loro tavole, che diventa 90% nei casi di derivati del latte e della carne».

Spesa anonima Oggi ancora 1/4 della spesa degli italiani resta anonima. L’etichettatura di origine obbligatoria è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione europea nel 2001 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia. Da allora molti progressi sono stati fatti anche grazie al pressing della Coldiretti, ma resta l’atteggiamento incerto e contraddittorio dell’Ue che obbliga a indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per i salumi, per la frutta fresca ma non per i succhi e le marmellate, per il miele, ma non per lo zucchero.

L’ETICHETTA DI ORIGINE SULLA SPESA DEGLI ITALIANI
 
Cibi con l’indicazione origine                                           E quelli senza
Carne di pollo e derivati                                                  Salumi
Carne bovina                                                                  Carne di coniglio
Frutta e verdura fresche                                                 Carne trasformata
Uova                                                                               Marmellate, succhi di frutta, ecc
Miele                                                                               Fagioli, piselli in scatola, ecc.
Extravergine di oliva                                                       Pane
Pesce Derivati del pomodoro e sughi pronti (*)              Insalate in busta (IV gamma), sottoli
Latte/Formaggi (*)                                                           Frutta e verdura essiccata
Pasta (*)
Riso (*)
Tartufi e Funghi spontanei
(*) grazie a norme nazionali
   Fonte: Elaborazioni Coldiretti

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